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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
L’Ocm e il futuro del vino italiano ed europeo. Gli Stati Generali della viticoltura
di Andrea Gabbrielli

Una premessa per capire un po’ di più

A Bruxelles il 22 giugno scorso il Commissario europeo all’agricoltura, la danese Mariann Fischer Boel, ha presentato una comunicazione intitolata “Verso un settore europeo vitivinicolo sostenibile” che contiene le prime proposte per la riforma dell’Organizzazione comune di mercato del vino (Ocm vino). Il progetto di cambiamento, molto profondo, parte dall’analisi della situazione del vino nell’Europa a 27. Queste le premesse. La prima è che il consumo di vino scende costantemente, circa 750.000 ettolitri l’anno in meno. La seconda è che le importazioni di vino dall’estero (paesi emergenti in primis) ormai aumentano del 10% annuo mentre le esportazioni crescono troppo lentamente: tra qualche anno le importazioni sono destinate a superare le esportazioni. Inoltre le eccedenze strutturali sono stimate in 15 milioni di ettolitri e ogni anno è necessario smaltire, sotto forma di distillazione, circa il 15% della produzione. In base alle tendenze attuali nel 2010/11 le eccedenze salirebbero a 27 mln di ettolitri. In poche parole, Mariann Fischer Boel, dice che in Europa produciamo troppo vino e che questo vino in eccesso, per cui non ci sono sbocchi mercato, pesa sul bilancio ed esercita una pressione al ribasso sui prezzi e sui redditi dei viticoltori, togliendo risorse preziose per rafforzare la qualità e promuovere lo sviluppo.

A fronte di questa situazione ecco sinteticamente le proposte contenute nel documento della Commissione per affrontarla:
1) Una sensibile diminuzione della superficie vitata da raggiungere con l’estirpazione volontaria di 400.000 ettari in 5 anni, provvedimento favorito da un contributo globale della Ue di 2,4 mld di euro. Il regime dei diritti di impianto invece viene prorogato fino al 2013, data di scadenza definitiva. Da quel momento in poi l’impianto di nuovi vigneti sarà liberalizzato.
2) Abolizione degli aiuti per la regolamentazione del mercato, distillazione di crisi compresa
3) Creazione di una dotazione nazionale per tutti i paesi produttori per finanziare le misure più adatte alle situazioni locali. Parte dei fondi viene trasferita al bilancio dello Sviluppo Rurale per misure specifiche quali prepensionamenti (18.000 euro l’anno) o programmi agroambientali.
4) Semplificazione della politica di qualità con sole due categorie di vino: i vini ad indicazione geografica e i vini da tavola.
5) Etichettatura semplificata – la normativa europea è molto rigida e incredibilmente complessa tanto da essere il più delle volte incomprensibile - e possibile ammissione dell’indicazione del vitigno e dell’annata anche per i vini da tavola. La competenza di approvare le nuove pratiche enologiche sarebbero affidate alla Commissione mentre sarebbero riconosciute le pratiche enologiche ammesse dall’Oiv (Organizzazione internazionale della vigna e del vino)
6) Sul fronte dell’arricchimento dei vini si vuole eliminare l’aumento del titolo alcolometrico tramite saccarosio
7) Per evitare le osservazioni dei Paesi terzi in ambito WTO (World Trade Organization) si profila la possibilità di eliminare il divieto di vinificare nella Ue mosti importati e di miscelarli con vini prodotti nel territorio comunitario.

Perché gli Stati Generali della viticoltura italiana

Gli Stati Generali della viticoltura hanno come sfondo il documento della Commissione. Per discutere questi temi, fondamentali per il futuro del settore vitivinicolo italiano, il Ministro delle politiche agricole Paolo De Castro, ha fortemente voluto la convocazione di “Una grande giornata dedicata all’ascolto di tutti i protagonisti della filiera per promuovere un confronto su tutti i punti critici della riforma comunitaria e per dare un contributo importante alla definizione di strategie comuni” ha spiegato il ministro presentando gli Stati Generali svolti a Roma il 20 luglio scorso. Ma l’appuntamento non è stato solo un momento di incontro ma anche l’indicazione di un metodo di lavoro, diverso rispetto al passato che consiste nel non andare alla trattativa in ordine sparso, ma facendo squadra e dandosi una linea comune oltre che una scaletta condivisa dei punti da affrontare prioritariamente. Tale atteggiamento proposto da De Castro è stato accettato dalla filiera che è intervenuta affollando la sala dell’AuditoriumConciliazione di Roma. Agli Stati Generali hanno partecipato anche gli assessori all’agricoltura delle principali regioni italiane e parlamentari nazionali ed europei. A prendere la parola però sono state le organizzazioni agricole e professionali e i singoli imprenditori, gli altri hanno ascoltato. Tutti hanno dato pubblica attestazione al ministro di aver trovato la strada giusta per interfacciarsi con la filiera.

Cosa ha detto la filiera del vino

Con accentuazione diverse tra le varie organizzazioni è stato detto che l’Ocm che verrà, dovrà rilanciare e dare compettività al settore mentre qualsiasi ipotesi di taglio (dall’estirpazione dei vigneti agli aiuti del mercato come le distillazione, ecc.) dovrà essere applicata con gradualità per permettere alle varie componenti della filiera di trovare un nuovo equilibrio. Tra i punti sollevati “Le misure distruttive come gli espianti non possono essere considerate misure di mercato (Piero Mastroberardino - Federvini)”, “Gli estirpi devono essere funzionali alla gestione delle eccedenze in quanto la riduzione del patrimonio viticolo rappresenta una perdita per la viticoltura europea (Sandro Boscaini - Masi Agricola).” “Bisogna incrementare le fonti di energia verdi rispetto al petrolio. Facciamo lavorare di più gli agricoltori per la produzione di bioetanolo, eliminiamo lo zuccheraggio da saccarosio perché distorsivo del mercato e promuoviamo lo zucchero d’uva, così si equilibreranno anche gli espianti (Gianni Zonin)”. “La Ue deve imporre il proprio modello produttivo e non svilire o appiattire le produzione di maggior pregio secondo i canoni del Nuovo Mondo (Confagricoltura)”. “Siamo d’accordo con lo snellimento delle procedure burocratiche e all’abbattimento delle distillazioni ma non delle prestazioni viniche che andrebbero aumentate. Siamo favorevoli anche all’eliminazione dei contributi all’arricchimento mentre non siamo d’accordo con l’abilitazione tout court delle pratiche enologiche accettate dall’Oiv in particolare per quelle spostano l’equilibrio dal vigneto alla cantina (Giuseppe Martelli-Assoenologi)”.

Tutti si sono detti contrari alla caduta del divieto di vinificare nella Ue mosti importati e di miscelarli con vini prodotti nel territorio comunitario perché in palese contraddizione con la richiesta di espianti: infatti perché eliminare dei vigneti e dall’altra parte importare mosti dall’estero? Diversi interventi hanno poi denunciato la scomparsa da questa prima bozza del documento, di qualsiasi misura di sostegno alla comunicazione e alla promozione del vino europeo, assenza del tutto ingiustificata a fronte di una ristrutturazione così vasta. Così come non sono mancate le richieste di risolvere l’annosa questione dello schedario viticolo nazionale su cui pende la spada di Damocle di una forte sanzione, pari a quella delle quote latte, perché lo Stato italiano continua a dimostrarsi inadempiente. Terminata questa prima fase, la seconda inizierà a settembre con la concertazione. Entro novembre poi la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, punta a votare il primo rapporto di iniziativa sulle opzioni di riforma che saranno poi seguite dalle proposte giuridiche. Il processo di riforma che si dovrebbe concludere nel primo trimestre del 2007, sotto la presidenza tedesca della Ue, dovrebbe poi andare a regime nel 2008/2009.

Le immagini sono tratte da:
www.royalshow.org.uk (Marianne Fischer Boel)
www.circolinuovagricoltura.it (Paolo De Castro)
www.dn.no (Piero Mastroberardino)

26 luglio 2006
 
 

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