Grandine!

I fatti

Il primo fine settimana di agosto doveva essere in parte dedicato da me e mia moglie per una gita ai Corni di Canzo, una meta raggiungibile con una passeggiata di un paio d’ore che offre un panorama meraviglioso sul Lago di Como.

Poiché le condizioni meteorologiche non erano ottimali, abbiamo dapprima rimandato la gita dal sabato alla domenica, per poi rimandarla del tutto e sostituirla con una sana dormita, conciliata ottimamente da temperature più basse del solito e da un cielo nuvoloso.

Mentre io e mia moglie ragioniamo sull’opportunità o meno di fare la gita, altre persone sono alle prese con problemi molto più seri, causati da un’ondata di maltempo locale con grandine di eccezionale dimensioni e intensità.

Queste persone sono i viticoltori di una fascia geografica collocata tra Brescia e Verona, che copre una serie di territori legati a denominazioni come Botticino, Garda Classico, Bardolino e Valpolicella.

I telegiornali mettono in grande risalto i danni in Valpolicella, ma come dar loro torto visto che lì si producono vini come l’Amarone, così famosi e apprezzati in tutto il mondo ?

Lascio passare qualche giorno e poi penso che sarebbe interessante andare a vedere e raccontare cosa possa significare un evento del genere.

Il mio itinerario privilegia Botticino e la zona del Garda Classico, e la mia ricognizione parte, per l’appunto, da Botticino, località forse più famosa per il marmo che viene qui cavato piuttosto che per il rosso che viene qui prodotto da un uvaggio comprendente barbera, sangiovese, marzemino e schiava, anche se nell’ottocento qui si produceva un vino definito "Il Barolo di Lombardia"

Prendo quindi appuntamento con Pierangelo Noventa, titolare dell’Azienda Agricola Antica Tesa che si trova a Botticino Mattina: state tranquilli che esiste anche Botticino Sera.

Già arrivando in paese si possono vedere le prime piccole vigne che si trovano nella parte pianeggiante completamente spoglie, tranne che per qualche grappolo qua e là ancora appeso in condizioni tutt’altro che ottimali.

Al mio arrivo in azienda trovo Pierangelo Noventa in tenuta da lavoro e mi spiega che sta ampliando la cantina, "Ho fatto il mutuo" mi dice. Oltre al danno così c’è anche la beffa e la misura di questo danno subìto in vigna è del 100 %: per un’azienda che ha 6 ettari di terreno vitato, dai quali vengono prodotte 40.000 bottiglie, si fa presto a fare due conti sul giro d’affari che, con un mutuo in corso, non può permettersi battute d’arresto simili. La valutazione del danno è intorno ai 250.000 euro, e al momento non si sa bene se qualche ente pubblico verrà incontro a questa situazione. Su questo Noventa mi dice che "Non pretendo il rimborso integrale, ma se mi danno qualcosa non ci sputo sopra". Il comune di Botticino di sicuro non verrà incontro ai calamitati, almeno per il momento. "Soldi per l’agricoltura non ce ne sono", mi dice Noventa, "L’agricoltura non viene considerata, e sì che ci dovrebbero riconoscere almeno l’opera di manutenzione che facciamo sul territorio". Si spera allora in un intervento regionale, considerando che l’Assessore Viviana Beccalossi è bresciana e ha dimostrato finora una buona sensibilità nei confronti del mondo del vino.

Essendo il Botticino, nella versione Riserva, un vino che ha bisogno di almeno due anni di affinamento, si può dire che qualcosa da vendere per i prossimi due anni rimane ancora, ma poi ci sarà il buco dell’annata 2002 e Noventa la butta sul ridere dicendo "Andrò a vendere gelati". Un aspetto non noto al grande pubblico è che la grandine, oltre a distruggere foglie e grappoli, va a intaccare le gemme che dovrebbero entrare in produzione nell’annata successiva, in modo tale da ridurre anche la produzione per l’anno successivo. Questo, in misura accettabile, può rappresentare anche un bene per chi fa qualità, poiché ben si sa che minore è la produzione per pianta, migliore è l’uva che se ne ottiene: a tale proposito ricordo una considerazione analoga svolta da un produttore dell’Isola d’Elba colpito da una gelata tardiva che aveva notevolmente abbassato la produzione per quell’annata.

"La vigna era bella come un giardino, avevamo appena diradato i grappoli", mi dice Noventa con rammarico.

In questa grandinata eccezionale ci sono sono stati diversi fatti insoliti: in primo luogo ha colpito un territorio più vasto del solito, e come si sa la grandine si caratterizza per essere un fenomeno molto locale. In secondo luogo ha grandinato nella notte, in due riprese successive a mezz’ora di distanza l’una dall’altra. E per finire, le dimensioni dei chicchi di grandine: alcuni grandi come pomodori, con un peso prossimo al chilogrammo."Negli ultimi 100 anni non si era mai visto niente di simile, ho chiesto anche ai nostri vecchi", sostiene Noventa, che ha tre appezzamenti diversi nella zona di Botticino e che, contrariamente al solito, sono stati tutti colpiti allo stesso modo.

Nel frattempo arriva la figlia Alessandra, che si definisce una "factotum" all’interno di questa azienda dalla chiara impronta familiare, e mi porta a fare un giro in una delle vigne, e mi confessa che "Non ci volevo più venire qui per un po’, ma poi accompagnando altre persone della stampa ho finito con il venirci", e la vedo davvero emozionata. La vigna è in collina, in un terreno in pendenza, esposta perfettamente a sud. Sarebbe perfetto, ma la vista è davvero desolante, si fa fatica a credere che fino a pochi giorni prima ci fossero foglie e grappoli perfetti. Qualche palo di cemento è stato perfino divelto dal vento. E che rabbia mista a delusione traspare dalle parole che mi dice raccontandomi degli impianti nuovi a Guyot che hanno qualche anno di età. Sembra gennaio guardando le piante, ma è agosto. Incontro anche la moglie di Pierangelo Noventa che mi mostra un tavolo da giardino, ne ho uno uguale sul mio terrazzo, forato da proiettili di ghiaccio, ed è una vista che ti fa rabbrividire all’idea di poterne prendere uno in testa.

E il vino ? Noventa fa qualità e il vino che mi ha fatto assaggiare, un Botticino DOC Riserva spillato da una barrique, mostra stoffa e finezza, nonostante il tempo debba ancora smussarlo dalle troppe asperità che ancora mostra, dimostrandosi comunque un bel vino da non lasciarsi sfuggire, come tanti altri in questa Italia piena zeppa di tante nicchie enologiche.

Pochi chilometri verso est, seguendo il percorso della grandine, ed eccomi nella Valtenesi, dove scorre il fiume Chiese. I colli morenici del Garda Classico, dove regna il groppello, un vitigno autoctono a bacca rossa, mi dividono di pochi chilometri dalla sponda lombarda del Lago di Garda. La mia prossima meta è l'Azienda Agricola Redaelli De Zinis sita a Calvagese della Riviera, dove incontro il titolare Alessandro Redaelli De Zinis, che è pure Presidente del Consorzio del Garda Classico.
Anche qui a "Borgo alla Quercia", il nome della tenuta, la devastazione è notevole, pur senza toccare i livelli di Botticino, dove sembrava essere passata una bomba atomica. Qui il danno è valutato per una cifra pari a 1.200.000 euro.
Qui il maltempo non ha solo toccato il vigneto, ma anche i fabbricati rurali dell'Azienda: il tetto della stalla è forato e pericolante, molti i locali allagati dalle forti precipitazioni e nel conto anche una ventina di pavoni uccisi dalla grandine.

Dei 70 ettari di vigneto se ne sono salvati una quindicina, quelli lontano da "Borgo alla quercia", mentre i rimanenti hanno subito un danno del 100 %.
Uno dei primi provvedimenti è una richiesta al prefetto, in deroga alla legge sulle coltivazioni biologiche, di potere trattare le piante colpite dalla grandine con la poltiglia bordolese per arrestare le patologie fungine che si possono scatenare dove il cui fusto è stato danneggiato. Redaelli De Zinis è anche intenzionato a elaborare alcune proposte da sottoporre al Ministro dell'Agricoltura per venire incontro rapidamente alle necessità dei viticoltori calamitati della zona, tra le quali il congelamento di tasse, contribuzioni previdenziali e mutui bancari per un biennio, attivare la creazione di un pool di banche che stanzino un fondo speciale per mutui a tassi di favore, e per finire sostenere l'organizzazione, in sinergia con aziende della grande distribuzione, di eventi enogastronomici che incentivino le vendite dei prodotti dell'area sinistrata.
Un grande problema, anche banale se vogliamo, ma reale, è che in questo momento la maggior parte dei professionisti che sarebbero necessari per riparare i danni sono in ferie, ritardando gli interventi urgenti necessari. Ci sono, tra l'altro, diverse situazioni pericolose, come tetti pericolanti, scarichi danneggiati e tubature del gas a rischio.

Note a margine

Una volta lasciato Calvagese della Riviera riprendo la strada andando verso est, verso il lago, seguendo la scia di rovina lasciata dalla grandine. Di tanto in tanto trovo anche dei vigneti non colpiti, ma la maggior parte lo sono. Anche i campi di granoturco mostrano uno spettacolo veramente avvilente, il pergolato di kiwi del locale dove pranzo mostra solo qualche frutto penzolante. Per chi lavora gomito a gomito con Madre Natura questi eventi sono assolutamente devastanti, sia economicamente che moralmente. La moglie di Pierangelo Noventa mi ha fatto notare che tutto il tempo che è stato dedicato alla vigna, per renderla "bella" al meglio, lavorando i sabati e le domeniche con fatica fisica e con grandi aspettative, è stato vanificato in pochi minuti: e tutto questo è veramente frustrante, oltre alla mazzata economica che un'azienda che ha pochi ettari e che vuole fare qualità può subire.

Nella mia ingenuità ritenevo che i produttori fossero assicurati contro eventi del genere, ma entrambi i miei interlocutori mi hanno risposto la stessa cosa: non è conveniente avere un assicurazione, perché costa tanto e il rimborso è scarso perché calcolato in base ai prezzi dell'uva secondo i bollettini della Camera di Commercio. Se così è davvero, non faccio né l'assicuratore né faccio indagini di mercato in tal senso e quindi credo a quanto mi è stato detto, ritengo che ci sia qualcosa che non va come dovrebbe. Come non vanno tanto bene tutti quei grappoli che, durante tutto il mio giro, ho visto ancora appesi sulle piante, torturati dalla grandine e penzolanti come tanti impiccati: l'immagine è cruda ed è ancora davanti ai miei occhi.

Voglio sperare che quei grappoli non vedranno mai una cantina.

Riccardo Modesti
(20-8-2002)