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La riscossa dei vini pugliesi, seconda parte
di Fabio Cimmino

Continuiamo la nostra "scorribanda" tra le vigne del tavoliere spostandoci dal profondo sud-est della provincia di Lecce verso nord per uno sguardo ravvicinato ai vini prodotti tra le provincie di Brindisi e Taranto (leggi Manduria) e nella parte più settentrionale, a cavallo tra le provincie di Bari e Foggia (leggi Daunia e Castel del Monte). Prima però di lasciare lo splendido ed incantevole Salento vorrei segnalare un'azienda, vera e propria rivelazione dell'ultima ora. Si tratta di un assaggio recentissimo e di una azienda che sta muovendo, aggiungo io, egregiamente, i suoi primi passi.

Sto parlando di Carrozzo (una famiglia straordinariamente semplice e al contempo determinata) e del loro eccezionale (mai termine fu speso meglio) Carminio 2000, assemblaggio di Negroamaro e Malvasia nera affinato in barrique per 6 mesi. Questo vino nonostante la sostanza ed una materia prima, indiscutibilmente, ricca e potente, riesce, grazie alla maturazione ottimale delle uve (non surmature come, spesso, sempre più ultimamente, sembrano prediligere molti vini provenienti da queste zone calde e siccitose) e al moderato e, finalmente, intelligente uso del legno (che arrichisce il frutto in complessità ma non lede la straordinaria bevibilità, tra l'altro sostenuta da una calibrata acidità), ad imporsi con un fascino ed una eleganza tutta mediterranea, rinunciando a prove di forza e comportandosi da campione navigato più che da esordiente alla sua prima apparizione.

L'Accademia dei Racemi, pur avendo scelto la propria base operativa a Manduria, raggruppa diversi viticoltori appartenenti a più aree geografiche. Ottimo lo Zinfandel 2000 di Sinfarosa. Di colore rubino intenso, dai profumi eleganti, in bocca è netto, intenso, pulito, con un tannino "piacevolmente graffiante". Uno dei migliori esemplari disponibili sul mercato di primitivo "new generation". Anche il Primitivo Giravolta 2000 della Tenuta di Pozzopalo, l'ultima arrivata in Accademia, fonde una buona tipicità territoriale a modernità di esecuzione. Mentre su un gradino superiore, rispetto a quest'ultimo, si colloca il Primitivo 2000 di Felline che alla nota di terra e alla modernità delle barriques aggiunge, stavolta, anche, una buona carica fruttata. Molto bello il primitvo Dunico 2000 di Masseria Pepe che, però, sconta, a mio parere, un leggero sovradosaggio nell'uso del legno nuovo. All'Accademia è legata, infine, l'azienda di proprietà della famiglia Perrucci, la Pervini che, a sua volta, tra i diversi vini che produce, annovera l'Archidamo, un primitivo, che nella versione 2000 si è distinto per il grande frutto arricchito di spezie e "legni". Un vino senza eccessi caricaturali, semplicemente da bere.

Per gli amanti, invece, degli Chardonnay iper-barricati stile nuovo mondo (leggi California) mi permetto di segnalare e consigliare (non me ne vogliano i titolari per l'accostamento non proprio lusinghiero) il Sannà di Borgo Canale, azienda di Selva di Fasano (BR). Tantissima vaniglia e, soprattutto, una burrosità quasi palpabile. Esagerato anche nel prezzo: 20 euro mi sembrano un po' troppi per un vino di tal fattura.

Sempre in provincia di Brindisi, a Sandonaci, i fratelli Candido continuano a produrre ottimi vini dall'imbattibile rapporto qualità/prezzo come il Salice Salentino Riserva e il Cappello di Prete (8 Euro !!!), un negroamaro 100%, affinato in legni grandi, dai profumi intensi e persistenti, tannini eleganti supportati da nerbo e sapidità finale piacevolmente amaricante. Questo almeno quanto da me riscontrato fino alla versione '96. Da allora pochi e fuggevoli incontri fino all'ultima annata, il 2000, che provata in occasione del Salone dei Vini di Puglia, mi è sembrata aver cambiato rotta in favore di un approccio più facile e moderno. Peccato, spero proprio di essermi sbagliato!

Un po' sopravvalutato l'Immensum 1999 (negroamaro e cabernet) mentre più convincente il Duca d'Aragona (il mio ultimo assaggio si riferisce, purtroppo, all'annata '93), blend di montepulciano (20%) e negroamaro (80%) che è considerato uno dei migliori rossi prodotti in tutta la regione. Molto buoni anche i due passiti proposti dall'azienda, un bianco, il Paule Calle (13 Euro), vendemmia tardiva di uve chardonnay e malvasia bianca, ed un rosso, il Salice Salentino Aleatico, ottenuto dall' omonimo vitigno vinificato in purezza ed incontrato di frequente nelle carte e sui tavoli di molti grandi chef del nostro meridione (Don Alfonso 1890 e Taverna del Capitano solo per citare alcuni nomi).

Ho avuto modo, sempre di recente, di assaggiare i vini di punta delle Cantine Due Palme, altra realtà emergente di Cellino San Marco: il Tenuta Albrizzi 2001 ed il Selvarossa 1999. Entrambi i vini, nonostante una grande ricchezza di frutto (con evidenti note di surmaturazione delle uve), mi sono sembrati un po' troppo segnati dal legno. Fortunatamente "solo" segnati ma non appesantiti riuscendo, comunque, grazie ad un buona acidità, a preservare una certa facilità di beva. Probabile che qualche ulteriore tempo di affinamento in bottiglia potrà giovare ulteriormente.

A Cellino San Marco troviamo anche l'azienda La Mea, condotta con passione da Marco Maci che produce una lunga lista di etichette (a dire il vero un po' troppe!) tra cui spiccano Sire, Dragonero e Vita. Il primo, versione '96, è caratterizzato al naso da una forte componente terziaria, che dall'esame visivo non si indovinerebbe, in bocca con piena corrispondenza si rivela vino di grande (forse eccessiva) austerità. Più moderno l'approccio del Vita e del Dragonero, entrambi annata '97, anche se questa volta a stonare è la strabordante ricchezza di frutto e delle fastidiose note "brucianti" mutuate dal rovere.

E sempre a Cellino San Marco, anche il noto cantante Albano produce, nelle sue tenute, il Platone e il Don Carmelo, che hanno, da subito, catalizzato l'attenzione di critica e pubblico. Il primo è un blend paritario di negroamaro e primitivo mentre il secondo un negroamaro in purezza. Il Platone 1998 sposa nerbo e austerità del negroamaro all'opulenza ed alla fruttosità del primitivo mentre il Don Carmelo 1997 interpreta correttamente la tipicità del vitigno e si segnala per l'ottimo rapporto qualità prezzo.

A proposito di qualità prezzo, sicuramente eccezionale è da considerarsi sotto questo aspetto la produzione di un antico Consorzio Produttori Vini che ha sede a Manduria dal 1932 e che è da sempre impegnato nella valorizzazione del vitigno primitivo. Memoria, Madrigale e Lirica sono i nomi che vi invito ad annotare per scoprire i diversi volti e le diverse sfaccettature che può assumere questa incredibile uva. Rotondità e morbidezza sono perfettamente bilanciate da sapidità e tannini nel Lirica, piacevolmente amaricante il finale nel Memoria, dolcezza, da imputare a zuccheri residui, nel Madrigale. Ne risentiremo sicuramente parlare.

Delusioni invece dagli ultimi assaggi di alcuni vini blasonati e pluripremiati, mi riferisco a quelli prodotti a Brindisi dalle Tenute Rubino e a San Pietro Vertonico da Tormaresca (Marchesi Antinori). Sia il Visellio 2001 di Rubino che il Maìme 2000 di Tormaresca mi sono sembrati condizionati, in maniera spropositata, dal legno. Il finale in bocca è segnato da un uso troppo disinvolto della barrique al quale non so quanto la permanenza in bottiglia potrà giovare risolvendolo positivamente!

A San Pietro Vertonico hanno la propria sede anche le Cantine Cooperative Santa Barbara che producono, tra gli altri, due vini alquanto interessanti: un Brindisi rosso ed un blend di negroamaro (80%) e primitivo (20%), il Barbaglio. Di entrambi ho degustato l'annata 1997. Vini godibilissimi in bocca ma che scontano un impatto non proprio pulitissimo al naso dove qualche sbavatura di troppo rischia di comprometterne il giudizio.

Prima di lasciare la Manduria un'ultima segnalazione merita Soloperto, un produttore molto tradizionale che da sempre punta solo ed unicamente sul primitivo, vinificando ed imbottigliando, di volta in volta, sulla base della gradazione alcolica espressa, fino ad ottenere un mitico '97 da 17% (16+1). Per gli amanti della tradizione a oltranza, dei vini senza compromessi. Vini da meditazione per antonomasia.

Spostandoci a nord in quel di Conversano (BA), la D'Alessandro Vineyards produce un piccolo blockbuster da 42 gr./litro di estratto che risponde al nome di Majestatis. Quattordici gradi e mezzo che solo un nerbo vibrante e l'apporto delle barriques riescono a imbrigliare assicurandone la bevibilità.

Ancora in provincia di Bari l'azienda vinicola Rivera produce l'ottimo Falcone, da uve nero di troia e montepulciano, e da poco il Puer Apuliae, nero di troia in purezza, che ha è stato accolto dai pareri positivi della critica, anche più intransigente, ma che io non ho avuto ancora il piacere di provare. Ho, invece, con grandissima soddisfazione bevuto lo Chardonnay Preludio N°1. Mi ha entusiasmato, oltre che per il prezzo onesto, soprattutto, per la sua disincantata facilità di beva che lo contrappone, felicemente, a molti chardonnay di oggi, ossequiosi alle imperanti e dilaganti mode di sovraestrazione e lunghe tostature in legno.

A Gravina di Puglia le Cantine Botromagno, ex cooperativa salvata dalla bancarotta dalla famiglia D'Agostino, producono un Gravina Bianco più volte premiato con l'oscar qualità prezzo. Si tratta di un assemblaggio di Greco di Tufo (60%) e Malvasia (40%) con quest'ultima che domina il profilo olfattivo e conferisce al vino un intensa carica aromatica, "sauvignoneggiante", così che, poi, in bocca l'estrema semplicità lascia un tantino delusi. Risulta, comunque, nell'insieme, un vino molto piacevole. Tutt'altre aspirazioni, anche nel prezzo, per l'ottimo Pier delle Vigne 1997, un blend di aglianico e montepulciano. Il matrimonio è quanto mai riucito: il robusto impianto dell'aglianico è, infatti, ingentilito, dal montepulciano ed il risultato è gradevolissimo!

In ultimo meritano segnalazione sia il Primitivo del Tarantino 2000 prodotto dall'azienda I Pastini della famiglia Carparelli, sia il Vigna Pedale 1999 di Torrevento prodotto, tra l'altro, sempre da uno dei Carparelli, Pasquale, in qualità di enologo. Entrambi i vini hanno evidenziato un'esecuzione impeccabile. Da sottolineare la prova offerta da questi vini che esprimono una buona dose di tipicità senza rinunciare alle moderne tecniche enologiche.

Prima di congedarmi i soliti consigli per chi oltre ai vini e anche alla ricerca della una buona cucina. Da non perdere assolutamente il "Poeta Contadino" di Alberobello. Grande carta dei vini con servizio ed ambiente a livello (ma naturalmente anche i prezzi!). Per gli amanti di un genere più "casual", invece, l'Alberosole di Bari, dove la carta dei vini se pur non vastissima vi sorprenderà per i ricarichi onesti ed invitanti! Puglia felix a tutti!

17 gennaio 2003

 

   

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