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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Emozioni dal Critical Wine

di Paolo Rossi

Riprendo in mano dopo parecchi mesi i miei appunti dal Critical Wine di Milano, svoltosi dal 2 al 4 dicembre scorsi. Provo a mettere in fila ciò che mi è rimasto di quella sera al Leoncavallo. Era la prima volta che mettevo piede nel famoso centro sociale. Fuori c'era la neve. Un nugolo di emozioni, esperienze, un mare di incontri, e soprattutto persone e idee di qua e di là dai banchi d'assaggio. Un'aria frizzante per nulla imbalsamata, occhi sereni, voglia di parlare. E ancora: il vino. Il vino preso in mano, finalmente considerato in tutta la sua complessità e nella sua completa valenza sociale. Un vino liberato dal concetto di promozione, da quello di status symbol, dal ruolo di oggetto di gara. Spogliato e NON rivestito. Offerto, questo sì. Mi mordo le mani per non poter scrivere su tutto, per non aver potuto assaggiare tutto; la grinta sublimata di Veronelli aveva chiamato a raccolta moltissimi produttori, non orfani di un maestro ma tranquilli portatori di idee rivoluzionarie. Mi soffermo solo su tre di questi produttori ma devo dire che tutto il resto era altrettanto importante, altrettanto sorprendente per carica di umanità infusa e di qualità.

PODERE LA CERRETA, Sassetta, Livorno
Daniele è il conduttore, o meglio il capotribù. Lo si nota da lontano: è un tipo dinamico, estroverso, dai lunghi capelli sparati, che ricordano per certi aspetti quelli di Einstein. Tutt'altro che la classica figura del comunicatore del vino. Un contadino-filosofo con un'azienda che è un progetto di vita. Producono di tutto alla Cerreta, hanno animali, e il vino non è il centro assoluto del loro lavoro. Daniele parla con talmente tanta foga che non riesci a seguirlo. A me è venuto da interromperlo chiedendogli a bruciapelo quante persone riescono a vivere col lavoro in azienda: - In dieci. Una famiglia di quattro persone più sei collaboratori. Mica male. Riparte Daniele: - L'azienda noi la viviamo come una esperienza totale. Diciamo un no fermo alla monocoltura. C'è da stare molto attenti: il mercato ti fa impoverire e fa impoverire la terra. La monocoltura è la riproposizione dei principi del marketing in ambito agricolo. Ed è micidiale. Se fai monocoltura e ti va male la vendemmia, sei costretto a sofisticare i vini coi concentratori, la solforosa, l'acquisto di uve o mosti sottobanco... La fattoria - continua Daniele - è una proposta di organismo sociale che integra le energie dei singoli e le esalta.
Gli chiedo cosa ne pensi del Critical Wine: - Fantastico. Ai giovani senza speranza fai vedere un mondo diverso: è la tua passione che dà una luce di speranza a chi interagisce con te. Guarda quanti giovani ci sono qui, guarda come gli brillano gli occhi... Il vino non è che uno strumento per parlare di molte cose, per conoscersi ed aprirsi...
Daniele è inarrestabile, staresti ad ascoltarlo per ore. Per quanto riguarda i suoi vini, mi sono concentrato sul Vermentino Matis 2004. Uno splendido e tipico vermentino della Toscana meridionale, potente, esplosivo al naso, con profumi di lieviti, succoso e ben fatto, dotato di gran complessità, ottima freschezza e un finale abbastanza lungo e piacevolmente amarognolo. Producono anche un rosso molto strutturato, a base cabernet e merlot e a quanto pare, stanno studiando il modo di produrre uno spumante.

AZIENDA AGRICOLA ANTICO CONVENTO di FERRETTI ENIO Carezzano Superiore (Alessandria)
Mi incuriosisce l'espressione timida e serena di una persona: è Enio Ferretti, dell'azienda Antico Convento (Colli Tortonesi). Mi mostra i suoi vini e intanto mi dice che sono prodotti con metodo biologico. Coltiva molte cose: ha orto, grano, mais, vigna... Enio è una persona semplice, concreta, forte. - I miei vini sono biologici anche nel prezzo! - dice. - Non ha senso un vino biologico che costa 20, 30, 50 euro! Quello è il biologico fatto per il marketing! Noi non abbiamo addetti marketing: siamo io, mia moglie e mia sorella. Noi mangiamo quanto produciamo, e non abbiamo da pagare addetti marketing, enologi e compagnia bella. E se non pago loro, posso tener giù i prezzi del mio vino.
Che infatti ha un prezzo-sorgente strabiliante: se andate da lui in fattoria a comprare il vino sfuso in damigiana pagherete 1,35 euro al litro la barbera 1,45 euro il dolcetto e il cortese. Racconta di esser passato al biologico tra i primi in Italia, negli anni '80. Oggi per i seminativi segue il metodo biodinamico, ed è una gioia farsi spiegare da lui in cosa consiste il biodinamico; le idee chiare non gli mancano. Emana la saggezza della terra, di chi le stagioni le ha viste passare, senza fretta, di chi le sa accogliere. - In un'azienda normale ci vogliono 18 mesi ad allevare un vitello. A noi ci vogliono 3 anni, e poi ci dispiace pure ammazzarlo!
Gli domando in quanti riescono a vivere con quell'attività. Mi risponde orgoglioso: - La mia famiglia! E mostra le foto della vendemmia, che ha portato con sé da casa. Dei suoi vini mi piace ricordare la barbera: strepitosa, intensa, decisa e dotata di grande carattere; notevole l'impatto al palato, e la sensazione avvolgente del frutto. Lascio il tavolo di Enio quasi commosso dal suo calore e dal suo senso dell'ospitalità, e non posso non riflettere sul fatto che una bottiglia di quella sua barbera buonissima costi 3 euro e 50. Queste cose si devono sapere!

CASCINA PRAIÉ, Andora (Savona)
Concludo con il vino che più mi ha emozionato, il Vermentino le Cicale 2004 della Cascina Praié, di Andora, in provincia di Savona. I due proprietari, marito e moglie, hanno tratti rassicuranti e semplice gentilezza. Hanno le vigne sulle classiche terrazze liguri, con forti pendenze. In degustazione ci sono due vermentini e due rossi. Mi soffermo sui primi. Il Vermentino Colla Micheri 2004 è pieno, ben presente all'olfatto, ricco e robusto al palato. Un ottimo vino. Ma la sorpresa è il Vermentino Le Cicale 2004: eccezionale, una vera rivelazione, un vino di una freschezza inaspettata e sorprendente. Una volta raccolte e pressate le uve, il mosto rimane 72 ore a contatto con le bucce poi viene trasferito, senza aggiunta di lieviti esterni, in botti di acacia da 500 litri dove il vino termina la fermentazione e resta sulle fecce fino a maggio. Il risultato è superbo: un vermentino senza cedimenti, dotato di una classe introvabile e di finezza assoluta, da lasciare senza parole. Singolare - e a mio avviso, sul vermentino azzeccatissima - la scelta del legno d'acacia e il formato delle botti. Ci spiegano che sono botti austriache, fatte fare dai due migliori bottai di quella nazione. Di norma impiegata per la produzione del Tokaj ungherese, l'acacia è molto difficile da lavorare: viene tagliata non di spacco come nel caso del rovere, ma di sega, ed ha più problematicità del rovere perché accusa una tenuta inferiore nelle giunture delle doghe; per questo, dicono, bisogna lavorarla lungamente con il vapore caldo. In compenso, rispetto al rovere è molto più discreta a livello di cessioni olfattive e consente una microossigenazione più lenta, ideale per vini così delicati come il vermentino, che verrebbero stravolti dalla barrique classica. Torno ad assaggiare Le Cicale. Un monumento al vino bianco di classe.

Cito en passant alcuni altri vini assaggiati, di cui non si può tacere:

Barbera del Monferrato 2003 Az. Agr. Vini Pregiati del Monferrato (San Giorgio Monferrato, Alessandria): biologico, dalla struttura sbalorditiva e dalla classe superiore.

Mosto parzialmente fermentato Malvasia Oro tra le Vigne, Az. Lusenti, Vicobarone Ziano P.no, Piacenza. 4 gradi alcolici per un nettare imperdibile, puro piacere per naso, palato e anima!

Ansonica Costa dell'Argentario 2004 Az. Agr. Il Cerchio, Capalbio, Livorno. Bianco di gran struttura e piacevolezza, una vera scoperta per chi cerca vini non noiosi

Non resta che concludere questa raccolta di emozioni dal Critical Wine con una lode a chi lo ha organizzato, a chi lo ha voluto, al gran Gino e a tutti i volontari del Leoncavallo: possano continuare a seminare la rivoluzione d'idee in chi il vino lo beve per davvero!

10 aprile 2006

 
 

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