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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Sardegna: i prodotti della vite

di Tiziana Rapacci

Un contributo dal bel sito www.activsardegna.com, dedicato alle bellezze naturali e culturali dell'isola.

La vite in Sardegna è presente sin dai tempi più remoti e se ne trovano testimonianze già con i fenici e i cartaginesi e poi con i romani e gli spagnoli. Di certo nel Medioevo la viticoltura era già ben radicata nelle tradizioni sarde, come testimonia la "Carta de Logu", emanata da Eleonora d'Arborea nel 1392, che imponeva l'impianto di vigneti per le terre incolte. D'altra parte l'isola è ricca di vitigni autoctoni fra i quali il cannonau, il bovale, il carignano, la vernaccia, il vermentino, il nasco, il monica, il nuragus, ecc, anche se, secondo alcuni, questi vitigni sono arrivati in Sardegna dal mare. Il cannonau e il vermentino sarebbero così giunti sull'isola grazie agli spagnoli, che li esportarono anche in Francia e sul litorale ligure; la malvasia sarebbe successiva alla conquista veneziana di Bisanzio; il nuragus sarebbe stato introdotto dai fenici e il nasco di Cagliari probabilmente dai romani.

La superficie coltivata, pur se notevolmente diminuita tra il 1980 e il 1998 a causa degli incentivi UE all'estirpazione dei vigneti, oggi ammonta a quasi 40.000 ettari, con la produzione di circa 1,3 milioni di quintali di uva. La Sardegna vanta una DOCG (denominazione di origine controllata e garantita), ossia il Vermentino di Gallura, 19 DOC e 15 IGT (indicazione geografica tipica). Le DOC in alcuni casi coprono l'intero territorio regionale e dunque accanto al nome del vitigno compare quello della regione (Cannonau di Sardegna, Monica di Sardegna, Moscato di Sardegna, Vermentino di Sardegna e Sardegna Semidano). In altri casi invece l'area è più ristretta e dunque si hanno ad esempio il Nasco di Cagliari, il Monica di Cagliari, la Vernaccia di Oristano, la Malvasia di Bosa, il Carignano del Sulcis...

Vermentino

Il vermentino è un vitigno bianco che predilige i terreni sabbiosi e rocciosi tipici del disfacimento granitico della Gallura e attualmente è utilizzato per ottenere la DOCG "Vermentino di Gallura" e i DOC "Vermentino di Sardegna" e "Alghero Vermentino Frizzante". Il Vermentino di Gallura ha ottenuto il marchio DOC nel 1975 e il DOCG nel 1996. Quest'ultimo sottopone i produttori a regole molto severe (ad esempio a produrre non più di cento quintali di uva per ettaro e non più di 3 kg di uva per pianta) che consentono di ottenere prodotti eccellenti che superano facilmente i 13 gradi. Nelle sue varie versioni (aperitivo, da dessert, da tavola) il Vermentino costituisce il 40% dei vini DOC sardi ed è esportato in Europa e negli Stati Uniti.

Una delle aziende di più antica tradizione nella produzione del Vermentino è l'Azienda Capichera di Arzachena. La cantina produce oltre al Vermentino di Gallura DOCG "Capichera", anche un "Vendemmia Tardiva" che è l'orgoglio dell'azienda, anch'esso come il primo invecchiato in barriques di quercia francese, nonché alcuni Carignano ("Assajè, "Mantenghja") provenienti dai vigneti tradizionali del Sulcis ma anche dai nuovi vigneti di Palau. La zona di elezione per la produzione del Vermentino rimane comunque quella del Limbara, compresa nel triangolo Berchidda, Monti, Tempio Pausania. Ed è proprio dalla punta più alta del Limbara che prende il nome la Cantina del Giogantinu di Berchidda e il suo vino più famoso. Il "Giogantinu" è un Vermentino di Gallura DOCG Superiore che raggiunge l'eccellenza nella linea "Vigne Storiche", da cui deriva un vino prodotto in quantità limitata (10 mila bottiglie) dai vigneti di Berchidda e Oschiri, vigneti di 70 anni coltivati ad alberello che producono solo 3.000 litri per ettaro. Ad esso si aggiunge il "Lughente", il "Lughente Passito Vendemmia Tardiva", oltre a molti rossi da vitigni carignano e muristellu ("Terra Mala", "Terra Maliosa").

Cannonau

Il cannonau è il vitigno rosso più diffuso in Sardegna (circa il 28% della produzione viticola) e probabilmente proviene dalla penisola iberica (corrisponde allo spagnolo Alicante). Il vitigno vieme utilizzato per produrre l'omonimo vino DOC "Cannonau di Sardegna", ma anche in numerosi uvaggi per vini rossi. Il Cannonau è un vino rosso rubino, dai riflessi granata, che emana profumi intensi di frutti di bosco e di spezie ed ha un gusto secco e sapido. La zona a più alta vocazione nella coltivazione del vitigno cannonau è l'Ogliastra, una regione collinare che si estende tra il massiccio del Gennargentu e lo splendido mare di Arbatax e Barisardo. Ed è proprio in questa zona che sorge Antichi Poderi, la cantina sociale di Jerzu (Nu). Il vino più celebre dell'azienda è il Cannonau di Sardegna Riserva DOC "Josto Miglior", che prende il nome da uno dei fondatori della cantina, il medico e filantropo che più di ogni altro si spese per far conoscere il Cannonau anche fuori dai confini dell'isola. Ottimo anche il "Chuèrra", che come gli altri vini della cantina nasce da una vinificazione in botti di rovere francese per un anno e mezzo.

Vernaccia

La vernaccia è un vitigno bianco che predilige i terreni alluvionali costituiti da materiale di disgregazione rocciosa ed è infatti tipico della bassa valle del Tirso, in provincia di Oristano. L'ubicazione della sua ristretta area di diffusione induce ad ipotizzare che sia stato introdotto in Sardegna dai Fenici, fondatori della città portuale di Tharros, nella Penisola del Sinis. Il nome del vitigno è però probabilmente di origine romana e indica un'uva "vernacula", ossia un'uva del luogo, tanto che la denominazione vernaccia è utilizzata in tutta Italia per indicare in generale i vitigni non altrimenti classificabili. La Vernaccia in Sardegna è comunque il simbolo della storia e della cultura oristanese ed ha anche un retroterra leggendario in quanto la tradizione vuole che abbia origine dalle lacrime di Santa Giusta, patrona di Oristano, e che abbia proprietà terapeutiche contro la malaria, che nei secoli scorsi infestava queste zone paludose. Dal vitigno vernaccia è oggi prodotto un vino da meditazione molto famoso e apprezzato, la Vernaccia di Oristano DOC, dal colore giallo ambrato e dal sapore mandorlato, che raggiunge un'alta gradazione alcolica (15°-16°). La produzione dell'uva avviene in vigne generalmente ad alberello, con una resa che non supera i 60 quintali per ettaro. L'uva, che presenta un grappolo piccolo e serrato e ha acini tondi, è vendemmiata alla fine di settembre, quando raggiunge la giusta concentrazione zuccherina. Attraverso un naturale processo di ossidazione per opera di una particolare flora di lieviti ("flor") e l'invecchiamento per tre, quattro anni in botti di rovere o castagno parzialmente scolme, si riesce ad ottenere un prodotto unico e caratteristico.

Carignano

Il vitigno rosso carignano, presente in tutto il Mediterraneo occidentale, ha origini incerte in Sardegna, anche se la sua diffusione limitata all'area del Sulcis e all'Isola di Sant'Antioco farebbe pensare a un'origine fenicia. Il vitigno, che produce un vino rosso molto alcolico, non ha particolari esigenze pedoclimatiche ed è molto resistente ai venti ricchi di salsedine provenienti dal mare tipici del sud-ovest sardo, nonché a malattie come la filossera. Dalle uve carignano si ottiene il "Carignano del Sulcis", il quale ha ottenuto il riconoscimento DOC nel 1977. Questo vino deriva da uve carignano al 100% o all'85% con il concorso dei vitigni monica, pascale, alicante ed è un vino dal profumo fragrante e intenso, con gusto secco e sapido, che raggiunge gli 11,5°. Il Carignano ha acquistato valore in Sardegna e sui mercati internazionali soprattutto grazie a Giacomo Tachis, il maestro degli enologi italiani, il quale, portando l'immaginazione e la scienza in cantina, ha esaltato un vino che veniva utilizzato quasi esclusivamente come vino da taglio. Giacomo Tachis ha "firmato" i due rossi più importanti dell'isola: il "Terre Brune", della Cantina Sociale di Santadi (Ca), che è appunto ottenuto da uva carignano, e il "Turriga", della Cantina Argiolas di Serdiana (Ca), un cannonau che contiene anche carignano, bovale e malvasia nera.

Concludiamo questa rapida carrellata sui prodotti della vite proseguendo con alcuni liquori, che dalla vite comunque traggono origine nella loro componente alcolica.

Mirto

Il liquore di mirto è uno dei prodotti più noti della Sardegna e si ottiene dai frutti della pianta omonima, tipico cespuglio spontaneo e sempreverde della macchia mediterranea dal tronco rossastro ramificato e foglie ovali e appuntite. Dai fiori bianchi e profumati, che compaiono durante l'estate, si ottiene il mirto bianco, ma il classico mirto rosso si ricava dai frutti, ossia dalle bacche nero-violacee che maturano in autunno. Le bacche vengono macerate in alcol per circa un mese e mezzo, dopo di che si aggiunge una soluzione zuccherina (o miscela di zucchero e miele), per ottenere un liquore dall'inconfondibile sapore dolceamaro e dall'alta gradazione alcolica (35°). Anche le foglie hanno un loro valore in quanto vengono utilizzate in cucina, in profumeria e in farmacia. Il marchio "Liquore mirto di Sardegna tradizionale"garantisce la produzione secondo un "disciplinare di produzione" riguardante la qualità delle bacche, che devono essere fresche al momento dell'infusione e raccolte esclusivamente in Sardegna tra novembre e metà febbraio, e il metodo di lavorazione, che esclude additivi, conservanti e coloranti.

Filu 'e Ferru

Il Filu 'e Ferru è una grappa secca, che raggiunge i 40°, tipica delle campagne intorno ad Oristano e di parte della Barbagia. Si ricava dalla distillazione delle vinacce e il nome deriva dal fatto che poiché nelle famiglie l'acquavite veniva prodotta clandestinamente, per non pagare le tasse sulla distillazione le bottiglie venivano sepolte nel terreno, ma legate a un filo di ferro lasciato emergere dal terreno per ritrovarle al momento dell'uso.

24 marzo 2006

Immagini: la Sardegna è tratta da www.saena.it, il mirto da www.gennarino.org e tutte le altre immagini da www.activsardegna.com

 
 

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