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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Il vino contadino che sedusse Parker. Verticale del Falerno del Massico Etichetta Bronzo di Masseria Felicia

di Fabio Cimmino

Nata nel 2000 dalla passione di Alessandro Brini ed il felice incontro con l’enologo Nicola Trabucco, il Falerno del Massico Etichetta Bronzo di Masseria Felicia è stata fin dall’annata di esordio un successo annunciato, allorquando Robert Parker su The Wine Advocate gli assegnò ben 95/100….. Un rosso potente, muscoloso, dal frutto quasi masticabile ed un carattere spiccatamente minerale, vulcanico come il territorio sul quale nasce (Roccamonfina). Con l’Etichetta Bronzo inizia l’era del Falerno moderno che ho contribuito a suo tempo ad alimentare con un pezzo su WineReport. Un vino difficile e particolarmente duro quando ancora giovane che ha spinto, di recente, questa piccola cantina a fare un ulteriore sforzo decidendo di uscire sul mercato dopo almeno tre anni di maturazione e non più due come in precedenza.

Una degustazione per addetti ai lavori un po’ atipica per l’atmosfera particolarmente familiare e rilassata nella quale ha avuto brillantemente luogo. Una delle sempre più rare occasioni in cui poter parlare in maniera competente di vino senza trascurarne il lato umano, la sensibilità all’origine di un gesto cercando di coglierne la profonda componente affettiva che lega un vino ed il suo produttore. Insieme a me a ripercorrere queste prime 5 annate dell’Etichetta Bronzo, l’attuale titolare Felicia Sbrini, il padre Alessandro, l’enologo ed agronomo Nicola Trabucco, il professor Nicotena, l’amico sommelier e giornalista Ugo Baldassarre, Rossano Ferrazzano collaboratore del Gambero Rosso e Giampaolo Gravina dell’Espresso.

Ecco il resoconto con la valutazione in stelle delle annate degustate tutte rigorosamente alla cieca.

2001 ***/****

Il naso è molto minerale, vulcanico ed affumicato, cangiante col trascorrere dei minuti cambia continuamente nel bicchiere. Al palato sconta, invece, tannini più rigidi, non del tutto risolti ed a tratti letteralmente devastanti. Rustico e ruspante tradisce un profilo lievemente vegetale figlio di un’annata non facilissima da gestire. Ancora un po’ scomposto dimostra comunque un grande carattere. La chiusura è pulita supportata oltre che dal tannino da una generosa acidità.


2003 ***/****

Frutto scuro (prugna) più dolce. Tannini solo leggermente più addomesticati. Apparentemente più monocorde (sicuramente perchè più giovane e tendenzialmente mirato sul frutto). Anche la presenza del rovere sembrerebbe decisamente più importante. Particolarmente energico nella dinamica gustativa dove la massa poderosa cerca di emergere e spinge, in continuo movimento, grazie ad una evidente speziatura (in particolare si fa notare il chiodo di garofano).


2002 *****

Il frutto è meno intenso e non si capisce se maggiore è l’ampiezza, dunque, delle sfumature o ci sia una delicatezza di fondo voluta verso l’eleganza. Più apprezzabile l’equilibrio tannico. Una via di mezzo tra i primi due campioni. L’effluvio di mineralità (grafite, cenere, incenso) rimane l’aspetto più stimolante. Al gusto è sempre, coerentemente, sapido e lungo.


2000 ****/*****

Dolcezza alcolica in evidenza. Succoso, tradisce un tangibile zucchero residuo. Il naso è molto fine ed elegante , ampio e complesso pur denotando un notevole esuberanza di frutto. Le spezie e le sensazioni balsamiche del legno sono piacevolmente accennate. Ricco ed austero allo stesso tempo. Espressione ancora una volta esaltante del territorio. Ritroviamo anche note animali, di cuoio e sentori di sostanza organica. Primi cenni appena evoluti.


1999

Non ho voluto appositamente dare alcuna valutazione perché ritengo impossibile dare un voto a un emozione. Fatto come il vino del contadino da Alessandro Sbrini, senza mezzi tecnici, zero solforosa e lieviti autoctoni, dimostra tutta la forza del territorio e l’amore dell’uomo in una magica ed irripetibile combinazione!. Naso salmastro (olivastro) che copre il frutto trovando la sua piacevolezza su un altro registro apparentemente meno coerente con gli altri campioni. La struttura più leggera e la spontaneità espressiva, in altre parole la sua autenticità, sonoin questo caso i tratti più rilevanti ed apprezzabili. Anche se decisamente il più evoluto di tutti per alcuni, secondo me giustamente, il coinvolgimento emotivo supera ogni disquisizione tecnica. Grazie alla famiglia Sbrini e Nicola Trabucco per aver voluto condividere questo preziosa bottiglia e questo storico momento con tutti noi.

www.masseriafelicia.it
www.trabucconicola.it

7 giugno 2007

 
 

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