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I titoli


Tre bottiglie per un vino da "strepito"

di LUIGI VERONELLI
La mia Connie, una Schnauzer gigante, ha nove anni. È tuttavia giovanissima e allegra. Ma così nera che le chiedo: sei anarchica o fascista? La sgrido, per la mancata risposta; le dico: "Josephine Baker" o, con un ritorno al reale, "Puzzi". Le bottiglie, nere quasi quanto Connie, son lì davanti a me, fatte vuote dai minuziosi assaggi. Portano, scritte a mano, le targhette cartacee: Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Syrah e Merlot. Quattro vitigni, messi a dimora, 1998, in località Banditella di Grosseto (5.560 piante per ettaro, nei propositi, 1 chilo per pianta). Per ciascuna bottiglia non ho il minimo dubbio; sono delle Josephine Baker. La prima eccitata, la seconda accalorata, la terza intensa, la quarta morbida. Avessi l'età, le prime due vorrei possederle. Agli assaggi, più volte ripetuti, bocca a bocca, i due vini mi hanno invaso. Diversi (va da sé, uno Cabernet Sauvignon, l'altro Sangiovese) e tuttavia così carichi dei sapori terpenici del terroir. Io non so quali saranno gli assemblaggi cui giungerà Sebastiano Castiglioni, figlio del patron di Querciabella in Ruffoli di Greve ("nel cor mi sta" per il rigore grafico e la conoscenza di Johann Sebastian Bach). So che ne avremo, dopo il Camartina e il Batàr, un nuovo vino da strepito. Gli assaggi sono della vendemmia 2000. Subito viene in mente il principe Andrei Tchelistcheff, enologo senza pari nel XX secolo: "Un vino davvero grande lo ¸ dalla sua prima nascita". Chiudo gli occhi e penso alla Banditella ant'anni fa, cos“ vicina a Grosseto, e cos“ scontrosa... Qui nacque la canzone desolata: "Tutti mi dicon Maremma Maremma / e a me pare una Maremma amara./ L' uccello che ci vien perde la penna, il giovin che ci va perde la dama". Oggi è inestimabile patrimonio agricolo e turistico. Vienci anche: per il borgo antico di Grosseto (chiuso in una splendida cerchia di mura, esagonale, poco conosciuto, è intatto, di singolare bellezza); per gli ancestrali giacimenti gastronomici: il pecorino, la caciotta marella, il melone invernale e il prosciutto e le salsicce di cinghiale; e per le ricette delle famiglie contadine: le anguille affogate e affumicate, i tortelli (ripieno d'obbligo: bietole e ricotta), l'oca farcita di rigaglie e olive, i granelli (ovini e bovini) fritti, le chiocciole al peperoncino e il cinghiale in agrodolce. Ne trovi alcuni, con qualche reinvenzione attuale, nei ristoranti Canapone, piazza Alighieri 3, e Lorena, via Mameli 23.

(Il Corriere della Sera, 25/3/2001)

Calosso. Dieci cantine per produrre Barbera super.


CALOSSO. Qualcuno li chiama già i "gesuiti della Barbera", e di sicuro non manca il rigore paragonabile a quello dell’ordine religioso, a quelli dell’associazione "Castello di Calosso", nata un anno fa dall’idea dei produttori calossesi Valter Bosticardo e Livio Soria e che oggi raccoglie dieci aziende vinicole tra Calosso, Canelli e Costigliole. Spiega Ignazio Giovine, titolare de "L’Armangia" di Canelli: "Produciamo una Barbera d’Asti secondo regole ferree. Diradamento dei grappoli nei filari fino a -65%; e tecniche di vinificazione uniche per tutti i soci con controlli e selezioni periodiche e rigorose del vino".
Insomma dieci "Super Barbere" da quasi 14 gradi, ottenute da vigne con rese per ettaro intorno ai 40 quintali (5 grappoli per vite), una "struttura" eccezionale per tutte le dieci versioni, ma diversificata secondo le caratteristiche di terreni e cloni di vitigni, ideale per l’invecchiamento, che verrà confezionata con un’unica etichetta.
Alle aziende - nell’associazione oltre l’Armangia, le calossesi "Tenuta dei fiori", "Due colline", "Fabio Fidanza", "Maurizio Domanda", "Mauro Grasso", "Roberto Paschina", "La badia", "Renzo Grasso", e "Giorgio Fogliati" di Costigliole - resterà la commercializzazione (prevista per settembre 2001, prezzo al pubblico circa 48 mila a bottiglia), sfruttando però azioni comuni di promozione. L’"anteprima" della Barbera d’Asti Castello di Calosso è fissata per in Vinitaly di Verona (5-9 aprile) dove "i dieci" avranno uno stand. Ma l’enoassociazione, che ha sede nel maniero del paese di propietà della famiglia Balladore-Pallieri, ha anche scopi urbanistico-territoriali: "Con gli incassi restaureremo il parco del castello" annuncia Giovine.


(La Stampa, 27/3/2001)

Marino e Velletri insieme per la Sagra. I due centri uniscono le forze per dar vita a un grande appuntamento castellano

di DARIO SERAPIGLIA
Sembra ormai certo che la proverbiale ospitalità dei Castelli Romani sarà onorata in autunno da una grossa novità. Mentre si danno gli ultimi ritocchi ai programmi degli intrattenimenti estivi, infatti, i castellani pensano già a celebrare in maniera più degna il prodotto agricolo principe delle proprie campagne, l'uva, e, dalle prime indiscrezioni, si ha notizia di qualcosa di veramente inedito. I Comuni dei due paesi che più degli altri organizzano festeggiamenti all'inizio di ottobre dedicati all'uva ed al vino, Marino e Velletri, potrebbero unire le forze. Così che, a differenza di quanto è avvenuto nel passato, quando le iniziative venivano prese addirittura in contrapposizione reciproca, potrebbe essere varata la Prima Festa dell'uva e del vino dei Castelli romani, unendo le proprie capacità organizzative ed economiche, coinvolgendo organismi come Provincia e Regione nel patrocinare l'intera manifestazione, nonché paesi limitrofi nel partecipare direttamente al grande appuntamento.

"Entro pochi giorni - dice il sindaco di Velletri, Bruno Cesaroni - saremo a conoscenza del progetto della sagra di Marino per poter uniformare ad esso quello della nostra festa. Ne scaturirà una serie di iniziative successive che verranno realizzate nell'arco di un mese, da metà settembre e metà ottobre, e che saranno idonee a richiamare nella vasta area castellana, tra l'altro ricca di attrattive culturali ed ambientali, il grosso pubblico del turismo stagionale e pendolare". L'idea che fu lanciata dallo stesso Cesaroni all'inaugurazione dell'ultima festa veliterna dell'uva, quindi, sembra cominciare a muovere i primi passi verso una concretizzazione, che sicuramente porterà grossi vantaggi al turismo castellano.


(Il Messaggero, 29/3/2001)

Ieri il tribunale di sorveglianza ha discusso l’istanza: deciderà nei prossimi giorni. Vino al metanolo, Ciravegna spera negli arresti domiciliari.


NARZOLE
Si è svolta ieri al tribunale di sorveglianza di Torino l’udienza per esaminare la richiesta di detenzione domiciliare e di liberazione anticipata presentata dall’ex commerciante vinicolo Giovanni Ciravegna, 72 anni, che sconta 14 anni di carcere (di cui 4 condonati) per il vino al metanolo. La tragica vicenda del vino killer, che provocò diciannove morti e gravi lesioni ad altre decine di consumatori, risale al 1986. Ieri, il tribunale di sorveglianza, dopo avere esaminato l’istanza presentata dal difensore del Ciravegna, avvocato Claudio Campana, e le argomentazioni del pubblico ministero, si è riservato di decidere. Il pronunciamento dei giudici è atteso nei prossimi giorni. Dice l’avvocato Campana: "Il corretto comportamento sempre dimostrato dal Ciravegna, l’età avanzata, le condizioni psico-fisiche precarie e l’esigua durata della pena ancora da espiare - Ciravegna dovrebbe uscire dal carcere il 15 settembre del 2002 - e la commissione dei reati ormai lontana nel tempo, sono tutti elementi che giustificano la concessione della misura alternativa della detenzione domiciliare".
Continua il legale: "Per le stesse ragioni crediamo sia giusta anche la concessione della liberazione anticipata, legata al corretto comportamento carcerario". Il difensore ha chiesto l’ottenimento in primo luogo della detenzione domiciliare, in subordine che il residuo di pena possa essere scontato in una delle comunità (Torino o Narzole) della congregazione religiosa dei Padri Somaschi, che hanno dato più volte la disponibilità ad accoglierlo. Padre Pablo, della comunità di Torino, dice: "Abbiamo appoggiato la richiesta di Ciravegna e siamo disposti ad ospitarlo. La nostra congregazione è impegnata in campo sociale: diamo una mano alle persone che hanno sbagliato, dimostrano volontà di recupero e vogliono rendersi utili". Lo sconto di pena (liberazione anticipata) è stato richiesto nella misura di novanta giorni. Ciravegna è recluso nel carcere di Saluzzo.


(La Stampa, 29/3/2001)

L’appuntamento firmato Gagliardo in vetrina a Berlino, Londra e New York. Sfide straniere per l’asta del barolo. "Grinzane e La Morra, due grandi eventi"

LA MORRA
Ha conquistato i grandi palcoscenici mondiali e ora la quarta edizione dell’Asta del barolo "inventata" da Gianni Gagliardo si prepara a esportare anche l’immagine del territorio. E’ una delle tante novità emerse dalla presentazione dell’evento in programma il 9 settembre 2001 nella Cantina Gianni Gagliardo a La Morra, nel cuore della zona di origine del re dei Vini.
Esclusivamente dedicata al barolo, di anno in anno l’evento si arricchisce di nuovi tributi alla straordinaria capacità di questo vino di resistere alle insidie del tempo. Quest’anno i lotti saranno cinquanta con una crescita di qualità esponenziale anche rispetto al riuscitissimo appuntamento 2000.
Gianni Gagliardo ribadisce che "l’azienda limita il suo ruolo all'organizzazione e alla sede dell'asta, ma il protagonista è il Barolo sul quale ricadono comunicazione e promozione". Qualche polemica era stata suggerita dal progetto di un’altra prestigiosa asta, quella "dei grandi vini" in programma a giugno al castello regionale di Grinzane Cavour e annunciata, durante la presentazione di Vinum 2001, dal presidente dell’enoteca Tomaso Zanoletti, sempre attento a tutti i fenomeni del mondo del vino. Gianni Gagliardo non fa polemiche, anzi: "L’appuntamento di settembre a La Morra e quello che stanno progettando a Grinzane Cavour saranno due grandi eventi per il territorio. Gli uomini del vino da tempo stanno pensando a un modo per ringraziare queste colline che ci hanno dato così tanto e proprio da questa idea è nato parecchi anni fa il nostro progetto della prima asta".
"Dopo il grande successo con il pubblico straniero - spiega Gagliardo - registrato nel 2000 si prevede per quest'anno un deciso interesse anche degli operatori italiani, che stanno vivendo il momento felice di crescita dei consumi dei vini rossi, in particolare di quelli importanti e affinati. La novità offerta al pubblico nella nuova edizione saranno i numeri 1 di alcuni grandi formati come un doppio magnum da 3 litri e un gran magnum da 5 litri".
L'appuntamento per l'Asta del Barolo 2001, che come al solito sarà battuta in Euro per facilitare i numerosi ospiti stranieri, è fissato alle 17 di domenica 9 settembre, ma già alle 16 sarà aperta la degustazione pre-asta di alcune delle annate che verranno successivamente aggiudicate.
Ospiti d'onore saranno i Ristoranti della prestigiosa Associazione "Le Soste" che dopo l'Asta presenteranno alcuni loro piatti al "Galà del Barolo". L’evento di settembre sarà anche l'occasione per presentare al pubblico il Barolo più prestigioso di Casa Gagliardo, il Preve dell'annata 1997 già venduto in "primeur" e che sarà messo sul mercato appunto da settembre.
Dopo la presentazione dell'evento, domenica 8 aprile al Vinitaly di Verona, l'asta del barolo sarà in "tour" anche a Berlino, Londra, Singapore e New York. Sa queste città, sede di speciali eventi, sono previsti anche collegamenti in tempo reale con gruppi di appassionati ed esperti che potranno partecipare all'appuntamento con il "re dei vini" direttamente da prestigiosi ristoranti. Un modo interessante per stabilire un nuovo e importante legame tra il territorio e la grande cucina internazionale.


(La Stampa, 29/3/2001)

Alba, parla l’economista ed editorialista de "La Stampa". Ricerca sul territorio. Come cambiano la Langa e il Roero. "Dalla malora a Internet" con Mario Deaglio


ALBA
I cambiamenti economici, sociali e culturali nelle Langhe, Roero, Monferrato degli ultimi trent’anni, le problematiche e prospettive future sono il tema di un dibattito con Mario Deaglio, economista ed editorialista de "La Stampa", che si terrà stasera al palazzo di piazza Medford (ore 20,30). Il tema è: "Dalla malora a Internet. L’identità locale può coesistere con il mercato globale?". Moderatore il giornalista Rai Orlando Perera. L’iniziativa è della Banca d’Alba, che ha fatto eseguire una ricerca socio-economica sul territorio da Graziella Fornengo, dell’Università di Torino. "La nostra banca - osserva il presidente Felice Cerruti - è interessata alla conoscenza della zona in cui opera, ormai identificata come le ‘’colline del vino’’. La ricerca è il punto di partenza di un programma ambizioso che vuole offrire al territorio, alla classe dirigente, ai giovani, approfondimenti e analisi condotti da esperti".
Lo studio ha preso in considerazione 96 Comuni, dalla Piana del Tanaro alla Bassa e Alta Langa, alle valli Bormida e Belbo: su una popolazione di 172 mila abitanti, gli attivi sono 73 mila (nel 1951 sul territorio c’erano 181 mila abitanti). Fra i dati più significativi, il calo della popolazione attiva in agricoltura che dal 51% del 1961 è scesa al 16%, mentre il terziario è raddoppiato passando dal 20 al 40%; gli abitanti occupati nell’industria sono saliti dal 28 al 44%. La fascia di età dei giovani fino a 24 anni è superiore (23,4%) rispetto a quella anziana con più di 65 anni (21,27%). Lo studio dedica molta attenzione al settore agroalimentare e soprattutto ai vini e agli altri prodotti tipici.
Dice il vicedirettore della Banca d’Alba, Giacomo Battaglino: "Lo scopo della nostra iniziativa è quello di creare un tavolo di riflessione, convinti che anche in economia occorra creare un team che si interroghi sul futuro del nostro territorio".


(La Stampa, 30/3/2001)

Alessandria. Sono arrivate 600 richieste-danni per la flavescenza. Viti, 15 miliardi europei per migliorare la qualità.

ALESSANDRIA
Seicento domande all’incirca sono state presentate dai viticoltori agli uffici provinciali del Settore Politiche agricole per ottenere i risarcimenti relativi ai danni provocati dalla flavescenza dorata nelle annate 1999-2000.
L’assessore Giuseppe Nervo ritiene che "le richieste coprano, praticamente, il 90% della superficie che ha subito il maggior danno, ovvero superiore al 30 per cento". Nel monitoraggio predisposto dalla Provincia, erano stati accertati complessivamente 1600 ettari colpiti dalla malattia, di cui un migliaio in modo particolarmente grave dove occorre intervenire in modo drastico. Le domande presentate, soprattutto per zone vitate del Tortonese, ma anche dell’Ovadese, Acquese e Monferrato Casalese, contengono le richieste di contributo per operazioni di estirpo, reimpianto e mancato reddito (per una o tutte queste voci). Nel caso del solo estirpo il beneficio previsto è di 2 milioni per ettaro, ma si arriva ad un massimo di 28 milioni e mezzo per ettaro per la somma delle tre le ipotesi.
"Ora - spiega l’assessore Nervo - gli addetti del Settore Politiche agricole della Provincia dovranno istruire le pratiche e inoltrare In Regione l’elenco delle richieste entro il 31 maggio, ma, nel frattempo, e in breve tempo, devono comunicare alle aziende l’autorizzazione all’estirpo, operazione che va fatta assolutamente entro fine maggio".
Inoltre, la Provincia, insieme alle associazioni di categoria, dovrà procedere a un nuovo monitoraggio nel 2001. Proprio il 3 aprile è fissato un incontro a Torino, con gli esperti dell’Osservatorio delle Malattie delle piante, per definire le modalità dei controlli da attuare in coordinamento con i tecnici fitosanitari della Regione e delle associazioni professionali.

CONTRIBUTI PER MIGLIORARE LA QUALITA’ . L’assessore Nervo ha anche annunciato che, entro il 15 aprile, occorre presentare la domanda per accedere ai contributi europei (Ocm Vino) finalizzati alla ristrutturazione e alla riconversione dei vigneti, con l’obbiettivo di ottenere prodotti di sempre maggiore qualità, di tutelare vigneti tradizionali di particolare pregio, di introdurre nuovi vitigni di speciale validità. "Occorre affrettarsi - sollecita Nervo - perché la Regione ha a disposizione, su questo fronte, 15 miliardi, che, però, non sono suddivisi equamente tra le Province. Quindi, quella che presenterà più domande avrà maggiori possibilità di avere contributi e quindi di migliorare la qualità del proprio prodotto".


(La Stampa, 30/3/2001)

 

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