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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Clavette e rosticciana

di Lola Teale

Due ragazzi con lo zaino semiaperto da cui appaiono clavette viola e gialle da giocolieri camminano mano nella mano lungo un viottolo che costeggia il crinale di una collina. Sono vestiti con due tute di cotone pesante a righe e parlano fra di loro senza staccare una parola dall’altra. Ridono. Si baciano. Guardano la vista e dopo una breve sosta ricominciano a camminare. Gli occhi ridenti e le bocche piene di parole e sogni. Stanno cercando un piccolo spiazzo dove esibirsi ma nessuno sembra andare bene. Troppa gente che va avanti e indietro e loro non vogliono fermare il traffico pedonale fatto di piedi, zampe e ruote di passeggini su cui pisolano neonati con i pugni alti e le gote paffute, oppure con le dita in bocca o tenendosi stretto un piede senza calza, finita chissà dove. Tamburi suonano ritmi che provengono da terre lontane fatte di sole e savana. I due giocolieri si fermano vicino ai suonatori dove la gente si è accalcata e batte le mani. Posano gli zaini, si fanno cenno con lo sguardo, si posizionano …e le clavette cominciano a volare.

Anche questo è la festa del 1° Maggio alla Leccia. Un piccolissimo paesello nell’entroterra della provincia di Pisa che per risollevare un po’ le sue sorti organizza ormai da anni una tradizionale e paesana festa del 1° Maggio a base di musica, cibo e vino. Sulla strada principale che porta al paese arroccato sulla collina è stato anche allestito un piccolo mercato di oggetti artigianali, libri, vestiti dall’aroma orientaleggiante e tra questi si incontrano gli stand del commercio equo e solidale, che espone caffè, cioccolata, biscotti con anacardi e cioccolato e cracker al sesamo, Emergency e Amnesty.

Immancabili per ogni festa paesana che si rispetti sono le tavolate accompagnate da panche e sedie, menù scritti in stampatello, il profumo della brace ed enormi damigiane da cui si spilla il vino, lo si serve in bottiglie di vetro verde, che furono dell’acqua, e lo si gusta in bicchieri di plastica. Il fumo aromatico del carbone sempre caldo è ipnotizzante. Come resistere dunque alla rosticciana? Oppure ad una enorme e generosa salsiccia alla brace? Anche perché generalmente i tentativi casalinghi sono una delusione colossale.

Le delizie gastronomiche della Leccia, però, non si fermano qui: c’è infatti anche una cantina vegetariana dove si possono trovare numerose squisitezze a patto che si arrivi entro l’ora di pranzo poiché viene letteralmente presa d’assalto e al pomeriggio non rimane che il pane col pecorino e una lacrimuccia su tutto ciò che poteva essere assaggiato. E cioè frittate, zuppe, crostoni con salse alle verdure, riso e pasta freddi e naturalmente fette abbondanti di dolci casalinghi. Questo è il lato conviviale dell’enogastronomia, il mangiare per stare insieme, mangiare bene certo ma senza dimenticarsi di chi ti sta davanti. Senza punteggi ma gustando veramente la bontà di ciò che è nel piatto, da un pecorino fresco e aromatico accompagnato da erbe di campo saltate in padella, alla rosticciana da assaporare al meglio senza posate per poi leccarsi le dita.

16 maggio 2006

 
 

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