Dinamica donna del vino: Elena Walch

Due chiacchiere con la produttrice altoatesina
di Paolo Rossi

Incontrai per la prima volta Elena Walch tre-quattro anni fa, a Pietrasanta, alle degustazioni del Premio AIS Versilia. Io ero appena all'inizio del mio apprendistato enologico. Ricordo che mi aggiravo per il chiostro di Sant'Agostino col bicchiere in mano, come un bambino nel paese dei balocchi. Mi aggiravo tra i banchi delle degustazioni osservando le bottiglie, guardando i personaggi indaffarati nel rappresentare i vini...
-Vuol degustare qualcosa?
Ricordo soprattutto gli occhi magnetici di Elena Walch. Certo che acconsentii.
-Conosce già i nostri vini dell'Alto Adige?
Era lei che faceva le domande, e io che rispondevo. No, era la prima volta che assaggiavo i suoi vini, ed era probabilmente in quell'occasione del Premio Versilia che avevo assaggiato i primi altoatesini. Due o tre gewürztraminer avevo assaggiato, a dire il vero.

Lo confesso: ero assai inesperto di vini, ero più impressionato dal legno selvaggio che dalla finezza e dai bei profumi. Gli chardonnay allora avevano la mia preferenza indiscriminata. Quindi i vini fini, sottili, fruttati, eleganti di Elena Walch non mi impressionavano. Mi impressionò il personaggio, però, che si prendeva cura di me e mi faceva conoscere quasi l'intera gamma aziendale.

Non ricordo di preciso quali bianchi assaggiai. Ovvero; ne ricordo solo uno, per il nome insolito: il Beyond the Clouds, che mi dette l'impressione di potenza che cercavo e che non avevo trovato nel resto della gamma.

-Questo è un vino più particolare, più complesso.
Penso fosse una delle prime annate di quel vino. Ma no, ricordo un altro prodotto di Elena Walch: quello che non bevvi. Il moscato rosa. Guardavo la bottiglia con desiderio, ero curiosissimo di sapere come sarebbe stato quel vino dal nome così invitante, la bottiglia nel secchiello del ghiaccio mi chiamava...
-Questo non glielo faccio assaggiare adesso. Si rovinerebbe la degustazione. Se sente questo, poi non capirà più i sapori degli altri vini. E' meglio che capiti a trovarmi a fine giornata.

Ci rimasi un po' male. Avevamo chiacchierato molto, avevo assaggiato molti suoi vini, ma il moscato rosa di Elena Walch mi sarebbe piaciuto come conclusione dell'incontro. Pazienza. Mi riproposi di passare a fine giornata... poi non riuscii. Nel pomeriggio il suo tavolo era assediato da decine di persone. E così si concluse il mio primo incontro con Elena Walch.

L'ho rincontrata al Vinitaly 2005. Passare davanti al suo affollato stand mi ha fatto venire la voglia di fare due chiacchiere su come si è mosso il mondo del vino, di tentare un bilancio degli anni trascorsi. Ed allora ecco il nostro breve colloquio.

-Elena Walch, negli ultimi 3-4 anni cosa è cambiato in vigna, e cosa è cambiato in cantina?

-Secondo me il cambiamento più consistente c'è stato sul versante dei consumatori. Il bere è diventato più consapevole. C'è più attenzione, più cognizione di come si fa il vino. Il consumatore oggi vuole sapere di più.

-E questo comporterà dei cambiamenti anche da parte dei produttori?

-Sarà necessario, ci sarà chiesto di fare sempre il meglio. E lo faremo. Ma dovremo esser sostenuti dal consumatore. Abbiamo bisogno dell'attenzione e della fiducia del consumatore.
Al tempo stesso sarà necessario anche un cambiamento delle dinamiche della filiera distributiva: ristoranti ed enoteche dovranno fare più attenzione ai ricarichi praticati sul vino.

-Già, la ristorazione...

-Negli ultimi tempi la vendita del vino nella ristorazione è in stato di sofferenza: ciò che si nota non è un rallentamento degli acquisti da parte dei ristoratori, piuttosto uno spostamento temporale delle ordinazioni: si ordina il vino solo quando la cantina è quasi vuota. Non ci si arrischia in immobilizzazioni di capitali a lungo termine.

-Cambio del tutto argomento:esiste una via femminile al fare il vino?

-Non c'è una impostazione differente, né ci sono particolari approcci a livello produttivo. Quello che è importante, invece, è sul versante di chi consuma vino: secondo me è fondamentale che si riconosca un fatto: una donna che produce vino deve fare sforzi senza dubbio più grandi per farsi apprezzare sul mercato. Questo mi sta a cuore: che si riconosca l'impegno delle donne del vino.

-La sua è considerata una delle più "agguerrite" aziende altoatesine. Qual è il punto di forza dell'Alto Adige nel panorama italiano?

-Le montagne danno sicuramente una caratterizzazione molto accentuata ai nostri vini, sia a livello dei terreni sia a livello climatico. Sotto quest'ultimo aspetto infatti la grande escursione termica tra il giorno e la notte dona ai vini una particolarissima eleganza. Posso riassumere in tre parole i punti di forza del vino altoatesino: mineralità, frutto, freschezza.

-Un'ultima domanda. Crede nelle DOC?

-Credo nel produttore.

Più chiaro di così!
Mi resta un solo rimpianto dall'incontro con Elena Walch: il moscato rosa! Non era in degustazione al Vinitaly, e quindi... ho dovuto di nuovo rimandare l'incontro. Poco male, anzi. Mi consolo facendone la metafora di una ricerca. Nel mondo del vino si deve avere sempre qualcosa da inseguire, qualcosa sempre un po' più in là.

5 agosto 2005