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Farnetani: il momento delle scelte (addendum)
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni

È un'esplosione, non c'è dubbio, quella che sta avvenendo da qualche anno nel mondo del vino. Non passa mese senza che vecchie aziende passino di mano, che nuove vedano la luce, che produttori che conferivano ad altri le uve inizino a vinificarle e a imbottigliare. Una delle cose più interessanti è andare a vedere cosa succede agli inizi, quando l'entusiasmo è tanto ma anche dubbi e incertezze sono all'ordine del giorno. In questo senso un ottimo osservatorio è l'Azienda Farnetani Sergio, che vuol dire naturalmente Sergio Farnetani e sua sorella Sandra con il marito Tiberio Montaini, giovani e da poco catapultati in questa realtà frenetica e piena di variabili incerte. E vuol dire anche una piccola cantina, in quel di Sinalunga (provincia di Siena) e una prima vendemmia nel 2002.

In vigna c'è sangiovese, canaiolo, colorino, ancora un po' di trebbiano e malvasia, e poi merlot e cabernet sauvignon. Per fare un Chianti e due vini ad indicazione geografica tipica, con tanti dubbi, soprattutto per quel che riguarda l'approccio giusto da avere nei confronti di un mercato che si fa sempre più competitivo: uscire a prezzi bassi ed alla fine rischiare di confondersi in una massa indistinta, o ambire a prezzi di fascia più alta che, visti i tempi, potrebbe rivelarsi un errore strategico? Insomma, non è difficile trovarsi disorientati di fronte a un mercato così complesso, mediato da influenze esterne, che premia o trascura un vino in base anche alle mode, e comunque in base a giudizi di merito che, seppure espressi in centesimi, sono spesso molto soggettivi.

Una cosa è certa: qui si segue il vino con una accuratezza certosina, impegno del resto doveroso, anzi indispensabile da parte di chi inizia una attività nuova e non deve creare solo del vino, ma anche definire una propria identità di vignaiolo. E di solito con il tempo i sacrifici vengono premiati, e col successo verrà anche la tranquillità necessaria a scegliere il giusto ambito commerciale. Nel frattempo, comunque, registriamo il motto: "Poco vino, ma buono!", che è poi il motto del "rinascimento enoico" italiano, applicato con grande rigore dall
'enologo Lamberto Tosi, (che ben conosciamo) con il quale assaggiamo i primi risultati.

Il Chianti Colli Senesi Tutto Mio 2002 (12,5%), è inserito in una denominazione che forse appare poco adatta per chi è alle prese con problemi di identificazione; ma è più che bene che si facciano questi vini, perché le DOC rappresentano il legame con il territorio e andrebbero rafforzate anziché abbandonate. Comunque sia: il vino, composto classicamente da sangiovese, canaiolo e colorino, abbina ad un colore rubino di media fittezza un naso franco e spontaneo sia floreale che fruttato; di espressione molto chiantigiana, al palato è semplice e di beva immediata, floreale e con leggeri spunti metallici. Fine la trama tannica.

Veniamo ai due vini ad indicazione geografica tipica, che hanno lo stesso nome ma etichetta di colore diverso. Il Beato Pietro Etichetta Nera 2002 (13%) è composto da sangiovese (50%), cabernet (30%) e merlot, che dopo un anno di barrique vengono assemblati, dando luogo ad un vino di colore rubino fitto e profumi "seriosi" di frutta nera e visciola dall'espressione composta e di buona profondità, con una struttura interessante (il sangiovese, che assaggiamo a parte, è concentrato e ha stoffa vellutata) e costante tensione gustativa. Un vino forse di ampiezza non enorme, ma ricordiamoci anche l'annata "minore" dalla quale proviene.

Un uvaggio bordolese costituisce invece il Beato Pietro Etichetta Rossa 2002 (13%) con un 60% di cabernet sauvignon e 40% di merlot. Le due uve vengono vinificate separatamente, poi il vino viene assemblato e passa circa 12 mesi in barrique. Il suo colore rubino ha riflessi purpurei; i profumi sono carnosi, spaziano dalla bacca e dal legno di sambuco alla frutta nera e alle note terziarie di un rovere che deve essere ancora perfettamente integrato. Un vino, che svela la sua impostazione internazionale al gusto, mostra una lieve linea vegetale, spunti cosmetici e di liquirizia, con un palato vivo e sorretto da una bella acidità.

Visitata il 23 settembre 2003
25 aprile 2004

foto: Tiberio Montaini e Sandra Farnetani

Addendum
Questi vini li abbiamo riassaggiati, più tardi, in questo giugno ancora fresco, grazie a una piacevole serata organizzata dal Ristorante Antico Uliveto (0584/768882). Bella ci è sembrata la loro evoluzione, specialmente l'affinarsi aromatico del Chianti Tutto Mio, ora segnato da un bel frutto pulito e beverino, e l'arrotondarsi degli IGT, con al vertice ancora la bocca dell'Etichetta Rossa. Ma ancora più interessante è stata la presentazione dei campioni 2003, annata sicuramente migliore nelle terre senesi. Gran corpo e struttura per il merlot-cabernet, che diventerà il Beato Rosso, ma anche magnifica sorpresa dal sangiovese che ancora riposa in barrique usate, in attesa dell'assemblaggio internazionale. Un sangiovese fruttato e pieno, rotondo e morbido, che ha spinto più di un commensale a reclamarne un imbottigliamento in purezza. Non sappiamo se Sandra e Tiberio, presenti alla cena, seguiranno questo suggerimento, e se il loro prossimo IGT sarà un sangiovese 100%, ma comunque vada siamo sicuri che, al secondo anno di imbottigliamento, i vini Farnetani faranno nuovamente parlare di se.


  

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