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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Vinitaly 2006, una fiera che cresce
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni

I dati ufficiali parlano di un Vinitaly sempre più grande (4500 espositori, 150 in più dello scorso anno) e di 50mila visitatori nei primi due giorni (+5% rispetto al 2005), dei quale il 30% proveniente dall’estero. Anche i “buyers” stranieri sono aumentati del 10%. Insomma una edizione tanto più positiva se addirittura Angelo Gaja si è spinto a dichiarare “il miglior Vinitaly degli ultimi trent'anni, con ottimi contatti e un’organizzazione molto buona”, spalleggiato nella sua soddisfazione da produttori “pesanti” come Tiziana Frescobaldi o Michele Bernetti di Umani Ronchi.

Un pubblico più selezionato, attento e competente, è quello tratteggiato anche dalle parole di Stefano Campatelli, direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino che ci ha detto: "Vinitaly sta sempre più diventando un luogo professionale, frequentato da buyer e da operatori veramente interessati. Probabilmente il moltiplicarsi in tutta la penisola delle occasioni di degustazione più consone ai semplici curiosi scoraggia da lunghe trasferte e relativi disagi." Insomma, Vinitaly sta avvicinandosi lentamente al modello ideale di fiera dedicata a chi fa del vino un'attività professionale, ma possedendo in qualche modo un "volto umano”, ossia il non essere limitata ai grandi soggetti ma essendo aperta, per fare un esempio, al gestore del piccolo bar che voglia qualificare la sua offerta.

Entrando nel dettaglio, veramente forte era la presenza toscana a cui era dedicato, oltre al classico padiglione 8, il più vasto della Fiera, l'area "Trendy oggi Big domani" volta alla promozione delle aziende in cerca di celebrità. Di grande impatto visivo invece l'allestimento del padiglione Veneto, letteralmente rivestito in modo da riprodurre la vista dei più bei palazzi veneziani. Amplissima (e vera miniera di novità) la rappresentanza del padiglione Sicilia, che si allarga e perde l'aspetto di esclusiva vetrina delle aziende più famose per dare spazio ad un gran numero di piccoli produttori, che, pur non volendo rinunciare ai modelli internazionali che hanno rilanciato la vitivinicoltura isolana, insistono sempre di più su vini meno globalizzati, magari con esiti alterni, ma sicuramente più intriganti.

E parlando di vini, cosa si trovava quest’anno nella Fiera di riferimento del vino italiano? Le belle annate 2004 e 2005 per i bianchi, una situazione più altalenante per i vini rossi, le cui espressioni più importanti provenivano da vendemmie “minori” come le 2002 e 2003, anche se erano già molte le bottiglie interessanti targate 2004.

Ma naturalmente Vinitaly non è solo vetrina aziendale, ma anche luogo di presentazione di iniziative culturali e scientifiche, tra le quali ricordiamo la Carta vocazionale della vigna e dell'olivo, una grandissima zonazione che ha interessato 3.280 chilometri quadrati di territorio, sette anni di lavoro (dal 1998 al 2005) e 140mila euro di investimento, eseguita dall’assessorato all’agricoltura della Provincia di Siena con l’ausilio dell’Istituto sperimentale per lo studio e la difesa del suolo di Firenze (ISSDS) e di Etruria Telematica. E poi, è anche una grande occasione per assistere a degustazioni guidate come quelle curate dall’Enoteca Italiana, alle tante piccole o grandi iniziative organizzate da Regioni e i Consorzi di tutela per valorizzare i rispettivi territori, e per celebrazioni quali quella della nuova DOCG Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane.

Insomma, “Vinitaly è sempre Vinitaly” e i timori di offuscamento della manifestazione legati alla nascita di agguerrita concorrenza, tra tutti la milanese MiWine, sembrano essersi risolti in un suo positivo riposizionamento in un ambito a cavallo tra l'incontro professionale e la vetrina rivolta anche al grande pubblico degli operatori grandi e piccoli.

10 aprile 2006
 
 

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