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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
All'ombra del vulcano. Etna alla riscossa: panoramica delle aziende e delle nuove annate di Etna Rosso (e Rosato)

di Fernando Pardini

"Etna, Etna, fortissimamente Etna!" Il leit motiv giubilante della critica enologica nostrana, che per molto tempo aveva ignorato questo autentico scrigno di cultura e sapienza agronomica, sta tutto in quel refrain. Una esplosione di entusiasmo, sì, anche se con indebito ritardo! Oddìo, un briciolo di ragione sta pure dalla parte della critica, perché se è vero che il carattere dei vini che se ne escono da lì non ha niente a che spartire con il main stream imperante in Sicilia, fatto di mollezze esasperate, colori saturi e sdolcinate dolcezze (lo stile molto apprezzato proprio da certa critica, per fortuna in lento ma progressivo ripensamento), e che quindi il modello di vino etneo si riteneva non incontrasse il gusto del mercato, forse perché troppo poco omologabile (sic, che errori di visuale!), è anche vero che la denominazione Etna è stata fatta oggetto di ripetuti investimenti in ottica di qualità da parte dei produttori vecchi e nuovi solo da qualche anno a questa parte (se si eccettuano due o tre realtà radicate e non trascurabili), cosicché l'opera di valorizzazione del grande patrimonio viticolo dell'area, spesso e volentieri caratterizzato da vecchissimi impianti ad alberello di nerello mascalese e nerello cappuccio (uve nere), carricante e minnella (uve bianche), ha incontrato la ribalta della cronaca solo di recente. Eppure l'impressione è che comunque qualcosa sia andato colpevolmente perduto, ché nessuno mi può impedire di pensare quanti vini sentitamente contadini - nella accezione più nobile del termine - siano stati dimenticati e soffocati nella rincorsa frenetica verso il successo e l'affermazione, che non contemplava (non intendeva contemplare) tali caratteri, troppo diversi e - forse - troppo poco "consolatori".

E in effetti, nella panoramica che vado a dettagliare qui sotto, troverete più di una realtà di recente fondazione (o rifondazione), ma che magari grazie a patrimoni viticoli di rara bellezza è riuscita a piazzare fin da subito una zampata di personalità. Oggi l'Etna è in reale fermento, e sembra davvero difficile non poter scorgere in questo lembo di terra uno dei paradisi di italica autoctonia da vantare agli occhi del mondo. Perché l'Etna, a ben vedere, è una delle poche terre del vino di Sicilia dove i risultati reclamano fortemente la loro individualità, una individualità che appare irripetibile altrove. Perché l'Etna è paesaggio estremo e caratterizzante, contundente e unico. Ebbene sì, l'Etna del vino ha il futuro davanti a sè, e può generare vini di grande personalità e bellezza (diversi esempi a seguire), ad una condizione però: non disperdere per strada la tipicità e gli insegnamenti di quella terra nera, di quel vulcano che regola e domina gli equilibri dei luoghi. Le ragioni di quella terra diversa sono le ragioni legittime del privilegio, quelle che non possono/devono essere soffocate/disperse dalla "civilizzazione e dalla omologazione" del gusto, dall'imbastardimento agronomico, dal prepotente interventismo cantiniero. L'Etna è un porto franco di espressività senza filtri, è naturalezza sprezzante e non pacificata da trattare coi guanti, è viticoltura arcaica dalle mille risorse. La finezza di quei vini, con la profonda, sapida mineralità di cui si intridono, potrà allora non avere eguali. Sarà così che una appassionata viticoltura di montagna potrà aspirare a diventare un altro fulgido esempio di rispetto della biodiversità, e portare con sè un messaggio "alto". Di più, un "messaggio" tutto da bere.

Dopo tanti svolazzi un mero, quanto dovuto, dispaccio "di servizio": il panorama delle aziende offerto qui sotto non è esaustivo (ma sicuramente esauriente). Si tratta di quelle delle quali ho assaggiato i vini. Semplice. Perciò vi accorgerete magari che manca Cottanera, la quale però avrà dedicato uno spazio a parte su L'AcquaBuona, vista la recente visita aziendale; o che manca Il Cantante, alias Mike Hucknall, celebre voce dei Simply Red, che da qualche anno a questa parte ha deciso di produrre un vino (con l'ausilio del mentore etneo Salvo Foti) di cui si mormora negli ambienti golosi degli enoappassionati, ma che purtroppo non ho assaggiato. Non faranno parte infine del gruppo i vini, rarissimi e difficili da reperire, di Frank Cornelissen, estroso produttore belga approdato sull'Etna per concepire vini di selvaggia quanto spiazzante forza espressiva con metodi iper-naturali, e quelli di Salvo Foti, che nella sua micro-realtà chiamata I Vigneri produce, con metodi antichi (e un mulo) il rosso Vinupetra (prima annata 2001), emblematico vino di territorio da uve provenienti da vigne franche di piede che stanno su a Vignacalderara, nel versante nord dell'Etna, a quasi 1000 metri slm. Di queste chicche rare, figlie di una viticoltura arcaica ma piena di suggestioni, mi riprometto ricerca e ricognizione quanto prima.

Tenuta delle Terre Nere

Dopo le roboanti prestazioni delle prime uscite, grazie a vini di ispirata quanto "libera" espressività, dalle "terre nere" di Marco De Grazia, famoso importatore di etichette italiane negli States, risplende una luce leggermente meno abbagliante (ma sempre di luce trattasi), dal momento in cui fra le maglie si affacciano più insistenti le note dolci del rovere, accompagnate da una certa "sovraesposizione" tannica, ad imbrigliare vini che avevano fatto della loro "vulcanica" presenza scenica, apparentemente senza filtri, la chiave di lettura di un carattere individuo, di chiara appartenenza etnea. Insomma, qua e là si affaccia una confezione enologica più "esplicita", che invece di esaltare gli affascinanti chiaroscuro del nerello mascalese, pare ottunderli. Ma per fortuna qui si può godere di un patrimonio viticolo raro e importante, con piante molto vecchie, alcune delle quali pre-fillosseriche. Così, nella speranza di ritrovare quanto prima l'audace, bellissima caratterizzazione delle annate precedenti, a onor del vero dobbiamo dire che la confezione più "ammiccante e civilizzata" non lede poi tanto alla sensuale e prorompente personalità del Guardiola, di sicuro il vino più ispirato della triade, che per quest'anno si aggiudica il confronto interno rispetto al più evoluto Feudo di Mezzo. Su un piano di minore articolazione si muove il Calderara Sottana, ma questa non è una novità.

Etna Rosso Guardiola 2005

Vino con "anima", sensuale ed ispiratore, ma non così a "briglia sciolta" come nelle prime edizioni. Il profilo aromatico è elegante -sono frutti neri, fiori, liquirizia e terra- con accenti dolci e maturi. Il rovere oggi tende ad asciugare l'orizzonte gustativo, chiudendo perentoriamente gli invitanti pertugi ed erodendone ai margini la tipica naturalezza. Ma se la tecnica cerca di "intervenire" sulle ragioni legittime del purosangue, Guardiola resta comunque un vino compiuto e personale, da attendere con fiducia dopo congruo affinamento in bottiglia. Se volete meno emozionale ed istintivo, semmai più "ragionato" di altre edizioni, ma pur sempre un bel bere.

Etna Rosso Feudo di Mezzo Il Quadro delle Rose 2005

Il bordo evoluto nel mio bicchiere denuncia le piccole inquietudini nei confronti del tempo, ma ecco uscire l'alloro e il rosmarino ad accompagnare un sospiro aromatico di vocazione vulcanica che pian piano si lascia apprezzare. La bocca è flemmatica, rigorosa, concisa e senza fronzoli, con doti di freschezza sicuramente corroboranti. Non la leggiadria di stampo borgognone della prima annata (2004), non la profondità tannica, semmai una rigida postura, terragna e ammonitrice, che ispira dignità anche se manca un po' di modulazione nello sviluppo, sviluppo assai presto chiosato da un'emergenza tannica grintosa e severa, in cui il rovere vuol dire la sua e suggerire gli sbocchi.

Etna Rosso Calderara Sottana 2005

Naso intenso e floreale, sentitamente fruttato su risvolti fumé, ciò che si traduce in una sensazione generalizzata di frutto (troppo) maturo al palato, senza che ti faccia scorgere però il contrasto e la reattività che vorresti. Una coltre tannica di discreta finezza chiosa una prestazione alla quale niente rimproveri, se non un pizzico di dinamismo e brillantezza in più.

Benanti

Altitudini mirabolanti, escursioni termiche perentorie, vecchie vigne, vitigni radicati, depositi lavici di composizione minerale differente, terre nere e sabbiose: il paradigma dell'Etna è tutto qui, in questa eclatante, singolare diversità microclimatica, che spariglia e rilancia da par suo le ragioni del privilegio. E il paradigma si fa regola se solo ti accosti a una delle vigne gran cru della denominazione, la Serra della Contessa. Dal suo struggente isolamento d'altura anche quest'anno se ne esce l'ennesimo vino di carattere della "premiata ditta" Giuseppe Benanti - Salvo Foti : Serra della Contessa 2004 sbaraglia la concorrenza interna fra i vini di questa celebre cantina per ritagliarsi uno spicchio di cielo grazie ad una prestazione altisonante, capace di unire magistralmente gli umori intimi e finissimi del nerello mascalese con una distintiva, sapida mineralità (figlia del vulcano), appannaggio esclusivo dei migliori esemplari etnei.

Etna Rosso Serra della Contessa 2004

Naso da "Borgogna etneo": ciliegia macerata, cuoio, liquirizia, ma anche, se le attendi, terra umida, mora, pirite e tartufo. Bocca scattante, pepata, simpaticissima, molto ritmata. Nonostante attraversi una fase evolutiva con qualche freno, soprattutto nella espansione tannica, possiede tutte le armi della seduzione e della forza espressiva, trasposte in un palato di ottima naturalezza e godibilità. Il futuro è dalla sua parte.

Passopisciaro

Dopo la folgorazione per l'Etna, avvenuta qualche anno addietro, Andrea Franchetti (do you remember Tenuta di Trinoro, in Toscana?), passo dopo passo, sta portando il suo progetto vitivinicolo isolano a sempre maggiori compimento e definizione. In attesa della imminente uscita dei nuovi vini da uve provenienti dai fittissimi impianti ad alberello messi a dimora recentemente (sulla rampa di lancio il Franchetti 2005, a base di cesanese d'Affile e petit verdot), registriamo l'ennesima prestazione da incorniciare per il capostipite Passopisciaro, figlio più che legittimo della sua terra, un nerello mascalese di grande seduzione e fascino le cui uve ci provengono da alcune fra le contrade più suggestive dell'alta Valle dell'Alcantara (a sfiorare i 1000 metri sul livello del mare), là dove la diversa composizione minerale delle colate laviche ha creato terreni distinti con la vocazione di cru, dove i venti freddi che scendono dall'Etna consentono escursioni pazzesche giorno/notte e dove la vendemmia può avvenire anche a novembre, come è successo appunto per il Passopisciaro 2005. In questo caso l'annata in gioco sembra aver messo ancor più a nudo (a fuoco) l'anima di un vino intimo e colloquiale, espressivo e slanciato. Una presenza scenica mai "ridondata" la sua: non la tracotanza, non la smargiassata, non il muscolo per il muscolo, solo una silhouette sfumata, di vibrante naturalezza, a disegnare i contorni del vino di classe. Un vino che, insieme ad una fisionomia che negli anni si è fatta via via più compiuta, riesce a far brillare profonde suggestioni d'altura (leggi mineralità), al punto che la sua compagnia è divenuta un conforto amico.

Passopisciaro 2005

Nei dintorni nessuna forzatura, solo un colore saldo e trasparente assieme, poi un respiro minerale, flemmatico, di macchia e fiori secchi, che pian piano si diffonde e protende. La trama di bocca è fine e pervasiva, sottile e vibrante, in continuo chiaroscuro. E' bocca limpida e cristallina. Di quel finale salino, su richiami di erbe aromatiche, ne apprezzi il cesello tannico e l'intrigante speziatura. L'incontro si fa amorevole.

Biondi

Nel pacchetto di proposte di questa storica cantina etnea, riportata in auge da Ciro Biondi dopo anni di declino, ecco risplendere la stella enologica dell'Outis 2004 (vigneti in Monte Ronzini, nel comune di Trecastagni, versante est) che in virtù del portamento, della pregevole qualità tannica e della nobile aura che si è cucito addosso, resta a parer mio un fulgido esempio (se non il più fulgido) di come il territorio etneo permei di sè l'anima e l'essenza dei suoi vini.

Etna Rosso Outis 2004

Dopo quel rubino profondo e seducente senza ombre di forzatura, ecco un naso di squillante istintività e complessità: delicato, fragrante, finissimo, innervato dalla ciliegia macerata, dal pepe e dalla terra, su percuttive note mineral-grafitiche. Palato fresco e succoso, con tannini cesellati e notevole grip. Grande beva! Bella nobiltà, dolcemente selvaggia, per uno sviluppo modulato e ritmato, in cui convivono freschezza e carattere. Questo vino è come un soffio, di naturalezza e territorialità.

Calabretta

Dagli 11 ettari di proprietà, prepotentemente caratterizzati da vecchi, quando non vecchissimi, impianti di nerello mascalese e cappuccio, dai 700 e passa metri sul livello del mare e dalle pratiche biologiche messe in atto, la famiglia Calabretta, da Randazzo, ricava vini che parlano il linguaggio della sobrietà e della tradizione, ai quali pratiche non interventiste in cantina e lunghissimi affinamenti garantiscono un bonus di autenticità, oltre che una intrigante evoluzione.Così, dalle prove autorevoli di quest'anno, sia dell'Etna Rosso 1999 che del sorprendente Etna Rosato 1999, due motivi in più per ritagliarsi uno spicchio di visibilità concreta nell'agguerrito panorama produttivo etneo. Dalla naturalezza e dalla finezza espressiva che emerge da questi vini ne cogli appieno il senso, il percorso e lo stile. Sono vini per chi non si ferma alle ovvietà, perché non offrono ovvietà. Sono vini da far riflettere, certo, ma anche inevitabilmente, istintivamente, da bere.

Etna Rosato 1999

Naso etereo, teso, propositivo, di controllata evoluzione. Sono la mandorla, il minerale, i fiori secchi a tesserne la trama e ad illuminarne la "strada" dei profumi. Bocca senza fronzoli, freschissima, come acqua di roccia, non smetti di berla; è un soffio di gentilezza e mineralità. Istintivamente seducente, sembra impossibile abbia 8 anni sul groppone! Invece, a ben vedere, altri anni avrà davanti.

Etna Rosso 1999

Umori di lampone e ciliegia, cuoio, mallo di noce e minerale per un naso "lento", da ascoltare senza fretta; poi una bocca delicatamente terrosa e floreale, dal finale asciutto e dalla timbrica salmastra. E' vino questo intimamente ispirato, sobrio e stilizzato, capace di concedersi con grazia sottile.

Vinicola Castorina (Etna Rocca d'Api)

Da questa cantina di Zafferana Etnea, con vigneti a Rocca d'Api e nella contrada Verzella (zona nord, comune di Castiglione), ecco gli Etna della nuova selezione Le Moire, che vanno ad affiancare l'Etna Rosso ZeroUno. Tralasciando il dettaglio sul bianco e sul rosato (vini comunque centrati e godibili), mi è parso convincente il nuovo rosso Le Moire 2004, un vino forse non complesso ma felicemente contrastato e piacevole nello sviluppo, al contrario del più ambizioso (almeno stando al prezzo) ZeroUno 2003, nel quale la bilancia degli equilibri pende sensibilmente dalla parte del calore alcolico e della maturità fruttata, a discapito semmai della sapidità e della freschezza.

Etna Rosso Le Moire 2004

L'afflato etereo di questo naso esalta lì per lì gli svolazzi aromatici dei frutti rossi maturi, subito riequilibrati però da sentori di macchia e cuoio, a rendere il quadro intrigante, caldo, singolare. Bocca di naturale speditezza e precisione - c'è molto equilibrio nei paraggi-, per un finale salato, elegante e compiuto, di buona individualità ed allungo. Non la complessità tannica dei migliori esemplari, ma godibilità assicurata.

Scammacca del Murgo

Procede a velocità di crociera (leggi "buona affidabilità senza strappi al motore") la navigazione di questa importante cantina etnea nel mare enologico regionale. La tenuta è stata rivitalizzata dalla nobile famiglia Scammacca del Murgo a partire dagli anni '80 ed oggi può contare, oltre che sui nuovi entusiasmi della proprietà, su una cantina interrata di recente varo e su 25 ettari vitati disposti a circa 500 metri slm sulle pendici sud-orientali dell'Etna. Più che per finezza o leggiadria aromatica, gli Etna Rosso della casa (peraltro assai economici) si distinguono per la solidità tannica e il rigore, ossia per uno stile essenziale quanto grintoso, poco concessivo se volete. Vini sicuramente da attendere dopo doveroso affinamento in vetro, per averne di ritorno più confortevoli i messaggi, com'è il caso dell' Etna Rosso 2005. Per il resto, da non perdere i Brut, che dalle uve di nerello mascalese traggono la stura per disegnare una personalità vinosa godibile e compiuta.

Etna Rosso 2005

Impronta balsamica e resinosa se lo odori, per un frutto stilizzato, solo accennato. Palato essenziale, grintoso, nervoso; non la polpa e la succosità, ma un apparato tannico volitivo e arcigno, a delineare la fisionomia del vino di montagna, severo ed ammonitore, certamente suggestivo, solo da attendere per una migliore armonizzazione delle parti.

Antichi Vinai

La famiglia Gangemi, attiva da un circa secolo sul territorio, seleziona uve tipiche siciliane per realizzare vini che ne esprimono le specificità varietali in modo compiuto e senza ostentazioni, con particolare predilezione verso l'Etna (a Passopisciaro ha sede la cantina). Fra i vari vini assaggiati quest'anno spiccano le selezioni in rosso e rosato chiamate Petralava: godibilità, beva, efficace contrasto dolce-sapido, sono doti che gli appartengono e che li inseriscono a pieno titolo fra i più convincenti conseguimenti per la tipologia, pur senza sfiorare vette di complessità.

Etna Rosato Petralava 2006

Ottima timbrica aromatica, pimpante e vitale, connubio preciso e felice di frutti e fiori. Palato equilibrato, fresco, godibile, sincero, sensibilmente salino nel lungo finale.

Etna Rosso Petralava 2005

Bel contrasto fra frutto maturo e sapidità, ottima timbrica territoriale, slancio e beva, c'è eleganza nei tratti, non la complessità. Vino "a pelle" molto buono, spensierato ed accogliente.

Assaggi effettuati nel mese di luglio 2007.

La foto del ceppo di vite è stata tratta dal sito www.salvofoti.it: pianta di nerello mascalese franca di piede.


11 settembre 2007

 
 

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