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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Presentazione della guida I Vini d'Italia 2007 de L'espresso: le degustazioni

di Luca Bonci, Riccardo Farchioni e Vincenzo Ramponi

Firenze - Come accade ormai da qualche anno, la presentazione della nuova edizione 2007 della Guida dei Vini d’Italia de L’espresso è avvenuta alla Stazione Leopolda di Firenze, beneficiando di un allestimento particolarmente affascinante. Inseritasi nel mercato relativamente da poco (è alla sua sesta edizione) la guida sta lentamente scalando la classifica delle preferenze dei cultori del vino, anche grazie alla forte promozione legata al gruppo Espresso, che quest'anno la offrirà come allegato delle sue importanti testate.

A detta di Ernesto Gentili, curatore assieme a Fabio Rizzari, la piccola pattuglia di degustatori segue una sorta di “religione dell’assaggio”: rigorosamente alla cieca, dà luogo a giudizi che mai vengono rimessi in discussione da ragionamenti e compensazioni “ex-post”. La linea guida “critica” privilegia i vini per i quali la tecnica in cantina non risulti fattore preponderante. Quindi, vini dei quali si sia lasciato formare senza forzature un proprio carattere specifico, siano essi autoctoni o meno, siano essi “lavorati” in un modo o nell’altro. Quest’anno è stata inoltre introdotta una pratica di riassaggio nei due-tre giorni successivi alla stappatura per monitorare vini che crescano (o che si smontino…) dopo l’apertura della bottiglia.

La guida (diciamolo: con il nuovo formato ha raggiunto un notevole equilibrio fra maneggevolezza, leggibilità, e completezza) sfodera anche quest’anno un taglio critico molto sharp: cantine ormai stabilmente nel gotha italiano vengono strapazzate “semplicemente” perché all’assaggio non hanno dato esiti all’altezza. Si legge in controluce una salda propensione per quei produttori legati alla natura del territorio, come, quest’anno, la chiantigiana Castell’in Villa (tre vini al top) e (come già in passato) Gulfi in Sicilia, autore di personalissimi Nero d’Avola. E proprio sulla Sicilia conviene spendere due parole, visto che in definitiva è un osservatorio speciale ed emblematico della viticoltura nostrana. Statica e sommersa per lungo tempo, è balzata all’attenzione generale grazie al traino di aziende che però mancano qui all’appello dei premiati; e a vini che hanno cercato e cercano tuttora un confronto più immediato con zone vinicole glamour e/o con mercati nazionali e internazionali, vengono preferiti, per esempio, vini sempre ricchi di peculiarità come gli etnei.

Per il resto: Friuli e Alto Adige si confermano anche quest'anno “bianchiste”, perlomeno per quel che riguarda i vini top, con l’unica eccezione del Kermesse di Elena Walch. Né il lagrein, né le molto coccolate uve rosse autoctone friulane vengono ritenute capaci di dare vini che possano sfondare verso i livelli più alti di valutazione. Ottimo risultato per il Soave ma soprattutto in primo piano la Toscana, che ha beneficiato di una annata come la 2001 per il Brunello di Montalcino, alla quale non ha potuto fare da contraltare per il Barolo una vendemmia come la 2002, a posteriori interessante, ma innegabilmente minore. L’impronta di una raccolta problematica ha colpito anche l’Umbria dei Sagrantino di Montefalco 2003, mentre mai come quest’anno il campano Taurasi ha trovato un riscontro critico tanto positivo.

Stretta fra i commenti di Ernesto Gentili ed Enzo Vizzari, direttore del settore guide del gruppo Espresso, e l’asta dei vini a cura della casa d’aste Pandolfini, la degustazione si è protratta per non più di un paio d’ore, ed è stato un peccato e un dolore non aver potuto assaggiare tutto quello che avremmo voluto assaggiare.

I nostri assaggi cominciano, come d'uopo, dai due champenoise premiati. Due vini assai diversi, tanto fruttata e estroversa la Cuveé Anna Clementi 1999 di Ca' del Bosco, quanto austera, importante, corposa la Riserva del Fondatore 1997 di Ferrari. Un tipico blanc de blanc l'Anna Clementi, nonostante un 20% di pinot nero si affianchi a chardonnay e pinot bianco, in cui il contributo dei lieviti rimane sullo sfondo lasciando il passo ad agrume maturo e frutta bianca. All'assaggio spiccano la sapidità e una freschezza forse fin eccessiva per l'eleganza che ci si aspetterebbe. Fresco lo è anche il Ferrari, nonostante i quasi dieci anni di età, ma qui l'eleganza non manca certo e le note di lieviti, crosta di pane e frutta secca, lo elevano al rango dei migliori champagne transalpini.

Lasciamo i vini mossi per passare ai Kerner altoatesini, ben tre dei quali hanno quest'anno raggiunto od oltrepassato il limite dei 18/20. Per primo assaggiamo il Kerner Brixner Praepositus 2005 dell'Abbazia di Novacella, un vino dal paglierino tipicamente poco accentuato e dal naso intenso di mela matura, con note di una dolcezza un po' ostentata. Aromaticamente ampia la bocca ed equilibrata, ma carente di quel guizzo acido che ci si attende dalla tipologia. Guizzo che invece non manca al Kerner Brixnex 2005 di Pacherhof, dal color carta e dai profumi di erbe officinali, di vegetali e roccia. Qui la crescita gustativa pare veramente senza limiti e quando, alla fine, la sensazione aromatica principale lascia spazio al retrogusto, emerge una fascinosa scia minerale mentre nel bicchiere quasi vuoto spicca ora una decisa nota di pesca. Di livello simile abbiamo trovato il Kerner Brixner 2005 Köfererhof, anch'esso tenue al colore e profumato di foglia di agrume. Un naso intenso e penetrante che precede una bocca tesa, precisa, fresca e succosa, dal sapidissimo finale.

Il Gewürztraminer Nussbaumer 2005 della Cantina di Termeno non è nuovo tra le eccellenze, ma quest'anno lo troviamo meno impressionante. Sempre emozionante nei profumi, in cui la tipica nota aromatica del traminer si associa a sentori di pompelmo e mallo di noce, e corposo all'assaggio, ma di dinamica leggermente compressa per un vino di tale classe, con una calo a centro bocca che non viene completamente riscattato dal bel finale.

La Cantina di Terlano inanella due premi, col Sauvignon Quartz 2004 che dimostra come si possa ottenere eleganza dal sauvignon senza indulgere troppo nella spiccata varietalità del vitigno. Le note di sambuco sono certo presenti, ma contenute e imbrigliate in un contesto fine e complesso, tra sentori minerali e fruttati, ed in bocca il vino incede discreto, medio nell'impatto ma assolutamente irreprensibile per quanto riguarda equilibrio e lunghezza. Ma è la seconda perla di questa cantina a lasciarci il ricordo migliore, lo Chardonnay 1994 è la dimostrazione inconfutabile di come la longevità dei bianchi francesi non sia più un sogno irraggiungibile. Il
color del vino è paglierino, tenue, e i profumi sono di frutta matura, eterei, di frutta secca, leggermente marcati dai lieviti con sentori di pane casalingo. E la bocca è rotonda, fresca (sì, fresca!), corposa e piena, burrosa e senza cedimenti.

Altro Sauvignon e altro stile per il Sauvignon Lafòa 2005 di Coltrenzio. Vino di color carta e dai profumi veramente intensi e intriganti di peperone e frutta esotica. Naso dolce e complesso e bocca tesa e lunga, sapida, sempre in crescita.

Lasciamo l'Alto Adige per passare ai Soave, altra categoria alla ribalta, con cinque eccellenze, non male per una denominazione data fino a poco tempo fa solo come in emersione. Li assaggiamo in sequenza causale, ma poi ci accorgiamo di averli messi nel giusto ordine. I primi due, il Soave Tamellini e il Casette Foscarin di Monte Tondo sono due vini più freschi, decisamente vegetali e floreali, mirati a una beva più diretta e acida. Il Soave La Rocca di Pieropan e quello di Inama sfruttano invece maggiormente la sovramaturazione delle uve, per ottenere prodotti più corposi, dolci, suadenti. Con caratteristiche intermedie, infine, Le Rive di Sauvia.

Nel dettaglio il Soave Classico Le Bine 2004 di Tamellini ci si presenta di color paglierino e con un naso un po' da scavare, segnato da note di fieno, frutta bianca, quasi susine non troppo mature, e con una bocca sapida e fine, non così entusiasmante, conclusa da note di corteccia, china, mandorle. Il Soave Classico Casette Foscarin 2004 di Monte Tondo ha colore paglierino intenso e emana profumi di fiori bianchi, freschi, e di buccia di mela. Bella è la crescita gustativa all'assaggio, su medie complessità. Un vino compiuto, sapido, nocciolato e agrumoso nel finale. Il Soave Classico Le Rive 2004 di Suavia ha un colore paglierino carico e alle note di fieno e erbe associa cenni idrocarburici. Naso non intensissimo ma profondo. In bocca il vino è sapido e largo, delicatamente fresco e con lievi cenni di surmaturazione. Assai diverso è l'impatto col Soave Classico La Rocca 2004 di Leonildo Pieropan; qui il colore è paglierino dorato e i profumi sono di frutta secca e frutta matura, leggermente macerata, uva di Corinto e cenni esotici. Un naso intenso a cui segue una ancora maggiore pienezza aromatica all'assaggio: banana ed erbe, crema pasticcera, finale etereo che ricorda un distillato di mele. Bel vino, senza dubbio. E concludiamo l'assaggio di derivati della garganega col Soave Classico Vigneti di Foscarino 2004 di Inama. Anch'esso paglierino dorato, profuma di frutta secca e buccia d'uva matura, agrumi e mosto. Un naso complesso e fine a cui segue una bocca fresca a agrumata, quasi spigolosa rispetto all'attesa, gagliarda, grintosa, vivace più che elegante.

Ci attende ora la folta pattuglia friulana, che attacchiamo partendo dal Vìgnis di Sìris 2004 di Mario Drius. Il colore è paglierino dorato e i profumi oscillano tra dolci ed eteree sensazioni vanigliate, note vegetal-fruttate di susina verde, speziature pepate. Bocca sgargiante, di bella acidità, segnata da sentori di mandarino, che conclude con un retrogusto esotico.

Ecco poi i due Tocai, il Colle Duga 2005, dal color paglierino tenue e dal naso varietale, di fiori, fieno, erbe, con cenni idrocarburici. Bella la bocca, succosa, ben definita, lunga a rinfrescante. Simile il naso del Tocai 2005 di Doro Princic, che troviamo meno estroverso ma in compenso arricchito da una bella nota di anice stellato. E che vino alla beva! Grasso e potente, e sempre in bell'equilibrio.

Sempre in Friuli Venezia Giulia, ma col gruppo dei "naturali", partiamo da Josko Gravner e dal suo Breg Anfora 2002, subito riconoscibile dai toni ossidati del colore, un ambra deciso. Il naso è intenso e ci ricorda ribes bianco, mele asprigne, lichi, salmastro ed erbe, e non manca una netta acidità volatile. Bocca contadina, amaricante, officinale, tannica, in cui ci pare assente quel tot di grassezza, tanto che il vino più che sapido pare salato. Molto simile nello stile il Collio Bianco 2003 de La Castellada, ma qui troviamo anche profumi di lieviti e cenni vanigliati, fiori bianchi ed erbe e, soprattutto, una sovralcolicità ben trattenuta (14,5%) che dona maggior equilibrio al vino che è, ora sì, sapido e anche pieno, coinvolgente, lievemente tannico e reminescente di frutta sottospirito.

L'Holbar Bianco 2002 di Marega è color paglierino carico e emana note ridotte di naftalina sotto alle quali spunta una bella pesca bianca. In bocca prevalgono le sensazioni di frutta secca, pur permanendo la pesca, e note idrocarburiche. Vino molto fresco ma un po' problematico per i forti sentori di idrocarburo aromatico. Ed eccoci alla Vitovska 2003 di Vodopivec, dal color dorato con riflessi di rame e dai profumi profondi, intensi, acetici, ossidati ma che non difettano di un bel frutto di pesca. Teso e vibrante in bocca, chiude con una evidente nota tannica.

Sempre "naturale" ma di tutt'altra specie per tipologia e provenienza, lo Sciacchetrà 2003 di Walter de Battè ci lascia di stucco per l'incredibile fascino olfattivo. Il vino, ramato, profuma di miele, erbe officinali, mallo di noce, plastica, rabarbaro, genziana, in un caleidoscopio intenso e sfaccettatissimo. Tutto si ripete in bocca, ma senza note stucchevoli, anzi, il vino risulta discretamente dolce, elegante, piacevolissimo.

Ultimo assaggio bianco lo dedichiamo alla Toscana, con lo Chardonnay Collezione de Marchi 2004 di Isole e Olena, un vinone dal colore paglierino carico, dal naso di frutta secca e agrumi, e, specialmente, dalla grande tensione gustativa, in una bocca segnata da un legno integerrimo, senza sbavatura alcuna.

Passiamo ai rossi, iniziando dal rosso "eccellenza fra le eccellenze".

Barolo Riserva Monfortino 1999 - Giacomo Conterno
Che si può dire di un vino giudicato da 20/20, ossia pressoché perfetto? Il naso è elegantissimo ed intenso, anche piuttosto diretto nell espressione floreale e fruttata, meno mediata che in altre annate. Dopo l'ossigenazione, a distanza dal bicchiere si scorgono suadenti note di cosmetico. Al palato è un vino monumentale, con una bocca vibrante, tesa, che si snoda con la snellezza del suo corpo medio, e che riserva per il finale l'impennata in ampiezza dei fuoriclasse.

Barolo Riserva Bussia 2000 – Fratelli Barale
Naso lieve, intensissimo e molto ampio, persino per certi tratti pungente. Un carattere arioso confermato al palato, dove le sensazioni aromatiche rimangono delicatamente "femminili". Vino fresco e dal tessuto finissimo, sfoggia un finale interminabile.

Barolo Vigna Rionda 2001 – Fratelli Oddero
Espressione olfattiva di grande poeticità, nitido nelle sue note di rosa. Da parte sua, la bocca sorprende perché partendo da tessiture vellutate passa all'esibizione di morbidezze e densità inconsuete. La tenuta aromatica è tenace e la trama tannica impeccabile.

Barbaresco Asili di Barbaresco 2001 – Bruno Giacosa
Naso da “colpo al cuore”, amplissimo nei suoi toni eterei, acuti, e di grande poesia. Bocca che da una sostanza setosa, cedevole e impalpabile, sprigiona con decisione e inflessibile persistenza delicate essenze aromatiche. Finale ancora all’insegna di una carezzevole espressività.

Barbera d’Asti La Crena 2003 - Vietti
Naso rigoroso, elegante e profondo. Al palato attacca subito con consistenza cremosa e si distende esprimendo un frutto maturo e prepotente. Modernità intelligente anche se qualche residuo del rovere è ancora da smaltire nel lungo finale.

Amarone della Valpolicella Vigneto di Monte Lodoletta 2001 - Romano Dal Forno
Naso ineccepibile, di una maturità dai tratti trasfigurati che lungi dal proporsi con una comunicativa "facilona", risultano quasi ombrosi. In bocca concentrazione straordinaria, supportata da consistenza setosa e aromaticamente contrastata da una intrigante linea verde.

Amarone della Valpolicella Classico Mazzano 2001 – Masi
In un naso elegantemente confetturato si scorgono i contributi di prugna e marasca. In bocca è un vino che impressiona letteralmente per la sua dinamica, ossia per la forza della sua incessante progressione che non va a scapito di quella sobrietà e assenza di eccessi che caratterizza in definitiva questo vino.

Chianti Classico Riserva Rancia 2003 – Felsina
Possiede senz’altro le note olfattive di un sangiovese elegante ed arioso, esprimendosi al palato largo e con una acidità scalpitante che trascina la beva fino ad un finale dal bel ritorno di frutta rossa.

Fontalloro 2003 – Felsina
Il naso è compatto e deciso; maturo in bocca, è vellutato e morbido, concentrato ma senza nessun eccesso nei toni. Ancora un sangiovese che ha saputo aver ragione dell’annata.

Flaccianello 2003 – Fontodi
Naso elegante che sa comunicare un bel frutto in modo riservato ed elegantemente laccato. La bocca è caratterizzata da compattezza e cremosità, e anche da una certa morbidezza che viene “destrutturata” nel finale da una sferzata acida e da tannini ben scolpiti.

Chianti Classico Castello di Ama Vigneto Bellavista 2001 - Castello di Ama
Grande impatto olfattivo, carnoso e profondo, elegante e trasfigurato, mette in evidenza fra le altre una affascinata e levigata nota di amarena. In bocca è pastoso, anche piuttosto monumentale, e mostra aspetti di grande maturità, anche se per certi versi un pochino stancanti.

Chianti Classico Riserva 2000 - Castell’in Villa
Bell’impatto olfattivo, nitido e dal fruttato fine espresso con forte personalità territoriale. La bocca, coerente e di struttura robusta, termina con un tannino di straordinaria finezza.

Chianti Classico Riserva Poggio delle Rose 2003 - Castell’in Villa
Sangiovese di carattere profondo e molto “sudista”, nel quale le redini sono tenute da una bella e “nobile” eleganza di espressione. La bocca ha una sicura piacevolezza, anche se appare meno “scattosa” della precedente Riserva, e con qualche affaticamento in più nel passo della beva.

Brunello di Montalcino 2001 – Uccelliera
Naso rigoroso nella espressione classica del carattere del sangiovese di Montalcino; si allarga prepotente in bocca, con grande equilibrio fra maturità e dinamismo. Tannini molto belli, vino molto buono.

Castello del Terriccio 2003 – Castello del Terriccio
Vino dalla notevole potenza espressa in un frutto prugnoso, al quale si aggiungono sfumature di liquirizia. Molto denso in bocca, riesce a sfuggire ai problemi dell’annata mostrandosi “a posto” per quano riguarda la componente tannica, anche se sconta forse qualche eccesso di monumentalità.

Montepulciano d’Abruzzo 2001 – Valentini
Qui siamo di fronte a un naso problematico, non c’è che dire; sulfureo, difficile. Forse in via di miglioramento con l’ossigenazione, forse no; è difficile capire “come andrà a finire” in una degustazione svolta in piedi. Quello che trasmette la bocca, più pulita, è un vino che non cerca effetti speciali, che stenta anche un pochino a partire, ma questo andamento tranquillo, che si articola in un contesto di bella e sobria maturità, alla fine esprime il vero carattere del vino.

Taurasi Riserva Radici 2000 – Mastroberardino
I sei anni passati dalla vendemmia gli conferiscono un colore che tende al granato, ed un naso gentile, non gridato, maturo, leggermente liquirizioso e venato di sensazioni mentolate che si spandono ampie dal bicchiere. Carattere coerente in un palato scorrevole e carezzevole, che arriva al finale straordinariamente setoso.

Taurasi Fatica Contadina 2001 – Terredora
Naso fine, ficcante e “poetico” nella sua espressione aromatica; bocca compatta, cremosa e di bella consistenza. Una nota verde alleggerisce il quadro aromatico, e il vino arriva al finale ampio e lunghissimo.

Taurasi CampoRe 2001 – Terredora
Il naso, profondo e concentrato, è arricchito da eleganti nuances mentolate. Al palato si mostra compatto, potente, con una grande materia prima esemplarmente gestita. Riesce a combinare una innegabile morbidezza ad una certa fragranza, e tannini vibranti che spingono il finale verso notevoli lunghezze.

Taurasi Vigna Cinque Querce Riserva 2001 – Salvatore Molettieri
Naso carnoso, ma che riesce a non essere “primariamente” fruttato e sa trattenere le irruenze del rovere risultando alla fine di positivo rigore. La bocca è invece scalpitante, di non esasperata grassezza ma aitante e forse ancora non completamente assestata. Quello che tuttavia colpisce maggiormente è in definitiva la trama larga e ariosa.

Canneto 2004 - D'Angelo
Naso giovane e irruente, pieno di frutta rossa, ampio e ficcante. L’entrata in bocca è invece più gentile, non gridata, e prelude ad una beva di grande freschezza e piacevolezza.

Aglianico del Vulture Riserva Vigna Caselle 2001 - D'Angelo
Lineare, austero, anche se da lontano di scorge qualche accenno di surmaturazione. La bocca, compatta e potente, è sostenuta da adeguata acidità e il risultato è una beva importante ma scorrevole. Tannino molto bello.

Nerosanlore' 2003 - Gulfi
Il naso colpisce per l'ampiezza con cui espone un bel frutto rosso e sfumature di polvere pirica: soave e succosissimo, ha impostazione "orizzontale" e termina con una suadente speziatura.

Nerobufaleffj 2003 - Gulfi
Bellissimo naso levigato, dalla linea fruttata diretta e precisa. Bocca avvolgente e dalla discreta ma non invadente corposità. La trama è un assoluto velluto e straordinaria è la finezza dei tannini.

Etna Rosso Feudo di Mezzo 2004 – Terre Nere
Si avverte quasi aria di Langa nel naso arioso di questo vino. Ad esso corrisponde una giusta e molto piacevole dolcezza in una bocca siglata da un tannino di straordinaria qualità. Vino di bella poeticità anche se non privo di sana concretezza.

Faro 2004 - Palari
Naso inizialmente ricco di spunti pirici, poi si chiariscce gradualmente ricomponendosi nel “solito” intrigante quadro proprio di questo vino. In bocca sa raggiungere un equilibrio fra velluto della trama e una bella succosità che spinge la beva. Ancora non nitidissimo aromaticamente, ha passo tranquillo e privo di strappi, e mostra nel finale ampiezza, persistenza e bei tannini.


28 novembre 2006

Nelle immagini:
L'ingresso alla Stazione Leopolda di Firenze
Ernesto Gentili, uno dei curatori della guida
La sala allestita per la degustazione
L'enologo Carlo Ferrini: realizzati da lui alcuni vini premiati
Mauro Lunelli di Ferrari, premiato per il Trento Brut Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 1997
Roccaldo Acuti di Vecchie Terre di Montefili, premiato per il Bruno di Rocca 2003
Federico Carletti (Poliziano, premiato per il Vino Nobile di Montepulciano Asinone 2003 e per Le Stanze 2004) con Coralia Pignatelli (Castell'in Villa), premiata per il Chianti Classico Riserva 2000, il Chianti Classico Riserva Poggio delle Rose 2003 ed il Vin Santo del Chianti Classico 1993
Davide Rosso (a sinistra) di Giovanni Rosso, premiato per il Barolo Cerretta 2001
Ampelio Bucci di Villa Bucci, premiato per il Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Villa Bucci 2002
A seguire, l'allestimento e le bottiglie per l'asta della casa d'aste Pandolfini, e un momento dell'asta

 
 

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