Un vino nato grande

di Luca Bonci

La giornata è primaverile, è marzo e siamo in Sicilia, ma anche per queste latitudini questo è uno dei primi giorni tiepidi dopo questa nevosa fine d'inverno. Abbiamo sospeso le degustazioni per prendere un po' d'aria e, complice appunto un commento sulla strana stagione, ci ritroviamo intorno a piccolo tavolo, sulla terrazza dell'Antico Stabilimento Balneare di Mondello, in compagnia di Diego Planeta, Franco Pisa e Salvatore Murana.

Perché siamo qui è presto detto, non potevamo mancare alla seconda edizione di Sicilia en Primeur, manifestazione voluta dall'Assovini Sicilia, associazione di produttori siciliani ben decisa a non lasciar sfumare l'interesse verso i vini isolani, crescente ormai da un decennio. I tre si sbeffeggiano a vicenda. Diego Planeta parla della neve, abbondante quest'anno, e delle sue sciate passate, che Murana situa scherzosamente nell'intervallo tra le due guerre mondiali. E poi Planeta, rivolgendosi a noi ci parla "dei due fenomeni che avete di fronte". Franco Pisa, consigliere delegato di Assovini e già deus ex-machina dell'essena Averna, produttrice del celebre amaro, e Salvatore Murana, "che suo padre voleva facesse il pompiere, e certo non avrebbe fatto un gran danno se lui gli avesse dato retta."

Sembrava quasi che attendesse la provocazione, Murana, e sfodera la sua sorpresa: "... che fenomeno e fenomeno, oggi sì che ho portato un vino fenomenale, un vino che ha 29 anni!" "E mica lo hai imbottigliato tu!" replica Planeta, quasi a dare del giovincello al collega... ma invece sì, conferma il mancato pompiere: "avevo fatto questo passito con le uve migliori; in seguito lo feci assaggiare a Pinchiorri che subito mi disse che lo avrebbe acquistato tutto. Così io pensai che allora era proprio il caso di non venderlo. Da allora l'ho fatto tutti gli anni, ma ho atteso il momento giusto per farvelo assaggiare, e il momento è venuto."

Un inno alla vita, è quanto è scritto sulla bottiglia del Creato 1976. "D'altra parte un vino è come un biglietto da visita, deve esprimere la filosofia di chi lo fa," aggiunge Murana mentre centellina il liquido dell'unica bottiglia nei bicchieri dei numerosi giornalisti. Una bella bottiglia, con in etichetta una rosa stilizzata, "una rosa del roseto di mia madre", che ci parla della caparbietà dell'uomo, del desiderio di primeggiare, della voglia, forse, di uscire dall'isola, senza lasciarla ma facendo parlare di sé quelli del continente.

Annusiamo e veniamo catapultati dall'altra parte del mediterraneo. Atteriamo a Jerez, patria dei sontuosi Pedro Ximénez, ma di fronte a noi non è un vino ottenuto col metodo Solera, quì è stato il tempo, il suo lento lavorio, la lunga attesa del vignaiolo, a cambiare il ricco frutto di Pantelleria in qualcosa di più. Il colore è caramello, scuro, con un'unghia bionda, e la frutta secca dei passiti isolani è accompagnata a cioccolata bianca, note minerali e di zucchero di canna. Imponente è l'incedere al gusto: uno sciroppo dolce e grasso, setoso e armonico, lungo e profondo.

Un vino per pochi, peccato!

12 aprile 2005