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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Verticale di Cuvée William Deutz: lo Champagne di eccellenza incontra l'esperienza Fazi Battaglia
di Riccardo Brandi e Franco Santini

ROMA - Una serata organizzata con grande raffinatezza e cura dei dettagli è stata il palcoscenico per la presentazione della nuova e importante partnership commerciale fra un grande marchio italiano come quello di Fazi Battaglia e la prestigiosa maison di Champagne Deutz.

E’ il 2 ottobre e ci troviamo nell’elegante cornice della sala Mangili all’Aldrovandi Palace in Roma, fantastica direttrice d’orchestra è Maddalena Mazzeschi, grande professionista nel campo delle relazioni esterne e del marketing, con particolare competenza nel settore enologico dove collabora da anni con i migliori produttori italiani. Anfitrioni di pregio, e autorevoli rappresentanti della quarta generazione dei titolari della Fazi Battaglia, i fratelli Chiara e Luca Giannotti.

Grazie alla capillare rete di distribuzione della storica azienda marchigiana enoteche e ristoranti in tutto il paese potranno deliziare i propri clienti con le note “Cuvée” dell’azienda francese (tra cui, senza esagerazioni, si possono annoverare alcuni dei migliori Champagne del mondo). Per celebrare questo “matrimonio” – riconducibile ad un’identità di valori, ad una ricerca della qualità senza compromessi, ad un comune management di stile “familiare” – è sceso a Roma il Presidente della maison francese Fabrice Rosset, che ha parlato della sua azienda alla stampa e ha condotto in prima persona una verticale di grande fascino che vi racconteremo alla fine di questo articolo.

Fondata nel 1838 da due emigranti prussiani, la Deutz ha acquisito dalla fine del XIX secolo una reputazione di primo ordine in Francia e nel mondo. Vanta oggi 42 ettari di terreni situati nei migliori Cru della Champagne, che arrivano a ben 190 se si considerano anche quelli dei conferitori legati alla casa francese da diverse generazioni.

La conduzione dei vigneti è affidata al tecnico Patrick Boivin, e tutte le uve provengono da vigneti situati in un raggio di 30 Km intorno al villaggio storico di Ay, rigorosamente selezionate quindi in base ad un principio di “consistenza territoriale”. Il rispetto per l’ambiente e per il “terroir” ha portato la Deutz ad abbracciare da sempre i metodi di coltivazione biologica, con interventi ridotti al minimo. In una cantina allargata e ammodernata grazie ai consistenti investimenti degli ultimi anni, i processi di vinificazione sono quelli tipici della più autentica tradizione champenoise: le uve sono pigiate subito dopo la raccolta, le rese sono tenute molto basse (da 4mila chili di uva si ottengono appena 2mila litri di vino, trattenendo solo il “cuore” della spremitura), gli assemblaggi sono condotti con estrema attenzione e professionalità. Ogni anno (con tutto quello che ne deriva dal punto di vista finanziario!) vengono messi da parte svariate migliaia di ettolitri di vins de reserve: un “tesoretto” di vini d’eccellenza affinati negli anni che vengono utilizzati per assicurare nel tempo qualità e regolarità a tutte le linee di produzione, anche quelle di fascia base.

La parola “fretta”, poi, sembra non esistere all’interno dell’universo Deutz: prima di essere pronti al commercio, tutti i vini, anche quelli di fascia base, riposano senza stress negli oltre 3 chilometri di cantine scavate nel calcare, a 65 metri di profondità, per periodi che vanno dai 3 agli 8 anni (ben oltre quanto stabilito dai vari disciplinari di produzione). E così, a solo completamento di questo lungo ciclo, la Deutz offre i propri prodotti alla nutrita schiera dei suoi estimatori, che li apprezzano per la complessità, la profondità, l’inconfondibile eleganza mista a leggerezza e bevibilità.

In questa occasione di visibilità, la Maison ha scelto di far degustare alla stampa e agli invitati una verticale di cinque annate della Cuvée William Deutz, proseguendo poi la serata nel celebre ristorante Baby dove lo chef Alfonso Iaccarino ha costruito un menù per accompagnare altre perle dell’ampia produzione Deutz come il Brut Classic, il Blanc de Blanc, il Rosée o il Demì Sec.

Appunti di degustazione

Cuvée William Deutz 1998
Cominciamo una vera avventura sensoriale a ritroso nel tempo e partendo da un’annata piuttosto difficile per la rinomata regione transalpina. La vendemmia del ’98 ha infatti richiesto un’attenta scelta del giusto periodo di raccolta, legato al miglior grado di maturazione delle uve, ma ad alto rischio di attacco delle muffe, un pericolo per altro scongiurato con grande impegno. Troviamo dunque uno Champagne dal colore chiaro, brillante e luminoso che accende il primo calice, ravvivato da un perlage dinamico e continuo. Al naso è intenso, offre aromi evoluti di frutta candita e speziature fini, con un lungo finale che rivela sentori di fiori secchi, mandorle ed un classico odore di lieviti. In bocca è pieno, corposo, avvolgente, con un’eleganza tessuta su fragranze di uva sultanina e pasta di pane; sapidità finale e freschezza regalano una buona bevibilità.

Cuvée William Deutz 1996
Il ’96 si caratterizza invece per un andamento climatico regolare ed una calda estate che ha favorito la maturazione degli acini. Ne derivano vini sinceri, più potenti e caldi. La Cuvée William Deutz si offre in quest’annata con un delicato cromatismo dorato in cui l’incessante moto delle bollicine, fitte e persistenti, crea in superficie una bella cornice di spuma sottile. L’approccio olfattivo è determinato, profondo e fresco; rispetto al ’98 sembra tenere meglio a freno lo stato evolutivo, rivelando una complessità di fondo superiore che si concretizza con l’apertura ad un floreale garbato e seducente. Una leggera ossigenazione libera fragranze di panetteria e tostatura. L’incontro con il palato è schietto, il vino mostra una virilità docile ma consistente; una struttura che abbraccia i toni fruttati di mela renetta e pesca bianca e che rilascia gustosità complesse e raffinate. Il lunghissimo finale, sapido e di profonda mineralità, conquista definitivamente. Un vero fuoriclasse!

Cuvée William Deutz 1990
Il 1990 è stato un anno molto produttivo, che ha regalato volumi molto importanti e riscontri critici di diffuso apprezzamento. Il nostro Champagne assume riflessi più carichi e la luminescenza dorata si fa più intrigante; l’effervescenza è viva e l’incedere brioso verso la superficie affiora spumeggiante. Avvicinando il calice, i profumi si propongono netti, garbati e limpidi; la componente floreale offre essenze di biancospino, mentre quella fruttata concede una sottile percezione di mela annurca; le note più consuete di lieviti e pane sono mitigati da una fresca mineralità ed un finale nocciolato. In bocca è elegantissimo, vellutato, profondo e fresco; sostegno acido, concentrazione e corpo animano deliziose fragranze di pane tostato e frutta secca; la piacevolezza e l’armonia dello Chardonnay sono particolarmente evidenti e conferiscono al vino una agilità invidiabile. Evoluzione più che seducente in quest’annata.

Cuvée William Deutz 1988
Ci troviamo di fronte uno Champagne più che “maggiorenne” che nel calice veste un dorato antichizzato in cui il fine perlage non ha perso minimamente smalto. I profumi evidenziano una maturità pronunciata che tratteggia una perfetta sinergia tra il complesso fruttato, una potenza solare e la raffinatezza conferita dall’età.
Al gusto si concede delicatamente solido, il corpo è pieno e la frutta matura; si percepiscono accenni di composta di albicocca e pesca, frutta candita ed un finale lievemente sapido e ben equilibrato. Nulla da dire, toni delicati e maturità per un vino emozionale.

Cuvée William Deutz 1985
Annata particolare l’'85, con punte invernali abbondantemente sotto zero che, con un’ottima gestione delle vigne, non hanno inciso negativamente sulla produzione. Questo William Deutz ha ormai 22 anni, ma accende il cristallo con un dorato abbacinante e ricco di riflessi sfumati. La consistenza del perlage è ragguardevole e non mostra cedimenti. L’introduzione olfattiva è potente e la trama aromatica accoglie una carnosità fruttata, fragranze di crosta di pane e fichi secchi con un’eleganza tonica e complessa. L’ingresso in bocca è toccante, una personalità fine e decisa al tempo stesso si impone alle papille con morbide gustative fruttate, una freschezza ancora invidiabile ed un accenno di lieviti in un finale lungo e saporito. Un “vecchietto” che tiene benissimo il campo di fronte a più giovani etichette, che accende il lumicino delle emozioni ingannando il tempo con mirabile estro.

Nella seconda immagine: Chiara Giannotti con Patrick Boivin

16 novembre 2007

 
 

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