Ancora pareri sulla "DOC Toscana"

 
 

Abbiamo già parlato in queste pagine della proposta di nuova "DOC Toscana". L'incontro svoltosi a Firenze per discuterla ha registrato pareri diversi, molti gli sfavorevoli. In occasione della Festa del Vino di Panzano siamo andati a indagare il pensiero dei produttori di quello che può essere considerato uno dei cuori delle DOC Toscane, aspettandoci di trovare pochi estimatori della proposta.

E non ci eravamo sbagliati, anche se molti dei produttori ci dicevano che preferivano non esprimersi definitivamente visto l'iter ancora preliminare della proposta, nessuno ha dato un giudizio positivo. Così Casaloste a cui l'introduzione della DOC toscana pare un metodo per confondere le idee e Fontodi, che anzi ci ricorda che Panzano dopo aver ottenuto la sottozona per la DOP olearia la sta reclamando anche per il vino. E sulla stessa linea troviamo Le Bocce e tutti gli altri produttori con cui abbiamo scambiato opinioni.

D'altra parte non ci si poteva aspettare una risposta diversa in queste zone. Ma qual'è la preoccupazione principale dei produttori di Panzano? Chiaramente che una generica DOC Toscana oscuri, specialmente all'estero, i prodotti chiantigiani. Personalmente troviamo non completamente giustificata questa levata di scudi. Infatti se proprio dobbiamo individuare una vittima della nuova DOC, questa sarà di sicuro la denominazione IGT Toscana, che verrà eliminata, mentre ci sembra più difficile che una denominazione regionale generica riesca a scalzare quote di mercato alla DOCG Chianti, e specialmente dopo la grande rinascita vista dalla zona negli ultimi decenni. Ancora più difficilmente potranno risentirne i vini di Montalcino, conosciuti ben oltre la loro appartenenza regionale.

D'altra parte l'esigenza di promozione internazionale è molto sentita nelle zone toscane meno famose, che evidentemente trarrebbero beneficio dal traino del nome Toscana sui propri prodotti. Un compromesso tra queste diverse esigenze sarebbe quindi asupicabile. È anche vero che a Panzano si producono anche IGT e forse qualche timore è comprensibile, ma proprio su questo abbiamo raccolto l'opinione di Silvano Formigli che ben conosce il mercato del vino nazionale e internazionale.

Lo incontriamo durante il secondo giorno della bella manifestazione "Vino è Piacere..." organizzata all'Impruneta (Fi) dal figlio Andrea, che gestisce la Vinoteca al Chianti: un parere assai diverso, visto che Formigli si dice favorevole alla proposta. "È giusto fare la DOC Toscana, anche se questo danneggerà l'IGT, anche perché quest'ultima dà troppa libertà, mentre la DOC prevede dei limiti che garantiscono meglio la qualità e la connessione col territorio." E comunque, e siamo d'accordo con lui, i grandi vini a IGT non sono certo famosi per quella piccola scritta Toscana: ognuno si è creato il proprio mercato e fatto conoscere col proprio nome di fantasia e continuerà a essere conosciuto nello stesso modo.

"Inoltre credo che i produttori di Panzano si preoccupino per un falso problema, visto che la proposta di DOC Toscana può andare di pari passo con quella di delimitazione di microzone, anzi è funzionale a ciò, basti pensare all'indicazione Bordeaux che rappresenta precisamente quello che sarà Toscana. E comunque a mio avviso il maggior ostacolo alla zonazione in Toscana viene proprio dall'interesse dei produttori, almeno di quelli a livello industriale, con tenute molto estese." E per concludere una nota polemica che investe proprio la zona di Panzano: "Sì perché le microzone non hanno senso se sono legate a realtà commerciali, ma solo per zone omogenee territorialmente, climaticamente e culturalmente. Insomma, ricordiamoci che Panzano è su un crinale ed esistono vigne esposte a sud e altre a nord-ovest."

Argomento caldo come si vede, di cui ci occuperemo sicuramente di nuovo in futuro, ma prima di chiudere vogliamo ricordare che a Panzano non si facevano solo interessanti chiaccherate con i produttori, ma si assaggiavano pure i grandi prodotti della zona, e tra un discorso e l'altro ci sono rimasti in mente l'elegante aromaticità del Chianti Classico Riserva Don Vincenzo 1997 di Casaloste, forse uno dei sangiovese più profumati che abbiamo gustato, il floreale del Flaccianello 1997 di Fontodi, che si ricorda anche per il bel corpo, e la poderosa ampiezza e concentrazione del Chianti Classico Giorgio I 1999 de La Massa che, a differenza dei primi due, associa al sangiovese un 10% di merlot. Buono anche il melange frutto-legno del Paladino IGT 1998 de Le Bocce e la sapida florealità del Pietraforte 1996 di Carobbio, in cui percepiamo anche sentori di crisantemo, e il sempre elegante Bruno di Rocca di Vecchie Terre di Montefili. Chiuse le discussioni siamo passati ai vin santi e, tra i non molti presenti, ci ha sicuramente gratificato il Vin Santo 1990 della Marcellina.


Luca Bonci
(12 Ottobre 2001)

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