Rassegna
 
 
Molto bello quest’anno il contesto della Giornata degli Champagne 2001, svoltasi quest'anno l'11 Ottobre a Firenze. Le splendide "Sala delle Feste" e "Giardino d’Inverno" del Grand Hotel, situate su due piani dell'edificio hanno retto egregiamente per buona parte della manifestazione il flusso dei visitatori, numerosi specie dopo le sette di sera.

Facciamo subito un po’ di numeri: all’evento, organizzato dal Centro Informazioni Champagne (CIC) hanno partecipato 28 tra produttori e importatori, per un totale di 33 tavoli di degustazione, che globalmente hanno proposto una panoramica di 42 marche di Champagne. E l’interesse in materia è alto, visto che con 8,2 milioni di bottiglie nel 2000 l’Italia è il quinto paese europeo in fatto di importazioni, dopo Gran Bretagna, Germania, Belgio e Svizzera. A conferma di questo fatto, abbiamo notato fra i visitatori Moreno Cedroni della Madonnina del Pescatore di Senigallia e Marco Garfagnini dell’Oca Bianca di Viareggio.

L’organizzatore della manifestazione, il Centro Informazioni Champagne, è stato istituito nel 1983, ha sede a Milano, e rappresenta il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne, l’organismo istituito per gestire e tutelare gli interessi comuni di viticultori e maison. Fra i ruoli del CIC ci sono informazione e documentazione, relazioni con importatori e stampa, formazione.

Come abbiamo scritto, l’ambiente era sicuramente dei più eleganti e anche i visitatori sembravano essersi conformati all’occasione. Pochi zainetti e jeans in giro, molti di più i completi, le cravatte e, persino, gli abiti a sera. Un ambiente abbastanza diverso quindi da quello che di solito troviamo solitamente in questo tipo di manifestazioni, ma d’altra parte c’era da aspettarselo viso il blasone del prodotto presentato. Lo Champagne rappresenta ancora un unicum nel panorama enologico, con una celebrità che travalica i suoi innegabili meriti, e un robusto apparato pubblicitario che cura e alimenta questa posizione di prestigio.

Ma veniamo agli assaggi che abbiamo compiuto nella nostra visita, iniziando da Paul Bara e il suo Brut, molto fruttato al naso, con note di mela, pera, agrumi; in bocca è mediamente intenso, asprino e un po’ sfuggente. Il Rosé colpisce per la sua ampiezza e gradevolezza aromatica soprattutto in bocca, dove presenta chiare note di ciliegia e lampone e un piacevole residuo zuccherino; caratteristica di questo vino è il fatto di essere prodotto tramite assemblaggio tra uno champenoise e il Bouzy Rouge, un pinot nero vinificato tradizionalmente. Il Brut Millesimato 1997 ha un naso austero dove prevalgono sentori di crosta di pane e leggere note di crema. In bocca ha bel passo, è concentrato, fluido e si addolcisce nel finale.

Di Bonnaire assaggiamo il Brut (chardonnay) che profuma di pera matura e frutta esotica, anche in bocca è aromaticamente assai valido, con una bella ampiezza, struttura e persistenza. Il Millesimato 1996 (chardonnay e pinot nero) ha tutt’altra eleganza, ha profumi deliziosamente affumicati, con note di cioccolato bianco e di burro che si espandono a larghe falde. In bocca ha un attacco molto bello, è complesso, alterna sentori di lievito e caramella di agrumi (limone, pompelmo, mandarino), fino ad arrivare ad un finale dolce. Buono e sorprendente.

Di Brice iniziamo con il Brut Tradition (pinot nero 55%, chardonnay 45%) che ha colore giallo carico, e profumi di frutta matura (mela e pera soprattutto) confermati in una bocca saporita anche se non troppo espressiva. Passiamo ai cru dell’azienda, presentati in ordine decrescente in percentuale di chardonnay: il Verzenay Grand Cru è composto da pinot nero al 75% e chardonnay al 25%, è delicato ma penetrante al naso e di bella coerenza in bocca seppur sconti un certo calo di acidità; il Bouzy Grand Cru (20% chardonnay) è più deciso nelle sue note affumicate, anch’esso coerente in bocca, più ampio e saporito che il precedente, secco e con un bel finale. Infine, il Brice AŸ Grand Cru 1995 (10% chardonnay), dai profumi penetranti e intensi e buonissimo in bocca, con un attacco fulminante e saporito, che si spande poi ampio, con il fruttato a prevalere; di carattere soprattutto agrumoso.

Di Leclerc Briant abbiamo assaggiato il Brut, composto da pinot nero e un 30% di chardonnay. Troviamo i profumi dolci e accattivanti, anche se non intensi, e una bocca di corpo medio. Il Millesimato Rosé 1995 sprigiona bei profumi di frutta matura ed è buonissimo in bocca con un fruttato alla fragola che rimane a lungo e acidità in evidenza. Il Millesimato 1990 è un 50% e 50% tra pinot e chardonnay; ha toni floreali e fumé al naso, con note di lievito e spunti gommosi. Buono in bocca: fresco (sorprendentemente vista l’annata!), saporito (sentori di agrumi e pasticceria) e lungo. Il Premier Cru, composto da un 60% di pinot e il resto chardonnay, è caratterizzato anch’esso da note affumicate e boisé alle quali si affianca burro dolce e sottobosco. In bocca si mostra fresco ma spesso, saporito, elegante e di bella presenza.

Veniamo ai prodotti di Pommery: ne presenta tre e ci sentiamo di darne tutto sommato un buon giudizio. Il Brut ha un naso molto suadente e intenso, ricco di note affumicate. La bocca è espressiva, saporita progredendo in direzione di un fruttato agrumoso. L’Apanage, prodotto per la ristorazione, presenta profumi di vaniglia, crema e succo d’ostrica. In bocca è di grande sofficità, anch’esso fruttato e ricco di agrumi maturi. Il Millesimato 1995 ha caratteri che ricordano i precedenti, ma con un floreale e fruttato più deciso al naso e la stessa fresca bevibilità in bocca.

Di Nicolas Feuillatte sentiamo prima la Reserve Particulare, dal naso leggermente vegetale ma che si addolcisce progressivamente nel bicchiere e dalla bocca sufficientemente saporita. La Cuvee Speciale (40% pinot nero, 20% pinot meunier, 40% chardonnay) è un prodotto assai deciso, con profumi intensi in cui prevalgono le note di lievito. In bocca è coerente, deciso, con un gran bel frutto quasi caramellato. Il millesimato Chouilly 1995 (chardonnay) ha profumi piuttosto raccolti, in bocca è soffice anche se con un fruttato un po’ semplice.

Da Le Mesnil assaggiamo il Brut, dai profumi di lievito e banana. In bocca è di buona morbidezza, e ripresenta prima le note di lievito e successivamente la frutta. Il Cramant 1995 ha un olfatto addolcito nel quale si riconoscono banana e cioccolato bianco. In una bocca assai soddisfacente prevalgono invece note fresche di frutta.

Henri Abelé è la terza casa più antica di Francia, produce infatti dal 1757. Ora di proprietà spagnola (Frassinel, i grandi produttori di Cava) ci presenta un Brut a base di pinot nero, chardonnay, e pinot meunier, in proporzioni uguali. I profumi sono eleganti seppur non particolarmente intensi, percepiamo la tipica crosta di pane. L’ingresso in bocca è un po’ gassato ma piacevole, così come buoni sono il corpo e la persistenza. Bel crescendo aromatico nel finale.

Da Bruno Paillard sentiamo il Diamant Brut, assai personale nel suo profilo olfattivo dominato da fiori gialli, thè e camomilla. In bocca conferma queste sensazioni, dimostrandosi di buona tenuta aromatica e bella struttura, dolce e buono. Il millesimato Diamantissime 1996 è un pochino compresso al naso, ma forse è più vivo in bocca, dove ai fiori gialli si accompagnano note saporite di frutta fresca. Veniamo infine alla Cuveé de Fondateur 1995, il prodotto più elegante con lievito e la mollica di pane al naso e un fruttato fresco, agrumoso che si fonde con i sentori di lievito in un bellissimo melange quasi caramellato.

Eccoci da Barancourt con il suo Reserve dai profumi dominanti di crosta di pane; la bocca mette in mostra un bel corredo di agrumi che la rende di bella soddisfazione. Il Cuvée del Foundateurs, un Rosé al 90% di pinot nero, è assai delicato, di struttura lieve e spiccati sentori di rosa.

Laurent Perrier presenta un Brut dai profumi dolci di lievito e mela, espressivo e buono in bocca con un finale caratterizzato da note di agrumi. Buono e delicato anche il Rosé.

Di G.H. Mumm assaggiamo il Brut Cordon Rouge, a base pinot nero, chardonnay, e pinot meunier. Un prodotto che ci sembra "fatto per piacere", dai profumi suadenti e vanigliosi, in bocca boisé, un po’ semplice e monocorde. Il Mumm de Cramant Grand Cru è un blanc de blanc dal naso ampio, con spunti salmastri e note di lievito. La bocca è un poco breve aromaticamente, ma con un piacevole finale acidulo.

Gallimard Pere e Fils, specializzati in prodotti tratti esclusivamente da pinot nero, ci fanno assaggiare un Brut piuttosto chiuso al naso ma potente e saporito in bocca. Il Cuvée Prestige 1997 è più fruttato ma anche questo stenta a espandersi al naso e in bocca. Infine il Rosé con profumi sfumati di rosa, lampone e leggera china; buonissimo in bocca con la caramella di lampone a prevalere.

Il Fleur Champagne di Duval-Leroy (chardonnay) ha bei profumi di frutta bianca, ed è soffice, saporito, penetrante in bocca. Il Blanc de Noir ha note di frutta matura e lievito al naso e in bocca un bel quadro aromatico fatto di thè e pesca. Il Millesimato 1995 ha profumi compatti di frutta gialla e lievito. In bocca non è particolarmente concentrato ma elegante con note di lievito predominanti.

Il Brut Premiere di Louis Roederer è caratterizzato da una effervescenza assai ridotta e da un naso poco intenso centrato sui lieviti e agrumi. Al gusto il vino resta aromaticamente in linea, con un corpo medio e una certa brevità gustativa.

Alfred Gratien: la Cuvée Paradise ha profumi di bella soavità di mollica di pane, in bocca è morbido ma anche succoso; caratteristiche simili per il Millesimato 1991.

Il Brut Chigny-les-Roses Premier Cru di Cattier presenta un’effervescenza marcata e un naso pulito ma non troppo espressivo. Similmente al gusto non troviamo che una buona pulizia e una discreta tensione gustativa. Più marcati i profumi del Millesimato 1996, su note di frutta esotica. Di nuovo deludente la bocca, che troviamo leggermente ossidata.

Da Bricout assaggiamo il Brut, composto in prevalenza da uve bianche. Corretto e pulito, l’olfatto è centrato su note fruttate e agrumose che ritroviamo al gusto. Vino di buon corpo, morbido, un po’ seduto. Migliore il Brut fratello, in cui la percentuale di uve nere cresce e riduce al 30% lo chardonnay. Aromi eleganti, di crosta di pane e frutta. Buona rotondità all’assaggio e giusta vena acida. Il Premier Cru, con un 40% di chardonnay, esala profumi fini un po' nascosti. Ha una bella presenza al gusto e una acidità e una persistenza degne di nota. Ritorno fruttato nel finale.

Chiudiamo questa bella carrellata con un prodotto ben conosciuto. Il Brut Reserve di Taittinger, composto da un 40% di chardonnay e un 60% di pinot nero e pinot meunier. Olfattivamente acuto, con spunti minerali e metallici, presenta una bocca ampia e rotonda con netta impronta dei lieviti. Piacevole al gusto, se non per un finale un poco debole, in calo di acidità.

Finisce così questo viaggio in un mondo famoso ma in definitiva meno conosciuto di quel che si pensi; perlomeno è così per noi, che continuiamo a pensare lo Champagne come un prodotto di lusso, in genere fuori portata per le nostre tasche "normali". Anche se, dobbiamo dire, chiedendo qua e là di prezzi, abbiamo avuto delle belle sorprese. Molti dei Brut base venivano dichiarati a prezzi che dovrebbero farceli trovare sullo scaffale della nostra enoteca preferita a meno di 40.000 lire, e anche per alcuni Premier, o persino, Grand Cru, si poteva stare non troppo sopra le 50.000 a bottiglia. Ma ce li troviamo? Dalla nostra esperienza personale ci sembra un po’ difficile, e questo forse proprio a causa del blasone. Un consumatore di Champagne dà per scontato di dover comprare un prodotto costoso, e magari molti operatori si basano proprio su questo per applicare ricarichi non proprio onesti. O forse è proprio il consumatore, che non si fiderebbe di acquistare un Premier Cru a 45.000 lire, che indirizza il mercato solo verso i prodotti più costosi.

Sia quel che sia, è un vero peccato, perché in questa bella giornata Fiorentina abbiamo potuto assaggiare dei prodotti interessanti e vari, dei veri vini, aromaticamente complessi e diversi tra loro, non le solite stereotipate bollicine. Prodotti che magari stentano a entrare nel nostro mercato, schiacciato dai grandi nomi e da consumatori poco coraggiosi. Un esempio basti per tutti: gli Champagne Rosé sono veramente poco consumati e poco considerati da noi, eppure, tra gli assaggi della giornata, sono stati tra i vini che più ci sono piaciuti.

Riccardo Farchioni e Luca Bonci
3/12/2001

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