Naufragar m'è dolce...
Malvasia dolce Le Rane 2000 - Luretta


Il color paglierino carico e brillante fa presagire un grande incontro. Lo ispira. Fernando (Pardini ndr) me lo aveva promesso: "Ti stupirà, vedrai”.

La prima sensazione, che ti lascia di sasso nella sua deflagrante nitidezza, è il fulgido tratto aromatico, che richiama l’uva d’origine. Non si avvertono né botritis né appassitura e già la sfida è vinta verso la ricerca di un proprio carattere: la perfezione della frutta bianca matura (susina tra le altre) e dei petali freschi dei fiori è stupefacente. La sinfonia dei profumi si avverte ad un metro dal bicchiere, è cangiante, e tu sei lì che attendi la prova del nove: il palato.

Splendido: intenso nell'equilibrio delle sue componenti, con lo scheletro acido che sostiene alla grande e ben si integra nelle trame alcolica e zuccherina. La deglutizione arriva su una nota vegetale di foglia di alloro e floreale di ginestra, ciò che lo differenzia da tutti e ne disegna il varietale.

Dentro quel bicchiere c'è un carattere che ne completa l’identità: è frutto del suo territorio, figlio di vitigno autoctono - Malvasia bianca di Candia - del Piacentino.
Questa è oggi una delle risposte italiane forti ai grandi vini da dessert di tutto il mondo, che si erge a confronto e termine di paragone per gli appassionati produttori e consumatori sparsi in ogni dove.

Da ricordare pure per l'etichetta - provocazione suggestiva - che ricorda il capostipite dei vini dolci: Yquem. Un nuovo nettare, sublime - mille miglia distante da Yquem - sarà da fissare da oggi in poi nella memoria gustativa di chi avrà in sorte l'incontrarlo.


Vincenzo Ramponi
(29/5/2002)