Vasco's song
di Fernando Pardini

Ho appena bevuto il Rosso di Montalcino 1998 di Vasco Sassetti. Sono stato fiero del velo di polvere depositatosi sulla bottiglia. Mi è parsa ancor più importante. Giaceva in cantina da quando la portai su con me "catturandola" direttamente al Bassomondo, in Castelnuovo dell'Abate, una delle ultime volte che sono stato là. L'annata - voi direte - non sarà da meraviglia eppure il piccolo rosso ha saputo raccontarsi con dignità e genuinità, dichiarandosi con orgoglio, fiero nelle sue insegne sangiovesiste. La genuinità d'altro canto appartiene al suo creatore, Vasco Sassetti appunto. Per questo è un suo vino, perché gli assomiglia. Lì dentro c'è il carattere, la scorza, l'alcol, la potenza di una terra potente, finanche l'ingenuità che attiene alle persone semplici, figlie di una terra potente. Insieme a lui ripercorro le mie scorribande all'Osteria Bassomondo, il regno dei Sassetti, anzi, la loro casa. Mi piace tornarci quando posso. Non tanto per la cucina immutante di quei luoghi - a volte straordinaria a volte affaticata - quanto per l'atmosfera che vi si respira. Ai bordi della conca di Sant'Antimo è facile confondersi, pure se si è atei. Sennò ci pensano i vini forti di Vasco, quei "sangiovesacci" aggrappati alla terra e alla tradizione, tanto spigolosi quanto accattivanti, a ritemprare i cuori nelle giornate fredde e a fornire risposte quando ti chiedi: "dove sono?".

Nel mondo di Vasco Sassetti, guarda caso, ogni cosa, ogni gesto, racchiude ed ispira una ingenua e struggente mentalità contadina, con i suoi ritmi, il suo tempo, la sua fatica e la sua bellezza. Bisogna conoscerlo un uomo così, "bucarne" l'istintiva timidezza ed ascoltarne le semplici storie. Quel Rosso, appena aperto, possedeva l'odore della sua cantina. Per questo sapeva raccontare. Me la ricordo ancora la sua cantina, su in paese. Così come la meraviglia - dietro una porta - dei suoi formaggi a stagionare. Indimenticabile. In questo campo ha pochi rivali: inarrivabili certi pecorini pregni d'affinamento. Una volta possedeva anche i maiali e si esercitava nell'arte della norcineria. Troppo dispendioso ora. Impossibile far tutto. Oggi Vasco è un vignaiolo che lavora la terra, un selezionatore ed affinatore di cacio, di quando in quando oste al Bassomondo....

Con quell'aspetto un po' arruffato, la barba distratta, il capello allergico al pettine, la testa che ragiona per i fatti suoi, sembra proprio appartenere ad un altro mondo, un mondo avulso dai suoni e dal caos, che in cuor tuo intuisci puro e incontaminato. Della terra quella figura, e quei vini, ti raccontano l'anima. A loro modo. Interpretandola. Ti raccontano una "visione contadina", questo è, che resiste e che respira.

Non c'è momento della mia scrittura in cui non aspiri - a quel mondo - di appartenere.


9 ottobre 2003