Presentazione della seconda edizione del premio letterario "Bere il territorio"

I fatti

Giovedì 18 luglio, presso la Sala Montanelli del Circolo della Stampa di Milano, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione del concorso letterario “Bere il territorio”.

Il concorso, organizzato dall’associazione GoWine, si propone di dare una possibilità ai giovani di raccontare il loro rapporto con il vino, che è spesso un rapporto che si intreccia con il territorio di origine per entrambi. Il concorso generale è aperto ai giovani dai 18 ai 30 anni di età: sono inoltre previste due sezioni speciali dedicate agli studenti degli istituti agrari e alberghieri.

La giuria comprende, tra gli altri, nomi importanti come Gigi Brozzoni, Vanni Cornero, Paolo Marchi, Alessandro Masnaghetti, e molti altri. La conferenza stampa è stata avviata da Massimo Corrado, presidente dell’associazione GoWine, che ha sottolineato l’esperienza positiva della Prima Edizione e ha introdotto gli altri relatori: Enzo Brasolin, attore di teatro, Magda Antonioli Corigliano, docente di Economia Politica della Università Bocconi e membro della giuria, e Mauro Dalbard, consigliere del CERVIM.

Durante la conferenza stampa sono stati sottolineati diversi aspetti interessanti del concorso, primo fra tutti dare la possibilità ai giovani di scrivere e di esprimersi: molto spesso, infatti, i giovani hanno molto più da raccontare di quanto si possa pensare. E tra un intervento e l’altro, Enzo Brasolin ha letto brani di Baudelaire, Neruda e Pavese aventi il vino e la vigna come soggetto.

Magda Antonioli Corigliano, già membro della giuria della prima edizione, ha fatto rilevare che la promozione del concorso da lei fatta in prima persona ha avuto una risposta entusiastica e soprattutto qualitativa. Molto sorpresa, soprattutto, per i risultati dei partecipanti degli istituti agrari e alberghieri, realtà scolastiche solitamente sottovalutate, che hanno dimostrato grandi motivazioni e buona preparazione culturale.

Mauro Dalbard ha presentato l’istituto da lui rappresentato, il CERVIM, che si occupa di coordinare la ricerca e fare promozione per quelle aree che presentano caratteristiche attinenti alla viticoltura di montagna. Tra le zone seguite dal CERVIM ci sono regioni italiane, come Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, la regione portoghese del Douro, regioni svizzere come il Vallese, francesi come la zona del Banyuls, e tante altre sparse per l’Europa.

La presenza di Dalbard è servita anche per introdurre il Premio speciale del concorso che viene istituito per premiare uno fra i racconti trattanti il tema della viticoltura in condizioni orografiche difficili. E’ stato sottolineato come l’abbandono da parte dell’uomo della viticoltura in terreni difficili può creare situazioni di dissesto: in questo caso l’uomo, con la sua opera, rappresenta anche il manutentore dell’ambiente. Inoltre, la viticoltura di montagna presenta spesso situazioni di originalità per quanto riguarda i vitigni coltivati, che sono molto spesso autoctoni e legati al proprio specifico territorio.

Al termine della conferenza stampa era disponibile un banco d’assaggio con una trentina di vini forniti da produttori sostenitori dell’iniziativa. Tra gli altri sostenitori dell’iniziativa ricordiamo VeronaFiere, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e Fimer, produttore di macchinari per l’imbottigliamento.


Note a margine

Ho partecipato a diverse iniziative di GoWine nell’ultimo anno e mi sono sempre piaciute, sebbene siano spesso riscontrabili dei piccoli peccati di gioventù, peraltro rimediabili con un maggiore rodaggio da parte dell’organizzazione. Massimo Corrado è un entusiasta e i suoi progetti sono sempre comunque ben centrati.

La “Mostra del Moscato”, per esempio, tenutasi nel maggio scorso è stata un’iniziativa molto interessante per chi volesse conoscere le diverse espressioni del vitigno, a un prezzo conveniente e con una formula piacevole, quella della degustazione in piazza, che farà certo storcere il naso ai professionisti, ma che per l’amatore rappresenta un’interessante combinazione.

Anche questo premio “Bere il territorio” mi piace, perché può dare la voce a ragazzi che hanno qualcosa da dire, e può fare scoprire che il cliché che dipinge la nuova generazione come una massa di imbecilli dipendenti dalla televisione e da Internet può essere errato in molti casi. Parliamone allora, e il più possibile, di questo genere di iniziative.

Riccardo Modesti
(31/7/2002)