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“Progetto Piattaforma Ampeleografica”: quale adattabilità per i nostri vitigni?


Come si adattano i vitigni sul territorio nazionale? Qual’è, in altre parole, la possibilità di “esportare” uve da una regione all’altra, cercando di trarne risultati validi - e nuovi - anche al di fuori delle zone di origine? E quali sono le caratteristiche (e potenzialità) di quei vitigni autoctoni che sono oggi poco utilizzati, semisconosciuti e difficili da reperire, ma che possono dare peculiarità ai prodotti?

Queste sono più o meno le domande alle quali ha cercato di rispondere il Progetto Nazionale Piattaforma Ampeleografica, che ha riguardato 13 regioni, 20 vitigni e 43 campi e che ha voluto essere una strategia nazionale di mappatura globale del nostro germoplasma viticolo. Gli scopi principali dell'iniziativa sono stati la valorizzazione dei vitigni autoctoni e il monitoraggio dei principali parametri viticoli ed enologici di importanti uve, cercando di individuare tre fattori “di merito”: adattabilità, interesse e peculiarità.

Il progetto in Toscana (dove è stato fondamentale il ruolo dell’ARSIA, l’ente che si occupa dei rapporti fra istituzioni di ricerca e mondo della produzione) ha riguardato complessivamente 42 vitigni (ai 20 del lotto nazionale - assente il sangiovese - ne sono stati aggiunti 22), 8 vigneti sperimentali in 6 provincie (Arezzo, Firenze, Pisa, Lucca, Livorno, Grosseto) ed è partito nel 1990-1991 con la realizzazione dei primi vigneti (quelli della Fattoria di Nipozzano e all’Isola d’Elba si sono aggiunti nel 1998), è continuato nel 1996-1999 con le valutazioni viticole-enologiche e nel periodo 2000-2002 con ricerche più mirate ad accrescere le tipicità nelle varie province.

I risultati, per quanto riguarda la Toscana, sono stati comunicati in un convegno tenutosi alla Fattoria Poggio Gagliardo il 22 Maggio 2002. Le “superstar” (in generale tali anche per l’intero territorio nazionale) sono state sicuramente il Nero d’Avola, il Refosco (che risponde meglio in ambienti più fertili), l’Incrocio Manzoni 6.0.13 (precoce, di buona acidità, valido in climi caldi, caratterizzato da grappoli piccoli e quindi da bassa produzione per pianta anche in caso di grande fertilità); fra i vitigni autoctoni possiamo ricordare il Foglia Tonda (seppure presenti una certa tendenza alla alta produzione) e la Barsaglina.

Altri risultati, in estrema sintesi: la Toscana si è mostrata adatta a uve come Marzemino, Vermentino, Sauvignon. Adatta con qualche riserva a Falanghina, Pinot Bianco, Verdicchio, Primitivo, Riesling, Albarola. Assolutamente inadatta ad Aglianico, Dolcetto, Greco di Tufo, Nebbiolo, Sylvaner.

Per concludere riportiamo un commento comune del prof. Boselli dell’Università di Firenze che il prof. Scalabrelli dell’Università di Pisa, i quali si sono detti perplessi sull’utilità di importare vitigni extraregionali in zone vocate: più utile è certamente valorizzare le più di duecento uve autoctone che vi sono in Toscana e che possono conferire quella distinguibilità del prodotto così importante per le piccole aziende vitivinicole.


Valutazioni enologiche dei vitigni

Incrocio Manzoni 6.0.13 (incrocio Riesling x Pinot Bianco).
Vitigno molto precoce (in Maremma lo si è raccolto a metà Agosto), dà luogo a buone gradazioni. Acidità assai soddisfacente (pH intorno a 3.15 indipendentemente dal territorio). I profumi si attestano sulla frutta esotica e la pesca, in seconda battuta sugli agrumi e la salvia. Buona struttura. Il risultato fa consigliare l’uso del vitigno sia in purezza che ad integrazione di altre uve, come ad esempio il trebbiano.

Fiano
Colore giallo carico; profumi nel registro floreale (acacia e rosa), e fruttato (frutti esotici); spezie, e come assoluta peculiarità, miele d’acacia. Ha raggiunto spesso qualità discreta ma mai ottima, in ogni caso inferiori a quelle della zona d’origine (Campania); i migliori risultati sicuramente si sono trovati in Maremma. Acidità in genere elevata, struttura discreta.

Verdicchio
Colore giallo di media intensità; profumi netti di acacia, poi di mela verde, agrumi ed erbe aromatiche. Buoni livelli zuccherini, acidità elevata. Buoni risultati nella zona di Montescudaio e in Maremma; può trovare qualche buon risultato sostituendo il trebbiano nelle zone più calde.

Falanghina
Buon risultato a livello nazionale, meno buono in Toscana, dove non riesce a maturare e mantiene acidità assai elevata. Profumi intensi, fini ed eleganti di frutta esotica, e poi di agrumi. In Toscana non viene consigliato nella vinificazione in purezza ma come integratore di acidità o come base per spumantizzazione.

Vermentino
Si è ben comportato in tutti i campi; i migliori nella zona interna della Valdichiana e a Montescudaio. Profumi di acacia, rosa, biancospino, frutti esotici. Fine, caratteristico, piacevole. Buona struttura.

Ansonica (Inzolia)
Profumi mai troppo intensi di acacia, frutta (pomacee) e spezie. Ha mostrato, stranamente, gradazioni più alte nelle zone interne (Valdichiana) che in Maremma. Particolarmente elevati i valori dei polifenoli (a causa di una buccia tenera che tende al rilascio); questo deve portare ad una grande attenzione in fase di vinificazione. La qualità non si è mostrata dell’interesse tale da giustificare una diffusione regionale.

Nero d’Avola
Colore rubino pieno (coefficiente 100, praticamente color inchiostro). Profumi spiccati di bacche e prugna essiccata, poi chiodo di garofano (caratteristico), viola - non molto intenso. I risultati che più colpiscono sono le densità ottiche notevoli (le massime raggiunte in Maremma); quantità di polifenoli maggiore di 2g/litro (il massimo in Maremma, 2646 mg/l). Corpo e acidità soddisfacenti. Minore riuscita in lucchesia. Ne è stata richiesta l’iscrizione sia in purezza che in uvaggio, anche se, data la grande personalità, tende a marcare il vino.

Refosco
Colore rubino molto intenso, cupo, con componenti violacee. Profumi intensi di more e lamponi; poi di prugna secca, infine di viola, di erbaceo secco, di pepe. Corpo vigoroso, giustamente tannico, un pochino più ruvido rispetto al Nero d’Avola. Sono stati raggiunti risultati molto validi in provincia di Grosseto e di Arezzo; soddisfacenti in lucchesia. In Maremma è stata osservata una quantità di polifenoli pari a 3580 mg/l, circa la metà nelle altre zone. In definitiva, un vitigno di notevole interesse, specie nelle zone calde.


Vitigni autoctoni

Foglia Tonda
Colore rubino pieno (coefficiente 90), sfumature violacee. Profumi (mai troppo intensi) di violetta, bacche, ciliegia, e – in seconda battuta – di prugna secca. Risultati positivi in tutti i campi (i migliori in Valdichiana), corpo piuttosto pieno, discreta acidità, contenuto in polifenoli intorno a 2000-2500 mg/l. È stato giudicato meritevole di nuova applicazione, soprattutto in aggiunta al sangiovese ove questo risulti carente in colore e in contenuto polifenolico, e in relazione ad una tipicizzazione del prodotto.

Barsaglina
Vera e propria sorpresa: una volta era diffuso solo nella zona di Massa, è stato gradualmente abbandonato perché dava luogo a vini talvolta finanche maleodoranti, chiaramente a causa di cattive tecniche di cantina, correggibili ad esempio tramite lieviti selezionati. Ha presentato sempre buone maturazioni; colore rubino (molto carico, coefficiente pressoché 100). Profumi di bacche (intenso), di spezie, di erbaceo secco. Caratteristica fondamentale: struttura e assenza di astringenze; i tannini appaiono già polimerizzati anche in vini giovani. Il contenuto in polifenoli è compreso fra 2400 (provincia di Arezzo) e 3360 (provincia di Pisa).

Mazzese (Ciliegiolo)
Ha dato discreti risultati in tutti i campi. Colore rubino-violaceo molto intenso, profumi di ciliegie, more e lamponi. Ha dato luogo a vini giovani, pronti, beverini, non adatti a lunghi invecchiamenti. A causa di questa caratteristica, si è pensato di eseguire una macerazione carbonica per testare la possibilità di trarne un buon Novello; non sono stati raggiunti risultati positivi a causa della buccia spessa che rende difficile l’azione della CO2. Contenuto in polifenoli piuttosto alto ma corpo leggero: il vino non è adatto a lungo invecchiamento, può essere utile per differenziare produzione aziendale.

Dopo il convegno, abbiamo avuto la possibilità di assaggiare i risultati di alcune vinificazioni (vendemmia 2001) effettuate nell’ambito del progetto: riportiamo in sintesi le nostre sensazioni.

Verdicchio (Pi): colore paglierino scarico, profumi intensi, penetranti di fiori, agrumi, con cenni di miele. In bocca si avverte una acidità piuttosto accentuata, buona struttura e fluidità, buona risposta aromatica anche se con qualche tono aspro.

Vermentino (Pi): profumi floreali intensi di grande freschezza con toni di glicine, lavanda, arancio e pompelmo. Bella struttura e straordinaria freschezza.

Vermentino (Ar): colore paglierino più carico che nel campione pisano. Profumi meno intensi che si attestano stavolta sulla frutta matura. Poca coerenza in bocca, che presenta toni aspri.

Falanghina (Ar)
: profumi non particolarmente intensi; in bocca aspro anche se di buona struttura.

Greco di Tufo (Pi): colore giallo carico, profumi di fiori e frutta gialla. Acidità eccessiva in una bocca non particolarmente piacevole; struttura media e finale che vira su toni dolci di pasticceria.

Ansonica (Isola d'Elba, Li): bei profumi: fiori gialli, pesca, frutta tropicale in bella profondità. Bello anche in bocca, denso, strutturato: un vino che ha le doti per essere importante.

Incrocio Manzoni 6.0.13 (Ar): naso stupendo, fatto di profumi molto intensi di mela, pera, fiori. In bocca parte bene, progredisce con la giusta vena acida, concentrato, con un finale molto ampio anche se un tantino scomposto e con qualche tono amarognolo. Personalità aromatica straordinaria i cui toni sono difficili da cancellare dalla bocca.

Ansonica (Pi): naso non nitido né pulito. Anche in bocca non perfettamente a punto, con qualche tono mieloso e buona densità.

Fiano (Ar): olfatto floreale, pulito anche se non intensissimo. Bello in bocca, agrumoso con levigatezze quasi caramellate, fresco e rotondo. Finale di buona dolcezza.

Refosco (Ar): bel colore rubino porpora; profumi intensi, eleganti e dai toni maturi di fragola e lampone, nell’ambito di una esposizione di frutto veramente esuberante. In bocca attacco su toni leggermente vegetali, struttura media, buona cremosità e morbidezza, qualche tono leggermente dolciastro. Bella lunghezza.

Barsaglina (Ar): olfatto non perfettamente a fuoco; al gusto un tantino troppo dolce, con toni quasi abboccati. Nel finali appaiono interessanti note mentolate.

Primitivo (Ar): mette in mostra una buona quantità di frutto anche se in modo non troppo pulito, comunque fresco ed intenso. In bocca è aspro, segno evidente di non raggiunta maturità dell’uva.

Malbeck (Pi): profumi intensi e persistenti, ma non fini e con evidenti caratteri di rusticità. In bocca in primo piano un carattere vegetale.

Foglia Tonda (Ar): profumi peculiari di mela, olfatto non pulitissimo. In bocca si contraddistingue per un fruttato fresco ed immediato. Qua e là qualche vena aspra.

Foglia Tonda (Lu): fine, elegante, con intriganti note mentolate al naso; buona struttura in una bocca che presenta qualche tono asprino.

Nero d’Avola (Pi)
: al naso sentiamo frutta rossa matura, spezie, in aggiunta a toni nettamente “toscani” di frutta di bosco. In bocca morbido e cremoso, anche se con dolcezze eccessive.

Bonamico (Pi): olfatto floreale assai elegante, aristocratico e composto. In bocca non ha passo travolgente, ma aromaticamente è soddisfacente e mostra buona struttura.

Appendice: elenco dei vitigni sperimentati

1 - Vitigni del progetto originario presenti nei cinque campi di partenza (Azienda Regionale di Rispescia – GR, Azienda Poggio Gagliardo – PI, Azienda Fubbiano – LU, Azienda Santa Vittoria e Azienda Istituto Sperimentale Viticultura – AR):

Extra regionali: Aglianico, Cabernet Sauvignon, Dolcetto, Malbeck, Marzemino, Nebbiolo, Nero d’Avola, Pinot Nero, Primitivo, Refosco, Chardonnay, Fiano, Greco, Incrocio Manzoni 6.0.13, Verdicchio, Pinot Bianco, Riesling Italico, Sauvignon, Sylvaner verde, Falanghina. Regionali: Sangiovese, Mazzese, Barsaglina, Foglia Tonda, Bonamico, Trebbiano Toscano, Vermentino, Ansonica, Promaticcio, Albarola.

2 - Vitigni presenti nei tre nuovi campi:

Azienda Nipozzano (FI) – Extra regionali: Incrocio Manzoni 6.0.13, Falanghina, Chardonnay, Fiano, Grechetto, Pinot Bianco, Riesling, Cabernet Sauvignon, Malbech, Marzemino, Nebbiolo, Pinot Nero, Primitivo di Gioia, Refosco, Carmenere, Cabernet Franc, Lambrusco Mariani, Grenache, Malvasia Nera, Sagrantino, Syrah, Tempranillo, Teroldego, Vespolina. Regionali: Confronto di 10 biotipi e cloni di Sangiovese.
Azienda Arrighi (Elba, LI) – Extra regionali: Falanghina, Fiano, Grechetto di Todi, Pinot Bianco, Sauvignon, Chardonnay, Riesling Italico, Cabernet Sauvignon, Syrah, Sagrantino, Tempranillo, Pinot Nero, Primitivo, Refosco, Vespolina. Regionali: Sangiovese, Trebbiano Toscano.
Azienda Sapere (Elba, LI) – Extra regionali: Moscato. Regionali: Vermentino, Aleatico, Ansonica.

Vitigni per i quali si è chiesta l’iscrizione
(fra parentesi le provincie nelle quali sono già autorizzati):

Ansonica (LI, GR, LU): PI; Barsaglina (MS): LU, PI, AR, GR, SI; Bonamico (LU, PT, PI): LI; Foglia Tonda (PT, SI): LU, FI, PI, AR, GR; Montepulciano: FI; Verdicchio (PT): LU, FI, PI, AR, GR); Muller Thurgau (FI, AR): PT, SI; Riesling (FI, SI, PO, GR): PT; Teroldego (PI): FI, SI; Grechetto (LU, AR, SI): GR; Pinot Nero (LU, PT, FI, SI, GR): MS, LI; Ancellotta (PI): SI; Cesanese d’Affile (-): SI; Nero d’Avola (-): AR, GR, PI, LU; Incrocio Manzoni (-): AR, GR, PI, LU, SI; Fiano (-): AR, GR, PI, LU; Refosco dal peduncolo rosso (-): SI, AR, PI, LU, GR; Malvasia Istriana (-): GR; Petit Verdot (-): GR, PI, AR.


Riccardo Farchioni
(7/6/2002)

 

   

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