Il cibo nella storia
e nell'evoluzione dell'uomo
Dagli antri primitivi dove il pasto era consumato nella più
totale e desolante solitudine sino alla moderna ricerca a tavola ed
alla sublimazione del gusto...
di Stefano Buso (s.buso
acquabuona.it)
Si parla spesso e volentieri di cibo, nella normale quotidianità
ed anche in ambienti dotti e specialistici. È bene capire, dapprima,
cosa sia il concetto universale di cibo: esso ha essenzialmente una
funzione energetica, ed è quindi importante per far funzionare
e rinnovare la macchina corpo, ma possiede inoltre un aspetto più
emozionale, quindi affermiamo che il cibo fa parte sine dubio del LOGOS.
L'uomo primitivo, essenzialmente un raccoglitore e mero cacciatore,
considerava il cibo un mezzo per tirare avanti, senza arricchirlo con
particolari importanti come la cottura e l'uso dei condimenti ausiliari
e dei grassi che daranno poi vita alla Gastronomia.
Ha
significato e senso parlare di Gastronomia, quando il cibo comincia
ad esser manipolato, trasformato e cotto con l'ausilio delle prime rudimentali
stoviglie o pentole. Quando l'uomo comincerà a dedicarsi all'agricoltura
e a ricavare, con gran sacrificio, alimenti importanti come gli ortaggi
o il frumento, la sua alimentazione diventerà senz'altro più
varia e ricca d'importanti elementi nutritivi che forniranno gusto e
qualità alla sua dieta. Si pensi al pane ad esempio, alimento
bioindipensabile e di una bontà senza eguali. Nell'antica Mesopotamia
si raccoglievano i semi del frumento e si realizzavano delle pastelle
che erano poi cotte su pietre roventi: un pane rudimentale, ben diverso
da quello che conosciamo oggi. Solo più tardi l'uomo imparerà
a coltivare il frumento e a ricavarne la farina per poi arrivare alla
preparazione del pane. Anticamente poi, se ne mangiava molto di più
rispetto ai giorni nostri! Per questo motivo il cibo era definito companatico,
ovvero qualcosa "che accompagnava il pane". Nell'antica Roma
dapprima il pane era ricavato dal farro e solo successivamente
fu realizzato con la farina di frumento.
Il
cibo già nell'età antica ha una struttura completa e varia
ed era magnificato nei banchetti, nelle arti e nelle lettere. Si parla
di cibo nel ricettario di Apicio, "De Re Coquinaria"
ed anche autori illustri come Orazio e Petronio ben enfatizzarono, parlarono
e celebrarono il cibo! Orazio con il Convito di Nasidieno e Petronio
nel suo Satyricon con la grottesca Cena di Trimalcione. Insomma
il cibo è, già allora, elemento quotidiano, amore ed arricchimento
culturale e vero godimento. Secoli dopo, con il medioevo, la forte caduta
sociale e culturale contagia anche il cibo e la gastronomia. Le diversità
a tavola nel medioevo sono ben note e, mentre i ricchi avevano cibo
a dismisura i pezzenti pativano una fame perpetua. Persino il vino era
marcatamente classista: era il "Nobile" per i potenti e altresì,
un immondo liquame allungato d'acqua, aceto e d'altre schifezze per
i poveracci.
Anni
dopo, nel Rinascimento, il cibo, oltre ad arricchirsi con altri nuovi
prodotti agricoli provenienti dalle Americhe (la patata arrivò
però solo dopo il 1580 con gli Spagnoli) diventa anche diffuso
e stigmatizzato status symbol per i privilegiati. Si pensi che
Ottone, re dei Franchi, era considerato potente poiché
ottima forchetta e gran mangiatore. Insomma il cibo era mezzo per ostentare
un'esagerata potenza commerciale, economica e finanziaria.
In questo periodo si diffondono anche le idee e le tecniche gastronomiche
del grande Bartolomeo Scappi, cuoco di re e papi e grazie al
suo libro di cucina, "L'Opera", anche l'alimentazione,
il cibo s'implementano di idee nuove e di gran successo. Il secolo dei
lumi, molto più tardi, oltre a diffondere prima in Inghilterra
e poi in Francia elevato pensiero, idee nuove e rivoluzionarie, offre
promozione e sviluppo alla moderna gastronomia: si pensi ad Anthelme
Brillat-Savarin e alla sua importante opera "La Fisiologia
del Gusto". Più tardi anche Marie Antonin Careme
con "L'Art de la Cuisine" e, alla fine dell'800, l'Artusi
in Italia (La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene) diedero
le basi a quella che è, ancor oggi, l'evoluta e diffusa moderna
tecnica di ristorazione ed anche comunicazione gastronomica.
Il
cibo ora è raffinata ricerca, spesso autocelebrativa: bisogna
compiacere non solo il gusto ma anche altri aspetti spesso celati e
soggettivi, talvolta effimeri. Dilaga la cucina molecolare e i consumatori
chiedono sempre di più piatti innovativi e cibernetici. A volte
si dimentica che la cucina o è buona o è cattiva, deduzione
elementare, ma d'analisi molto immediata. Tra l'uomo primitivo che consumava
il suo pasto secondo stato di natura ed i moderni piatti tecnologici,
quasi da cyber spazio vi è, ad ogni modo, un elemento d'indiscussa
univocità: il bisogno di star bene con e dal cibo in ogni momento,
non dimenticando che la ricerca per gli alimenti è doverosa come
l'esaltazione del gusto che alla fine danno qualità al nostro
tenore di vita. Le idee ed i gusti hanno un'importante continuità
e valore omni tempore e la mente, il palato ed il cuore dove
nascono, sono il vero patrimonio da lodare essendo bagaglio genetico
del genere umano, mentre il vero pericolo è l'addomesticarsi
a scelte culinarie discutibili, troppo empiriche e a tutto ciò
che, alla fine, può limitare la ricerca enogastronomica e il
piacere che ne deriva.
9 dicembre 2006
Immagini: cibo egizio e papiro rappresentante la coltivazione
dei cereali (da http://seshatblog.wordpress.com/), Bartlomeo Scappi
(da http://www.ristorantetraiano.it), piatti di Ferran Adria