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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Terra Mia 2006: alla scoperta dell'Irpinia

di Marco Belleudi

“… poi la vite diviene monumento, foglie giganti a riempire lo schermo, tracimano ai bordi di un'immagine. Si affermano. Il grappolo maturo, perfetto, scultoreo, superstite alle stagioni e al sacrificio di fratelli spezzati ancora verdi…fino alla vendemmia… è passato un altro anno, il ciclo è compiuto, ora tutti conosciamo la storia della vigna e ci è venuta una gran voglia di vino…”

Sono frammenti tratti da una dedica ad Antonio Caggiano, incisa all’ingresso della sua cantina a Taurasi, dove l’arte di coltivare l’Aglianico trasforma questa preziosa uva nell’unico DOCG rosso della Campania. Frammenti che rivelano l’arte con cui piace in Irpinia avvicinarsi al mondo del buon vino; arte fotografica ad esempio: una mostra di immagini accoglie i visitatori all’ingresso delle cantine Caggiano; foto che mostrano il ciclo dell’uva, il ciclo della vita, il ciclo delle stagioni e dei cambiamenti della natura.

Una mostra fotografica che fa da viatico alla visita delle sale dove riposa il vino: luoghi che sanno di terra, di colori caldi, di pietre raccolte per inventare un luogo nuovo, tra archi e soffitti a volta. Nel 1990 Antonio Caggiano ha dato il via alla costruzione della sua cantina, utilizzando quasi esclusivamente materiale recuperato dalla realtà agricola della sua terra; ha creato in tal modo un luogo familiare, accogliente, edificato con gusto: un mondo sotterraneo tra pareti di grandi massi e botti in cui matura il vino. Tra i cunicoli e le volte, il processo di vinificazione e i travasi del siero avvengono per caduta, grazie alla sola forza di gravità; al vino viene cosi evitato qualsiasi stress artificiale: tutto accade secondo tempi e leggi naturali.

Gusto e buongusto: è questo il binomio con cui le terre d’Irpinia hanno favorevolmente colpito il mio sentire in occasione della manifestazione “Terra Mia”, svoltasi ad Atripalda (AV) dal 12 al 15 Maggio scorso. La rassegna enogastronomica ideata dall'omonima associazione è diventata in poco tempo l'evento più importante dedicato ai profumi e ai sapori d'Irpinia. Per quattro giorni si sono intrecciate degustazioni, laboratori, convegni, incontri gastronomici, escursioni. Un programma ampio e variegato.

E’ stato davvero piacevole scoprire un’organizzazione e una partecipazione da grande evento. Ogni attività connessa alla manifestazione ha denotato grande professionalità da parte di chi è stato chiamato a gestirla. Inoltre è stato possibile apprezzare il coinvolgimento di addetti ai lavori, semplici appassionati, curiosi e famiglie. Da quanto osservato il “turismo enogastronomico” in Irpinia è davvero una bella realtà. Presso gli stand della manifestazione è stato possibile assaggiare per tutta la durata dell’evento vari prodotti della terra irpina; il protagonista assoluto è stato però il vino: Fiano, Greco di Tufo, Aglianico rappresentano ad oggi i prodotti trainanti per il mercato enogastronomico di questa provincia campana.

Si sovrappongono in Irpinia realtà tra loro molto differenti: talune a gestione familiare, artigianali; altre più orientate all’innovazione. Si segnalano anche grandi novità nel settore della ristorazione: stanno fortunatamente aumentando le proposte e diverse interpretazioni nell’utilizzo delle medesime materie prime (un esempio su tutti il ristorante Marennà, a Sorbo Serpico, all’interno della struttura dei Feudi di San Gregorio). La ricerca e la sperimentazione culinaria rappresentano nel campo della gastronomia un punto di forza che spesso è mancato in questa provincia d’Italia. Ogni sera alle 21.00 una delle sale del Centro Servizi di Atripalda si è trasformato in un elegante e funzionale ristorante per scoprire a prezzo speciale un ricco e stuzzicante percorso in 5 e più tappe, in abbinamento con i migliori vini irpini.

Tra i vari eventi dedicati al mondo del vino è risultato di grande interesse il programma di Bianchirpinia che ha previsto la presentazione ufficiale alla stampa delle nuove annate di Greco di Tufo e Fiano di Avellino. Presso la Sala Consiliare del Comune di Atripalda si sono svolte le sessioni tecniche di degustazione che hanno coinvolto ben 47 aziende vitivinicole. L’annata 2005 si preannuncia come una delle vendemmie più controverse degli ultimi decenni. Le piogge di fine estate e inizio autunno avevano determinato in molti produttori previsioni tutt’altro che ottimistiche. Le quantità sono risultate inferiori alla media, la qualità è da verificare, in evoluzione, ma tendenzialmente buona, soprattutto nelle sottozone più ventilate e meglio esposte. Nonostante le piogge, i vini rivelano una inaspettata pienezza, supportata da una adeguata verve acida e minerale.

Da quanto degustato nelle sessioni tecniche e presso gli stand della manifestazione, meritano a giudizio personale una segnalazione i seguenti bianchi d’Irpinia:
Greco di Tufo 2005 - Torricino, dai sentori netti ma al contempo equilibrati di frutta;
Greco di Tufo 2005 - Di Marzo, dal piacevole bouquet, armonico;
Fiano di Avellino 2005 - Benito Ferrara, colore dorato, sentori primari molto intensi;
Fiano di Avellino 2005 - Rocca del Principe/Fabrizio Aurelia, incontro equilibrato tra dolcezza e sapidità, coerente tra bouquet e palato;
Fiano di Avellino Bechar 2005 - Caggiano, floreale e tostato, originale e raffinato.

Nel complesso si denota una certa personalità e distinzione tra i vari Fiano proposti. Alcuni picchi negativi, altri piacevolmente sorprendenti; la dinamicità è del resto un aspetto positivo. Il Greco risulta avere, in taluni casi, dei caratteri difficili alla lingua e al palato; mostra comunque grandi potenzialità di crescita, soprattutto confrontandolo con altre annate. Personalmente amo molto i vini come il Greco, che mostrano spigoli da affinare: è sintomo di caratteristiche difficili da domare che rappresentano la ricchezza e l’identità dei vini autoctoni.

Irpinia in viaggio, altro programma della manifestazione, ha consentito di visitare i luoghi della cultura enologica. Approfittando delle escursioni nelle cantine, è stato possibile assaggiare anche i rossi d’Irpinia; meritano una citazione le grandi capacità di vinificazione in rosso delle cantine di Antonio Caggiano e di Mastroberardino. Il Vigna Macchia dei Goti del primo e il Radici del secondo mostrano tutte le capacità delle due cantine nel trattare le uve di Aglianico cresciute nella Valle del Calore, per produrre un Taurasi DOCG di ottima qualità, dal bouquet ampio, complesso ed intenso e dall’elevata concentrazione aromatica. E’ stato possibile osservare da vicino anche alcune delle vigne delle case vinicole irpine: pendenze complesse, che obbligano alla vendemmia manuale; piccoli appezzamenti di terra gestiti da viticultori conferitori, che vendono le uve raccolte ai maestri della vinificazione.

La situazione del territorio mostra tutte le complessità che si devono gestire e superare in Irpinia nell’arco del ciclo di produzione delle uve. Visitare le terre da cui nasce un vino che amiamo degustare nei comodi ambienti delle nostre case è sempre un prezioso arricchimento; perché consente di conoscere le caratteristiche del territorio e le condizioni ambientali in cui crescono le uve da cui quel certo vino nasce; in un certo senso è un segno di rispetto e di cultura andare a visitare il vino nella “sua” casa: passeggiare nelle vigne a Tufo e a Taurasi significa immergersi nei profumi e nelle sensazioni che i vini qui prodotti portano nei bicchieri di chi ne beve ovunque si trovi.

Allo stesso modo visitare la cantina di un’azienda consente di comprendere la filosofia e le tecniche con cui la proprietà produce il proprio vino. In tal senso la cantina dei Feudi di san Gregorio si è rivelata una vera gioia per gli occhi e per il senso estetico di chi ama il sodalizio tra la vite e l’arte. Una grande sala dagli spazi immensi, in cui riposano assolute protagoniste centinaia di barrique adagiate con ordine. Il nero della struttura portante è il colore che domina la scena. Punti luce disposti a distanza regolare lungo la sala aiutano l’occhio a percorrere e misurare lo spazio immenso della cantina. Accordi di musica classica risuonano morbidi nell’ambiente, accompagnano le riflessioni di chi visita questo luogo affascinante, fanno “vibrare” il vino che riposa nelle botti accudito da Bach e Beethoven. L’orecchio avverte anche lo scorrere dell’acqua. Acqua che sgorga e si muove lungo percorsi che passano a poca distanza dalle barrique. Acqua agognata dalla vite da cui nascono le uve dei “Feudi”.

A disegnare la cornice di questo luogo austero due file di enormi pilastri. Sono i pilastri che sorreggono la struttura dell’azienda, i pilastri su cui poggiano i piani superiori. Pilastri a vista, grezzi come colonne romaniche, che danno alla cantina l’immagine di un maestoso tempio pagano dedicato alla vite e al suo frutto.
Nello spazio tra le “colonne” è possibile vedere gli strati della nuda terra, quella stessa terra da cui prendono nutrimento le radici dei vitigni dei Feudi di San Gregorio. E così il ciclo è completo: l’architettura e l’estetica della cantina rappresentano una stupenda citazione alla terra e all’acqua che hanno curato il frutto della vite. Il vino riposa in tal modo accudito dagli elementi da cui ha preso vita. Manca solo il sole, altro protagonista fondamentale nella crescita della vite. E’ stato “lasciato” fuori dalla cantina per ovvie ragioni, poco gradito al vino che deve invecchiare e riposare alla ricerca di tutte le sue infinite potenzialità.

Accanto a tanta passione per lo stile c’è ovviamente grande amore per il vino; i Feudi utilizzando i vitigni autoctoni d’Irpinia (e non solo) producono una vasta selezione di vini di ottima qualità, coprendo in pratica tutte le possibilità enologiche che la loro terra mette a disposizione: Fiano, Greco, Aglianico, ma anche Falanghina, Merlot e l’utilizzo di uve surmature di Fiano per la produzione di un eccellente passito.
Gusto e buongusto: produttori coraggiosi e illuminati cercano di fare di questi due elementi le note distintive del loro lavoro. Questo è l’aspetto che ho rilevato all’inizio di questo mio articolo e che ribadisco con piacere ora che vado a concludere.

E’ un vero piacere scoprire luoghi come questi nel Sud della nostra Italia, in Irpinia. Una terra che deve migliorare taluni aspetti (soprattutto nella comunicazione) se vuole arrivare a competere alla pari con le terre di Toscana o con le Langhe piemontesi, ma che nel campo della fantasia e dell’innovazione sembra davvero non temere confronti.


Nelle immagini:
nella Sala Consiliare del comune di Atripalda i giornalisti presenti degustano il Fiano di Avellino;
Irpinia in viaggio: escursione in treno da Avellino a Taurasi lungo le vie del commercio del vino;
penombra, volte, pietre e barrique: l’atmosfera delle cantine Caggiano;
giochi di sole e ombra in uno scorcio delle terre irpine;
le impervie pendenze dei vitigni a Tufo;
archelogia industriale: la facciata dell’antica azienda di estrazione di zolfo a Tufo. E’ stato lo zolfo a proteggere le uve del Greco dall’invasione di fillossera che sconvolse l’Europa alla fine del 1800.


13 giugno 2006

 
 

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