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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Una vita da Serpico. Emozionante verticale del vino simbolo di Feudi di San Gregorio
di Riccardo Brandi

ROMA - Lo scorso 21 gennaio nella sede AIS si è tenuta una degustazione di grande pregio ed interesse che mai avremmo perso: una verticale di Serpico. A presentare il loro gioiello Marco Gallone, Amministratore Delegato di Feudi San Gregorio, e Riccardo Cotarella, enologo dell’azienda.

Dell’azienda Feudi abbiamo già avuto modo di parlare in diverse occasioni ed altre ce ne saranno, oggi il protagonista è questo vino, espressione di un rosso vincente proprio in casa di un produttore più conosciuto per la produzione di grandi bianchi … e diremmo anche strepitose bollicine. Alle spalle di un ventaglio di offerte davvero notevoli, oltre al nome non indifferente di Riccardo Cotarella, vero vate dell’enologia, ci sono illustri professionalità come quelle del professor Attilio Scienza o dell’agronomo Pierpaolo Sirch, nonché l’istrionico Anselme Selosse, maître à penser del nuovo champagne e noto deus ex machina delle riuscite bollicine made in Feudi. Una squadra di sicuro successo che pone l’azienda nelle migliori condizioni per promuovere al meglio un gran numero si etichette di valore, agevolando così un marketing già agguerrito e vincente di suo. Ma veniamo al nostro Serpico, il cosiddetto “Barolo del sud” che nel panorama produttivo di Feudi rappresenta una vera nicchia: dalle 30.000 alle 60.000 bottiglie su un totale di circa 3.800.000 di cui un 25% votato ai rossi (con il Rubrato a farla da padrone).

Le vigne di aglianico che danno vita al Serpico sono ultracentenarie e si trovano ad oltre 500 metri di quota, godendo quindi di un mitigato effetto “fornace” nei mesi più caldi. L’attenta osservazione degli andamenti climatici ha portato nel tempo ad un adeguamento della tecnica di allevamento, passando dal cordone speronato al guyot in modo da evitare la “cottura” degli acini più esposti. L’aglianico è un’uva che risente in modo essenziale del microclima presente nella zona di coltivazione, un “purosangue” come lo definisce Cotarella, in grado rendere riduttiva anche la classificazione nelle principali sottozone (Taurasi, Taburno e Vulture senza dimenticare i Campi Taurasini della doc Irpinia). Già all’interno dell’area di Taurasi, dove l’escursione termica unita alla composizione del terreno consentono al vitigno di esprimersi al meglio, si possono infatti incontrare diversità di microclima tali da rendere i prodotti estremamente variegati.

Il Serpico, il cui nome è una dedica al paese in cui sorge la cantina dei Feudi di San Gregorio, non entra volutamente nel disciplinare per rispondere più prontamente al mercato ed offrirsi al meglio già dopo 12/14 mesi di barriques ed almeno sei mesi di affinamento in bottiglia. Da poco anche la tostatura delle barriques stesse è stato oggetto di rivalutazione, proprio per ottimizzare al meglio il processo di osmosi fra legno e vino, in una certosina ricerca del perfetto equilibrio nelle dinamiche di cessione/assorbimento. Niente viene lasciato al caso, tutto ciò che attiene al processo che compone l’intera filiera produttiva del Serpico viene attentamente osservato e continuamente aggiornato per ottenere il prodotto migliore, un prodotto immagine su cui certo il conto economico non è l’obiettivo primario, ma che è in grado di lasciare sensazioni indelebili fra il naso e il palato di chi ha il piacere di degustarlo.

E qui entriamo in scena anche noi, con il nostro personale racconto di questo viaggio sensoriale nella “vita” del Serpico, narrata in modo inequivocabile dalle sei annate di seguito riportate, assolutamente rappresentative dell’evoluzione di questo vino e del suo carattere varietale unico.

Serpico 2004

Grande annata, pluridecorata in ogni guida, ha un bellissimo colore rubino, carico e concentrato. Al naso offre un bell’impatto fruttato, in cui la marasca costituisce la base olfattiva, dove la viola, la liquirizia ed una leggera tostatura accompagnano un finale timidamente speziato; pepe nero e coriandolo si integrano in una morbida amalgama di legno ed accenni di terra umida. L’entrata in bocca colpisce per uno spunto acido freschissimo, poi esce il tannino, deciso ma senza eccessi; il finale libera tracce di mineralità ed una sapidità che sviluppa una piacevole salivazione. Fresco, equilibrato, già gradevole, ma con prospettive di longevità ancora emozionante.

Serpico 2003

Estate torrida, ma gli oltre 500m di quota e l’esperienza del 2000, che ha portato al cambiamento della tecnica di allevamento, risparmiano all’uva qualunque danno; le radiazioni solari vengono mitigate e si consente la maturazione vegetativa e polifenolica. I profumi si rivelano più maturi dell’annata precedente, ma la frutta non sconfina mai nella confettura; si avverte più nitida la traccia di humus e compare un accenno di tabacco a completare un bouquet comunque privo di qualunque pungenza alcolica e di ruvidezze legnose. Al palato ancora stupisce per freschezza e sapidità, la frutta è dolce ed i tannini soffici; il finale è apprezzabile per lunghezza e per un arricchimento speziato a base di liquirizia nera e dolce. Un prodotto decisamente più evoluto, ma assolutamente integro.

Serpico 2001

Atra annata gloriosa che ha visto perfino il riconoscimento di un 96/100 da parte di Robert Parker. Aromi complessi di polpa concentrata, mora e marasca matura, rabarbaro e timo secco, corteccia di china e ancora humus; un accenno mentolato introduce il finale dove si aprono note dolci di caffé e cioccolato. L’ingresso gustativo è vellutato, avvolgente e di grande coerenza, la complessità olfattiva si riversa sulle papille con un eccellente equilibrio sapido/tannico; fresco e lunghissimo tiene ottimamente nel finale di cioccolata e liquirizia che per via retronasale prolunga il godimento. Un vino oggi perfetto che può esprimersi ancora a lungo, per molti anni ancora potrà raccontarsi diversamente e … perché no, meglio.

Serpico 2000

Estate torrida che ha fatto le sue vittime, ma che nonostante tutto è stata ben gestita nella produzione di questo vino. Al naso infatti non c’è traccia di “cotto”, il vino però risulta più evoluto, con aromi più maturi, in cui la frutta vira quasi nella confettura, conservando però un bel finale ancora speziato con sentori di cacao. Al palato non stona e ricalca fedelmente l’impronta aromatica, evidenziando uno stadio evolutivo più avanzato, con una benefica balsamicità, una piacevolezza fatta di tannini ben arrotondati. ed un abbraccio calorico efficace. Una gustativa accessibile e pronta che non lascia intravedere grandi margini di longevità, ma che lo rendono, dopo otto anni, di ottima beva nel breve.

Serpico 1999

Questa è una delle annate storiche del Serpico, un primo grande successo che il tempo avrebbe poi rinnovato più volte, a conferma della bontà del vitigno e del valore espresso in questa sua particolare interpretazione. Questo è anche l’ultimo anno dell’etichetta vecchio stile. L’annotazione sul colore, che non sempre riportiamo, va qui evidenziata per l’ammirevole impenetrabilità che lascia spazio solo a tracce di granato nell’unghia. I profumi si esprimono con un bouquet floreale appassito in cui la lavanda fa da cornice a note fruttate più tenui, quasi di composta; la speziatura finale ricorda il caffè, la terra umida e la liquirizia che qui è sotto forma di radice. Il gusto che si apprezza all’assaggio esalta una sostanza di tutto rispetto, rivelando un’estrazione rimarchevole su cui i tannini decisamente morbidi, ma percepibili, accompagnano la tessitura di fiori secchi e confettura; la chiusura regala per via retronasale un bel disegno speziato ed una trama acido-tannica che permane a lungo sulle papille. Un vino maturo, caldo, di bella coerenza gusto-olfattiva, espressione di un Serpico esemplare.

Serpico 1996

Il Serpico nasce nel 1995 e questa seconda uscita, in cui la mano di Riccardo Cotarella ancora non è presente, rappresenta ancora una fase sperimentale. Proposto con una bella magnum, offre al naso un approccio selvatico, con note animali che introducono il tema fruttato fatto di prugne secche e carruba, poi la chiusura speziata di cuoio, canfora e concia. Al palato è saporito, ancora sapido nonostante l’età e privo di qualunque accenno di ossidazione; la trama fruttata è fedele e nel finale si arricchisce di note di liquirizia. Un vino che esprime una meridionalità ancora decifrabile, in cui i profumi pur non elegantissimi mostrano incisività e personalità apprezzabili; meglio in bocca dove una struttura di stampo diverso dalle moderne concezioni rossiste lo rende comunque interessante. Non possiamo non annotare l’ottima impressione di un prodotto che, vinificato sicuramente in modo diverso da quello attuale, nasce buono di suo e si offre oggi con uno smalto che i dodici anni di età non hanno quasi intaccato.

Nella seconda immagine: Riccardo Cotarella. Nella terza: Marco Gallone


18 marzo 2008

 
 

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