Cronache, assaggi, anticipazioni. Il Prosecco di Valdobbiadene Vecchie Viti 2005 di Ruggeri e il Malvasia delle Lipari Passito 2004 di Virgona
di Andrea Gabbrielli

Prosecco di Valdobbiadene Vecchie Viti 2005 - Ruggeri


Paolo Bisol della Cantina Ruggeri di Valdobbiadene è una vecchia conoscenza. Di lui ho sempre apprezzato il modo estremamente serio e professionale con cui affronta il suo lavoro ma anche la sua razionale passione per tutto ciò che riguarda il Prosecco. Qui parlare di passione e razionalità non è una contraddizione. Ho sempre pensato che non sono poi così tanti i posti in Italia dove il rapporto tra gli uomini e la terra assume delle caratteristiche di fisicità così spiccata, come da queste parti. È un sentimento profondo e soprattutto condiviso che cementa un’intera comunità e le dà una grande forza.

I Bisol, un’antica schiatta che dal Cinquecento ha dato alla zona dei provetti vignaioli, da metà del secolo scorso, decidono di specializzarsi nella spumantizzazione con la fondazione nel 1950 della cantina Ruggeri ad opera di Giustino Bisol. Oggi tocca a Paolo contribuire a questa storia familiare e a questa tradizione produttiva. Il Prosecco di Valdobbiadene Vecchie Viti che significativamente ha come sottotitolo la specifica “Vecchie Viti delle terre di Valdobbiadene”, è un esempio di come interpretare in modo attuale le vicende di questo vino. Il Prosecco, che nella zona ha una presenza documentata sin dalla fine del 1700, tradizionalmente veniva allevato insieme ad altre varietà come Verdiso, Boschera, Bianchetta e altre ancora non nel modo a cui oggi siamo abituati a vedere cioè in filari perfettamente allineati bensì in modo molto disordinato.

Attilio Scienza
spiega che “ il filare non aveva né una direzione costante, né un orientamento, si curava solo che fosse trasversale alla pendenza per evitare le frane”. In questo particolare contesto molti ceppi sono sopravvissuti ai cambiamenti intervenuti nei vigneti a partire dalla grande trasformazione degli anni Sessanta. Queste vecchie viti oggi hanno 70-100 anni e ancora fruttificano. Paolo Bisol ha voluto creare un Prosecco che facesse rivivere questa storia selezionando le più belle e longeve uve Prosecco (90%), Verdiso (6%), Bianchetta (2%), Perera (2%) provenienti dai vigneti di San Pietro, Santo Stefano, Cartizze, Guia e Saccol. I grappoli, raccolti da circa 2.000 vecche viti, hanno dato 5.800 kg d’uva e circa 4.000 litri di vino. Dopo una maturazione sulle feccie sino a primavera è entrato in autoclave per una lenta presa di spuma a cui è seguito un riposo sui lieviti sino a giugno 2006 quando è stato imbottigliato. Il Prosecco di Valdobbiadene Vecchie Viti 2005 Ruggeri ha colore paglierino brillante e naso delicatamente fruttato (note di pera, mela ma anche aromi di salvia) molto netto ed elegante, di ottima intensità. In bocca grande piacevolezza ed equilibrio ma anche pienezza, persistenza e complessità. Non ho idea di come le guide tratteranno questo Prosecco, la cosa mi lascia del tutto indifferente. Solo una notazione però. L’idea prima e la realizzazione poi, di per sé sono da premiare.


Malvasia delle Lipari Passito 2004 - Virgona

Negli ultimi anni la Malvasia delle Lipari sta rinascendo. Attualmente nell’arcipelago eoliano sono attivi una sessantina di produttori viticoli e una dozzina di cantine ma la novità è che i vigneti di Malvasia delle Lipari dopo aver toccato il minimo storico nel 1975, due anni dopo la promulgazione della Doc, quando i vigneti erano appena 14 ettari oggi sono arivati ad 85 ettari. Infatti nel periodo 2000 – 2006 l’incremento, tuttora in corso, è stato di 35 ettari. Complessivamente si stima che nelle Eolie la superficie vitata complessiva comprensiva dell’Igt Salina raggiunga i 120 ettari, un dato quest’ultimo che allontanerebbe qualsiasi rischio di estinzione causato dagli abbandoni. Questo risultato non si sarebbe potuto ottenere se la viticoltura non fosse ritornata anche nelle isole da dove ormai da tempo era scomparsa. Non più quindi solo Salina o Vulcano ma anche Alicudi, Filicudi, Lipari. Piccoli appezzamenti certo ma non per questo meno importanti se rapportati agli spazi realmente coltivabili come nel caso delle scoscese Alicudi e Filicudi.

Il centro però della vitivinicoltura eoliana continua a rimanere saldamente a Salina dove accanto ai marchi più conosciuti stanno crescendo nuove realtà. Virgona è una di queste. L’azienda ha i vigneti nella zona collinare di Malfa da cui ottiene un Passito tradizionale sia per rispetto dell’uvaggio (95% malvasia, 5% corinto nero) sia per lo stile del prodotto. Ha colore ambrato-aranciato e spiccati profumi di uva passa, note di albicocca secca, miele e un lieve sentore di anice. In bocca è dolce, caldo, leggermente speziato, di buona persistenza. È un vino con una buona dose di rusticità ma la strada è quella giusta. È solo questione di tempo.

Nelle foto:
Paolo Bisol fra le sue vecchie vigne
Appassimento delle uve a Virgona

5 settembre 2006