Alimentazione: dove comprano i Maîtres à penser?
Saremo anche sotto Pasqua, ma i centri di grande distribuzione alimentare, quelli che una volta erano i supermercati e che ora il prefisso super non basta più, sembrano veramente sempre più affollati. Mentre facevo la mia coda un paio di giorni fa mi è capitato di riflettere sulle abitudini mie e di alcuni miei colleghi "enogastronomi" in fatto di acquisti.
Scriviamo di cibi e vini particolari, di bontà della materia prima, di territorialità e poi... dove facciamo la spesa? Oddio, non è mica detto che al supermercato la qualità sia sempre peggiore che nelle botteghe, però di sicuro difficilmente al supermercato troveremo qualcosa che sia locale, artigianale, territoriale. Sì, sì, qualche volta capita, i supermercatisti seguono le tendenze, anche quelle modaiole, e così tra un bancone e l'altro ecco che spunta quella pasta particolare, l'olio di quella piccola azienda, e così via. Ma insomma, il grosso, la frutta, la verdura, la carne, non sono certo meno che "industriali".
E noi allora? Se penso alle persone che conosco meglio, quelle che so dove fanno la spesa, vedo una tendenza verso la grande distribuzione maggiore di quella che riterrei giustifica pensando a quello che scriviamo e professiamo. Le ragioni di questo sono probabilmente molteplici: la mancanza di tempo, l'effettiva difficoltà di ricerca di cibo come si deve, ragioni economiche, certo, e forse anche quella sensazione di indipendenza che dà il fatto di potersi scegliere il cibo da soli, senza la tavolta imbarazzante relazione col "bottegaio di fiducia".
E che fate voi? Cosa faranno i veri Maîtres à penser?
Lancio questo argomento nella blogsfera, ma non senza prima affermare con decisione che dovremmo tutti passare dalla semplice professione di fede all'agire politico, e che ciò coinvolge anche la modifica del proprio comportamento, visto che l'opposto, il predicare bene e razzolare male, è di certo una delle più grandi piaghe del tempo nostro, e non solo in campo alimentare...
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