Dall'altra parte del mondo: Nuova Zelanda

di Filippo Magnani (www.fufluns.com)

In Nuova Zelanda ho avuto per la 3° volta (dopo California e Argentina) un approccio diverso alla produzione di vino nel "Nuovo Mondo". Questo stato è composto da due isole (del nord e del sud) e produce solo una piccola percentuale di vino mondiale, benché la produzione di vino sia praticata da nord a sud, in quanto entrambe le isole sono dominate da una clima di tipo MARITTIMO FREDDO (soprattutto nell'isola del sud), con inverni rigidi, estati miti ed un abbassamento di temperatura durante l'autunno, che normalmente è lento e dà la possibilità all'uva di maturare correttamente (la vendemmia nell'emisfero del sud avviene tra febbraio tra aprile.)

Una prima ragione per la quale in Nuova Zelanda possiamo ritrovare vitigni come: Riesling, Sauvignon Blanc, Pinot Gris, Gewürztraminer, Chardonnay, Müller-Thurgau e Pinot Noir è proprio la presenza di questo clima (simile al Nord della Germania ed alla Borgogna, anche se là la caratteristica è maggiormente continentale). In alcune zone più temperate dell'isola del nord (vicino ad Auckland e Gisborne), si coltivano poi Cabernet, Merlot e Syrah (con un clima più simile alla regione di Bordeaux)

La Nuova Zelanda è un paese molto verde, pieno di vegetazione, segno di abbondanti pioggie e nevicate che alimentano i ghiacciai che durante i periodi più secchi provvedono ad irrigare i vigneti in modo naturale. Il fatto di avere acqua in abbondanza, se da una parte ha reso la viticoltura più facile e, in alcune parti della Nuova Zelanda, porta a alte rese e grandi produzioni di vino (aziende tipo Montana, Villa Maria, Corbans e Gruppo Nobilo producono milioni di bottiglie a bassi prezzi, soprattutto per i supermercati), dall'altra ha creato problemi ai produttori che miravano ad un alta qualità alta. Abbondanza di acqua significa infatti viti che producono vegetazione abbondante e quindi vini particolarmente erbacei (soprattutto nel caso del Sauvignon Blanc), senza struttura e complessità aromatica. Se questo andava, e va ancor bene, per le grandi aziende che producono milioni di bottiglie, rappresenta invece un problema per i piccoli produttori alla ricerca della qualità.

Su questa base in Nuova Zelanda, come del resto in Australia, si è sviluppato il concetto di "CANOPY MANAGEMENT", ossia tutto quello che riguarda la cura, la manutenzione e il lavoro che può e deve essere fatto intorno ad ogni vite (vendemmia verde, sfoltimento delle foglie, mantenimento di rese per ettaro in relazione al vino che si vuole ottenere, forma di allevamento) per aumentare la sua esposizione al sole, evitare le malattie e ottenere uve per vino di qualità. Tutte tecniche che naturalmente devono essere adattate al particolare clima del territorio. Uomini come Richard Smart (un australiano che ha avuto successo anche in Nuova Zelanda) e soprattutto Daniel Schuster (neozelandese, mio amico e grande uomo) hanno esportato queste tecniche in tutto il mondo, compreso Italia e Francia. Daniel Schuster è colui che ha collaborato con Antinori per circa 15 anni ed oggi in Italia è consulente di Elisabetta Foradori, Isole e Olena, Ornellaia, Sassicaia, Val di Cava ed altri.

In Nuova Zelanda esiste una rigida "quarantena" per i prodotti importati, in quanto la maggior parte delle viti non è innestata su piede americano. La fillossera è apparsa solo in piccole quantità nel nord della Nuova Zelanda, ma non si è poi sviluppata e quindi, a parte alcuni focolai di modeste dimensioni, i vigneti delle due isole sono in ottime condizioni e non innestati. Inoltre, essendo un paese del "Nuovo Mondo", l'irrigazione dei vigneti è consentita sempre ed ovunque (anche se praticata raramente e solo nelle regioni più secche come a Malborough, isola del sud). La resa media per ettaro è di 90 ettolitri, con una densità media per ettaro di 5000 - 6000 ceppi.

Anche dal punto di vista della vinificazione la Nuova Zelanda è un paese dinamico e tecniche come acidificazione, de-acidificazione, aggiunta di zucchero sono tutte libere e non regolamentate. L'uso del legno (barriques Francesi) è molto costoso per la distanza con i luoghi di produzione e nella maggior parte dei casi si trovano vini (principalmente Chardonnay) affinati in barriques in cui il legno copre prepotentemente il frutto (sia al naso che al palato). Ho trovato pochi produttori che utilizzano la barriques in modo equilibrato. Per questo in Nuova Zelanda si è sviluppata un'ottima industria che produce tini di acciaio per il controllo delle temperature di fermentazione. E accanto ai vini più strutturati, affinati in barrique e più costosi, si trovano eccellenti vini, fermentati in acciaio e NON affinati in legno, basati sugli aromi primari. Vini di pronta beva che incorporano in qualche modo il concetto di terroir.

Durante le mie tre settimane di permanenza ho visitato molte cantine e ho avuto delle ottime impressioni, soprattutto sui vini a base Sauvignon Blanc e Pinot Noir. Vicino alla regione di Auckland (isola del nord) esiste una produzione di cabernet sauvignon e merlot, ma sinceramente non ho avuto tempo di visitarla. Non ho fatto tappa neppure a Gisborne and Napier (Hawke Bay), tuttavia ho assaggiato degli ottimi Chardonnay di queste zone ed anche alcuni Cabernet. In queste zone sono basate le grandi aziende che producono molte bottiglie, quindi non e' facile assaggiare gli Chardonnay migliori in quanto la gamma dei vini prodotti con questo vitigno e' molto variegata.

La prima grande sorpresa l' ho avuto a Martinborough: qui la situazione è diversa, piccole aziende, basata sulla qualità. Vi si possono ritrovare due tipologie di Pinot Noir. Quelli prodotti cercando di imitare i grandi Borgogna (e qui devo dire che forse i nostri amici neo zelandesi devono migliorare) e quelli basati sul frutto. In questo secondo caso ho trovato veramente dei prodotti eccellenti a prezzi abbordabili: Ata Rangi, Escarpment e Murdoch Wine Estate sono gli esempi più lampanti della qualità prodotta. Nella zona di Martinborough si producono anche eccellenti Riesling (un vitigno che sta prendendo campo in Nuova Zelanda) ed interessanti Chardonnay.

Dopo aver lasciato Martinborough (isola del nord) ho visitato Marlborough (isola del sud). Qui la qualità è basata sul vitigno bianco per eccellenza: il Sauvignon Blanc. Il frutto e l'acidità sono le due belle caratteristiche di questo vitigno, che esprime il suo splendore quando è piantato nelle pianure di questa regione (che è molto secca ed arida, ed infatti le vigne sono irrigate!). Una bella sorpersa l'ho avuta alla cantina di Framingham Wine Estate con un eccezionale Riesling secco. Un buonissimo Sauvignon Blanc l'ho invece assaggiato presso la cantina di Le Brun Family.

Ho fatto una piccola tappa anche nella zona di Nelson, dove si producono Sauvignon Blanc e Chardonnay e dove sinceramente non ho trovato vini interessanti. Invece sono rimasto affascinato da altre due zone dell'isola del sud. La prima è quella della regione vicino a Queenstown, (un piccolo sud tirol neozelandese); bellissimi Riesling, Sauvignon Blanc, Chardonnay e Pinot Noir. La seconda è stata la zona di Waipara a nord di Christchurch, dove ho avuto la fortuna di essere ospite per due giorni di Daniel Schuster. Daniel mi ha fatto vivere momenti indimenticabili, mi ha spiegato come si è sviluppato il canopy management in Nuova Zelanda ed in Australia e quali saranno gli sviluppi futuri di questi due paesi, concorrenti dell'Italia, ma soprattutto mi ha confidato che per lui il paese con il maggiore potenziale di produrre vini di qualità nel mondo è poprio l'Italia! Anche se sarà interessante vedere come i produttori di vino italiani affronteranno la sfida per sfruttare il loro potenziale nel futuro...

Viaggio effettuato nell'autunno 2005

26 marzo 2006