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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Dalla Roma Imperiale...
due cene famose
di Stefano Buso Con questa retrospettiva millenaria, inizia la collaborazione tra Stefano Buso e L'AcquaBuona. Stefano, 40enne, dal Veneto scrive e parla di cibo attraverso le pagine di importanti riviste multimediali. Si occupa di storia e comunicazione gastronomica e all'attivo ha la rivendicazione del vino quale abbinamento ideale per la pizza, come espresso in un suo articolo di qualche tempo fa, ripreso poi da molte testate di enogastronomia.
La cucina, il cibo e, cosa importante, i banchetti, nell'antica Roma erano un mezzo, per compiacere i propri ospiti, per stringere e consolidare alleanze e soprattutto per manifestare ed ostentare la propria ricchezza, come, in maniera eloquente ed esaustiva, ci descrivono sia Orazio che Petronio; il primo, nel convito di Nasidieno e il secondo, nella cena di Trimalcione. È palese che, dal punto di vista storico - gastronomico, la Roma Imperiale, fu un periodo illuminato e particolarmente felice, di gioia, colori e trionfi culinari dove il sapore, il gusto raggiunsero i massimi livelli. Troviamo testimonianza di ciò nella "Satira VIII" del libro I di Orazio e nel "Satyricon" di Petronio con il convito di Nasidieno (Orazio) e la cena di Trimalcione (Petronio). Sia Orazio che Petronio caratterizzano i loro protagonisti di un'accesa e voluta nota autocelebrativa. Da un lato Trimalcione, che cerca di sbalordire i suoi invitati con il numero delle portate e con l'elevata qualità delle stesse, "...frattanto cominciano a servire un antipasto scelto e abbondante. Nel mezzo del vassoio degli antipasti si levava un asinello di bronzo corinzio con due bisacce piene, l'una, d'olive bianche, l'altra, d'olive nere. Sopra l'asinello, a mo' di tetto, c' erano due piatti sul cui margine si vedevano incisi il nome di Trimalcione e l'indicazione del loro peso in argento...!"
Mi auguro prendiate questo pezzo come un benevolo auspicio con il solo
ed unico fine dell'indirizzo alla conoscenza e all'erudizione d'usi
e costumi di un tempo lontano, ma con tante analogie con il nostro quotidiano,
dove ahimè, stiamo assistendo ad un depauperamento culturale
grossolano. Citare Orazio e Petronio non è stato per me un evento
occasionale, perché soprattutto dalle opere classiche si evincono
situazioni che sono paradossalmente di una disarmante attualità,
anche sul cibo. 2 maggio 2006 Immagini: un banchetto romano con orgia come visto da
C. De Mille nel film Il segno della croce (1932), affresco raffigurante
cena nell'antica Roma (entrambe le immagini sono tratte da www.scudit.net) |
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