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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Anteprima bianchi e rosati della Costiera Amalfitana
di Fabio Cimmino

La Delegazione AIS "Salerno/Costiera Amalfitana" dopo aver organizzato, lo scorso mese, un'interessante anteprima di presentazione dei rossi della Costa D'Amalfi, si è ripetuta alla grande puntando questa volta i riflettori sui bianchi e sui rosati ottenuti dall'ultima vendemmia. Rammento a tutti voi, ancora una volta, prima di addentrarmi nell'introduzione dei produttori e nella descrizione dei vini, che la Doc Costa d'Amalfi prevede tre sottozone: Ravello, Furore e Tramonti.

L'evento ha avuto luogo a Ravello nella splendida cornice dell'hotel Garden su una terrazza all'aperto a picco sul mare con vista mozzafiato in un'atmosfera davvero molto suggestiva. Non posso che complimentarmi, nuovamente, con i sommelier della costiera per questa serie di iniziative che voglio ricordare e sottolineare sono aperte gratuitamente al pubblico di operatori ed appassionati (un euro, solamente, da versare come giusta ed onesta cauzione per i bicchieri). Non tutti i partecipanti, purtroppo, hanno compreso fino in fondo lo spirito ed il senso della manifestazione così in alcuni casi sui banchi di degustazione sono comparsi 2005 ed addirittura un 2004. Contrariamente a quanto scritto in occasione degli assaggi relativi ai rossi riporto, questa volta, il resoconto della degustazione in ordine del tutto casuale senza seguire alcuna gerarchia di merito.

Le uve impiegate nella produzione dei bianchi della costiera sono fondamentalmente falanghina e biancolella. Si è parlato, in passato, spesso e riferendosi a queste due varietà, di alcuni cloni locali denominati biancazita e biancatenera. In realtà, secondo molti, nel caos di quest'ultimi si tratterebbe di vitigni del tutto originali ed originari, non semplicemente di una specificità clonale. Inoltre altre uve minori sono comunemente utilizzate nella produzione di questi vini. A Tramonti si trovano vecchi ceppi di ginestra e pepella quasi sempre piantati nelle secolari vigne dedicate ai rossi. Un tempo infatti per mitigare l'aggressività acida e tannica delle uve rosse coltivate in loco si tagliavano con l'aggiunta di uve bianche. Era, dunque, una vera e propria regola quella di piantare per ogni filare alcune, anche se poche, piante a bacca bianca. Oltre a queste due uve troviamo anche diffusamente il fenile ed il ripolo, in percentuale minore l'uva San Nicola. La pepella si caratterizza per la spiccata componente acida, ripolo e ginestra per la mineralità che sviluppano durante l'invecchiamnento sviluppando note di idrocarburi, il fenile invece conferisce una caratteristica nota "dolce" dovuta all'elevato contenutozuccherino già presente nei grappoli e, quindi, nel mosto.

L'azienda agricola San Francesco di Chiara di Palma (tel.e fax 089.87.67.48) dopo il successo riscosso con i rossi conferma tutto il suo potenziale anche nei bianchi. La cantina nata appena nel 2004 a Tramonti, nonostante i quattro ettari di vigne centenarie ad uve rosse (tintore e piedirosso ma, come dicevamo prima, anche bianche come pepella e ginestra), fino ad oggi ha imbottigliato e commercializzato prevalentemente bianchi. In assaggio Gaetano Bove e Vincenzo D'Avino, marito di Chiara Di Palma, presentavano sia la versione base del Tramonti Bianco 2006 che la selezione Per Eva 2005 ed il rosato Doc. Tutte e tre le etichette hanno ricevuto un positivo apprezzamento. Il Tramonti Bianco 2006, da uve falanghina, biancolella e pepella ha profumi fini e delicati, molto tipici, con sentori floreali di ginestra e fruttati di pera bianca. Al palato è abbastanza morbido e fresco allo stesso tempo, sapido, secco e piacevolmente minerale. Con il Per Eva 2005, invece, ci troviamo nel bicchiere un autentico vino bianco di montagna: sottile, elegante, strutturato, con ricordi di macchia mediterranea (fiori ed erbe aromatiche), frutta bianca matura ed una leggera speziatuta. Al palato conferma un acidità vibrante ed una verve spiccatamente minerale. Un bianco che riflette magnificamente la natura dei terreni: terrazzamenti spettacolari caratterizzati da una roccia dolomitico-calcarea e da escursioni termiche straordinarie. Molto piacevole, più immediato e sapido il rosato, sempre un 2006.

La casa vinicola Ettore Sammarco (tel. e fax 089.87.27.74) presentava due ottimi bianchi l'etichetta esordiente Terre Saracene 2006 ed il classico Ravello Costa d'Amalfi doc Selva delle Monache 2006. Il primo di questi due bianchi, frutto di un blend di biancatenera al 60% e pepella, mostra un colore giallo paglierino luminoso con riflessi verdolini che tradiscono l'estrema gioventù del campione. Al naso colpisce per intensità e persistenza aromatica proponendo un naso intenso di frutta fresca matura e, soprattutto, fiori gialli. I sentori spiccatamente floreali da sempre segnano la riconoscibilità ed, allo stesso tempo, la linea di confine tra Ravello ed i bianchi più minerali di Furore. Al palato riesce a coniugare finezza e struttura con un finale lungo ed equilibrato. Il Selva delle Monache, biancolella e falanghina, ha una struttura più discreta ed avrà bisogno di trovare il suo equilibrio assestandosi nei prossimi mesi in bottiglia. Al naso i sentori sono sempre intensamente floreali ed agrumati annunciando una freschezza che trova conferma e perfetta corrispondenza al palato.

Luigi Reale (tel. e fax 089.856.144), gestisce a Tramonti, in frazione Gete, una bella locanda dove oltre a mangiare splendidamente si può all'occorrenza anche pernottare. Il suo Aliseo 2006, biancolella, biancazita e pepella, mostra inizialmente i segni del passaggio in rovere che subisce solo il 10% della massa. Successivamente l'olfatto si fa più intenso e persistente con suggestioni di roccia e frutta secca. Prosegue ben sostenuto da freschezza e sapidità al palato. Assaggiamo anche il rosato Getis 2006, da uve tintore e piedirosso, che fin dal naso fa capire di essere un rosso travestito da rosato. Per la prima volta tutto in acciaio dopo le sperimentazioni in tonneux degli anni passati mostra un naso intenso e persistente di frutta rossa matura e spezie. Il palato è ricco, caldo, alcolico ed avvolgente.

Giuseppe Apicella (089.856.209) presentava i suoi Tramonti Bianco e Rosato, entrambi 2006. Il bianco da uve falanghina, biancolella, biancazita, biancatenera e ginestra, ha nerbo e carattere. Dopo averci offerto un profilo olfattivo di buona intensità e ampiezza, con note di frutta bianca croccante, pera Williams e mela golden, ci regala una beva stretta e sottile, non particolarmente corposa e orientata a grande freschezza. Il rosato da uve sciascinoso e piedirosso si distingue, invece, per l'apprezzabile precisione olfattiva e la persistenza aromatica. Queste caratteristiche prevalgono traducendosi al palato in una morbidezza ed una sapidità che hanno la meglio sulla freschezza acida offrendoci, anche se forse prematuro, un già piacevolissimo equilibrio d'insieme.

Le cantine Andreina Sammarco (089.872544) che hanno rivelato anche il marchio storico di Ravello, Gran Caruso, presentavano due bianchi entrambi da uve acquistate, principalmente falanghina e biancolella. Il Giardino di Klingsor Bianco 2006 ha un fruttato deciso ed intenso mentre al palato gioca sulla morbidezza e l'immediatezza della beva. Il Gran Caruso 2006 ricalca più o meno lo stesso schema organolettico. Il naso sembra leggermente sfocato da una nota che non sono riuscito a capire se di vaga speziatura oppure di vegetale secco. Sconta al palato una leggera diluizione.

Marisa Cuomo ha portato in degustazione i suoi due ottimi bianchi "base", Ravello e Furore del millesimo 2005. Al Furore bianco la qualifica di "base" devo dire va veramente molto stretta soprattutto se si pensa quanto subisca la fama del fratello maggiore il premiato e ricercatissmo Fiorduva. A distanza di circa due anni dalla vendemmia risulta ancora in una forma smagliante. Alla vista propone un bel colore paglierino luminoso. All'olfatto gli aromi di frutta a polpa bianca e di macchia mediterranea si sono impreziositi con note di idrocarburi e roccia bagnata che ne evidenziano la spiccata mineralità. Al palato la freschezza è ancora dominante. Una spinta sottolineata da una dose generosa di sapidità. Il Ravello è, invece, sempre delicato e discreto con il timbro tipico di tipo floreale e solo in seconda battuta fruttato. Al palato l'ingresso è meno fresco, più sapido e caldo nell'impostazione.

Episcopio è la storica cantina di Ravello ed è stato insieme a Marisa Cuomo l'unico a portare annate precedenti in degustazione tradendo le aspettative di degustazione in anteprima della nuova annata. Il Ravello Vigna San Lorenzo 2005 da uve biancatenera, biancazita, ginestrella, pepella e San Nicola, mostra un naso non particolarmente ampio né complesso di frutta bianca, con note nitide e precise di pera e mela matura. Al palato mantiene una buona dose di freschezza. Il rosato è realizzato da uve serpentaria, aglianico e piedirosso ed è addirittura un 2004. Il vino mostra uno stato evolutivo piuttosto avanzato e decadente. Se il bianco è, infatti, all'apice della sua maturità questo rosato ha già iniziato la parabola discendente. Il naso non riesce così a nascondere i primi evidenti segnali di una iniziale ossidazione.

L'immagine è tratta dal sito www.positano.com

6 maggio 2007
 
 

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