acquabuona.com - italian wine e-zine
Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Il vino, lo sguardo, le mani. Breve ed estemporaneo enomanifesto

di Paolo Rossi

Vorrei parlare di vino.
Vorrei parlarne con cuore e con competenza piena. Ma quanta conoscenza ci vuole per parlare bene del vino? Quanti assaggi? Quanto dialogo? Mi rendo sempre più conto che nel vino è fondamentale non solo il momento individuale, quando mi trovo da solo, nel silenzio, davanti a un bicchiere e a una esperienza da fare, ma anche il momento di relazione. Una relazione che può esprimersi in più direzioni, sia con chi il vino lo produce, sia con chi il vino lo beve.
Il vino crea esperienza emozionale che impone una forma di espressione.

Mi sto convincendo che comunicare il vino è una forma espressiva, un genere di comunicazione che è solo parzialmente esplorata e riempita dai classici articoli dei giornalisti o degli appassionati.
Lo dico per queste mie ultime esperienze di degustazione, per questo mio modo di sentire l'avvicinarsi di un evento enologico. Parto sempre colle migliori intenzioni, con carta e penna e tanta voglia di descrivere i vini assaggiati, di segnare i più buoni e annotarne i caratteri salienti ma ben presto, davanti alla gente, ai produttori, ai banchi e alle bottiglie, perde peso la voglia di narrare i vini. La penna si spunta proprio davanti al senso della difficoltà di scrivere immersi in un mare vastissimo, di esprimere cose compiute e sensate, di poter padroneggiare la materia. Ormai il dissidio è sempre lo stesso: per vivere l'evento si rivela necessario rinunciare all'aspirazione descrittiva.
Il taccuino si rivela inutile quando capisco che la molteplicità delle occasioni mi chiude una strada (la sistematicità catalogatoria) e me ne apre un'altra.
O molte altre?

Vorrei fotografare la gente del vino. Quella che sta davanti al banco, col bicchiere in mano, protesa a raccogliere ogni volta un'emozione differente, e quella che sta dietro al banco, con la bottiglia fra le mani, ansiosa di proporre emozioni, di comunicare il proprio essere-nel-vino.
Ma sono un fotografo timido. Non mi azzarderei a puntare un obiettivo in faccia a delle persone. Me li vedo qua davanti, nella memoria, quei volti e quelle espressioni. Passeggiano, annusano, si guardano intorno, ricevono sguardi, inviano sguardi, chiudono gli occhi, sorseggiano, si voltano verso un amico... Vedo gli sguardi dei produttori che versano fieri il vino e poi aspettano, ogni volta, di scorgere un lampo negli occhi della persona di fronte. Questi non li posso scordare. Mi sfuggono disperatamente i nomi dei vini, dimentico maledettamente uvaggi, gradazioni alcoliche, annate, mi rassegno a conservare, delle mie esperienze enologiche, un fottuto un per cento ogni volta...
Ma mi rendo conto, adesso definitivamente, che nel vino la parte mnemonica non è tutto. Esiste una parte sottaciuta, una parte esperienziale che si raccoglie inavvertitamente, e che viaggia su binari propri.

Vorrei fotografare i passi della gente del vino. Fare un intero resoconto di una degustazione limitandomi a puntare in basso l'obiettivo. Vincere la timidezza e scattare in basso, scattare sui percorsi della gente. Scarpe, pantaloni, gonne, percorsi, linee, incontri, fermate, partenze. Ci ho pensato perché il vino non è solo questione alta. È una questione di base, nasce dalla terra. Penso a queste scarpe che calpestano la sala, e che stanno di fronte a chi, magari un giorno prima, con altre scarpe camminava e lavorava in vigna.

Vorrei fotografare le mani della gente del vino. E qui è più complicato perché si tratterebbe di alzare l'obiettivo. Inquadrare mani. Mani che reggono e protendono bottiglie, che reggono e protendono calici. Mani che si stringono. Perché il vino è una questione materiale, come il pane e come la terra.
Questo è prima di tutto.

Il vino è questione materiale.

27 novembre 2005

pubblicato il 4 gennaio 2006

Nota redazionale

Paolo Rossi collabora con L'AcquaBuona, come appassionato e amico, da un po' di tempo. Mi ricordo, più di una volta, le sue promesse: "seguo quella manifestazione, vado a quella degustazione, e poi scrivo qualcosa..." E, ogni volta, la conclusione: "senti, ho scritto qualcosa, ma non sono riuscito a fare una cosa sistematica, a assaggiare in maniera organica, ho preso piuttosto appunti, impressioni..."
Va bene, va benissimo, cosa c'è di meglio che raccontare emozioni? Cosa ci può rendere più soddisfatti che ospitarle?

Alla fine ha voluto dichiararlo esplicitamente, in un enomanifesto, come lo ha chiamato. Un pezzo bello e sentito, che non potevamo pubblicare senza commento, sempre di un manifesto si tratta, e come tale ci coinvolge tutti.

Un commento breve, d'altra parte, solo per dirti, Paolo, che il tuo è il nostro sentire, che ci ritroviamo in tante delle tue parole, che spesso anche a noi cade la penna trascinati dal racconto del vino e degli uomini, consci dell'inadeguatezza delle parole scritte nel trasmettere l'emozione. Certo, poi riusciamo a scrivere anche di vino, di colore e profumi, di sentori e tannini, ma non solo di quelli naturalmente. Forse saremo solo un po' più ostinati di te, più ligi al dovere! Ma, di nuovo, va benissimo, continua così, differenza è sempre ricchezza.

lb

 

Foto scattate durante la seconda edizione della fiera dei particolari/t/terra e liberta’/critical wine

 
 

prima pagina | la parola all'agronomo | l'appunto al vino | l'articolo | in azienda | in dettaglio | en passant | affari di gola
presa diretta | mbud | rassegna | la cucina | appunti di viaggio | assaggiati per voi | visioni da sud | sottoscrivi | scrivici
acquabuona.com - italian wine e-zine