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Dalla costa con furore. Anteprima dei Vini della Costa Toscana, le prime impressioni


Di fronte all’imponenza dei tre grandi blocchi della Toscana interna (Chianti Classico, Montalcino, Montepulciano, peraltro coordinati nella presentazione delle ultime annate) può sembrare naturale che, per una sorta di fenomeno geologico, prima o poi le realtà della costa si saldassero assieme per tentare di presentarsi come soggetto unico agli occhi della stampa nazionale ed estera.

Ebbene, con l’edizione 2002 di Anteprima vini della Costa Toscana, tenutasi dall’1 al 3 Giugno nella Villa Bottini di Lucca, questo fenomeno ha preso forma in modo tangibile ed ufficiale, con tanto di protocollo siglato dalle province di Pisa, Lucca e Livorno (naturalmente da estendersi alle altre interessate) per assicurare a questa manifestazione cadenza annuale e quindi valorizzare prodotti “che caratterizzano ed arricchiscono l’intero territorio che va dalla foce del Magra al confine laziale”.

Anteprima 2002 ha voluto significare presentazione en primeur dei vini della vendemmia 2001 provenienti, come dicevamo, dai vigneti della costa toscana: da Massa, con le sue propaggini lunensi ed il Candia, dalla lucchesia (Colline Lucchesi e Montecarlo), passando per le Colline Pisane, Montescudaio, Bolgheri, arrivando infine alla Maremma grossetana.

L'organizzazione, come per i precedenti convegni tenutisi sempre a Villa Bottini, è stata a cura del Consorzio Vini delle Colline Lucchesi (presidente Giampiero De Andreis) e aiuti preziosi e fattivi sono stati forniti da produttori "costieri" quali Ginevra Venerosi Pesciolini della Tenuta di Ghizzano, Pier Mario Meletti Cavallari (chi non conosce Grattamacco?) e Moreno Petrini (Tenuta di Valgiano) che con caparbietà e dedizione per il terzo anno consecutivo si sono fatti carico di mettere in pratica questo indispensabile coordinamento territorial-vinoso.

La partecipazione ai lavori di Daniele Cernilli per il Gambero Rosso e di Enzo Vizzari per l’Espresso ha dato l’imprimatur definitivo alla manifestazione, così come di grande interesse sono stati gli interventi di Christian Roger della società di consulenza Vino e Finanza e di Francois Mauss, presidente del Grand Jury Européen, organizzazione che si occupa della salvaguardia dei grandi cru europei.

Le degustazioni, avvenute nella quiete e nella calma delle preziose sale della lucchese villa Bottini, hanno goduto dell’impeccabile servizio di disponibili e gentili sommelier dell’AIS. Le batterie venivano servite coperte in “panieri” da sei, ogni degustatore aveva un suo “statino di servizio” con i vini assaggiati, rimasto agli archivi della manifestazione; al termine della sessione potevano essere ritirati i fogli con le corrispondenze codici-vini.

E due o tre parole sullo stato di quei vini le dobbiamo pur anticipare, così, a caldo, per come lo abbiamo percepito nella tre giorni lucchese, premettendo che ogni analisi deve tener conto dello stadio precocissimo di maturazione di quei campioni, che in molti casi vedranno la luce del mercato non prima del 2004. Gli effetti di questa precocità, a ben vedere, ci sono parsi influire maggiormente sulle zone che danno tradizionalmente i vini più concentrati e strutturati, leggi Bolgheri, e meno sui prodotti pisani e lucchesi, che infatti abbiamo trovato in media già meglio definiti e giudicabili.

Qualche anticipazione, prima del corpus dei nostri dettagli che immancabile arriverà più in là nel tempo, ci rivela intanto che per quanto riguarda il livornese è già a posto il Piastraia di Michele Satta, già estroverso il Paleo Rosso de Le Macchiole; molto bello il Lago Bruno di Incontri (ex Martelli & Busdraghi) e belle soddisfazioni abbiamo avuto assaggiando il Peccato di Jacopo Banti ed il Rosso degli Appiani di San Giusto. Il Sassicaia 2001 si preannuncia vino sensuale, avvolgente, cremoso anche se il frutto è per ora in seconda linea. Qualche problemino ci è parso intravedere per i tannini del Grattamacco di Collemassari. Buona sorpresa dal Bolgheri Rosso Grale (Le Grascete), belle prospettive per il Subertum di Lorella Ambrosini e per il Tuscanio di Bulichella.

Venendo a Lucca, belle sensazioni ci hanno lasciato il Cercatoja Rosso della Fattoria del Buonamico, buoni con qualche dolcezza in sovrappiù il Terre de’ Consolari (Wandanna) ed il Syrah de La Torre; gran bel frutto messo in mostra (con qualche accenno di rusticità) dal For Duke di Gino Fuso Carmignani. Composto, ampio il Tenuta di Valgiano, anche se qualche fuori fuoco aromatico deve andare ancora a posto. Menzione dovuta anche per la piacevolezza - già raggiunta - dal Brania delle Ghiandaie (Colle Verde), per i sorprendenti Picchio Rosso (Colle di Bordocheo) e Cosimo il Vecchio (Fattoria Tori) e per la mostruosa morbidezza del Merlot Poggio De Paoli di Vigna di Gragnano.

Senza dubbio molto leggibili ed intuibili ci sono apparse carenze e virtù dei vini pisani, soprattutto le virtù però, se è vero come è vero che in linea generale ci hanno sorpreso per una prova d'insieme di tutto rispetto, punteggiata di vere e proprie chicche che non dovrebbero tradire le aspettative dei curiosi e degli appassionati. Il mosaico, caleidoscopico, tipico dei vini di queste terre inizia a comporsi e a dimostrare come uno spiccato senso dell'equilibrio tra le parti e la freschezza della proposta, senza toccare abissi di concentrazione o di possanza, possano ritenersi i valori fondanti attuali e futuri, valori sui quali (ne siamo convinti perchè così ci suggeriscono anno dopo anno quei terroirs) dovranno giocarsi rinascimento ed identità, rinascimento peraltro intuibile - e molto bello - se ti avvicini al Castellaccio Rosso de L'Uccelliera o al Dulcamara di Giusti & Zanza, entrambi provenienti dalla dolce collina di Fauglia, oppure all' A Sirio di SanGervasio o al Reciso di Pietro Beconcini.

Grandi promesse intravediamo nel Montescudaio Rosso La Regola, nel Veneroso di Tenuta di Ghizzano (che più che promessa è una realtà) e nel Poggio Cosmiano. Troppe le bottiglie di alterna fortuna per il Notte di Villa Vestri (ripetuti problemi di riduzione e di alterazione aromatica) che tuttavia, se beccato nella bottiglia giusta, riesce a donare good vibrations. Siamo fiduciosi.

Invece se ti avvicini alla Maremma devi fare i conti con corpi sentiti e grassi, alcolicamente importanti, e confrontarti quindi con vini che ricercano, a volte con affanno altre volte no, di coniugare la solarità e l'estrema maturazione del frutto tipica di quelle terre e di quelle esposizioni con un senso di freschezza in più e soprattutto di integrità/maturità tannica, risultato questo non sempre così agevole da ottenersi.

Quando le cose stanno a posto, quando il risultato c'è, percepisci però da quei bicchieri tutta la peculiarità di una terra, un'impronta assolutamente riconoscibile, una lodevole sincerità, una probabile bellezza. Così è stato, d'impatto, ad accostarsi ai Morellino di Costanza Malfatti e di Poggio Argentiera (Capatosta), oppure allo splendido Avvoltore di Moris Farms o alle autentiche sorprese costituite dal Poggio Bestiale della fattoria di Magliano o dal Parrina Rosso Riserva Radaia de La Parrina (merlot in purezza a quanto pare). Da marcare stretti il Marsiliana della tenuta omonima ed il Tenuta Belguardo, idem.

A presto con i dettagli, ancora dalla Costa.

Riccardo Farchioni
Fernando Pardini
(6/6/2002)

 

   

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