E’ tutta una gran… selezione!

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La cosa che più mi ha colpito è che nell’anno domini 2019 la giustificazione addotta dal consorzio Chianti DOCG (che contempla e riguarda l’universo geograficamente diffuso dei Chianti NON Classici, che vanno dalla Rufina alle colline Pisane passando dai colli aretini, senesi, fiorentini e Montalbano) nell’annunciare l’adozione della nuova e “apicale” menzione GRAN SELEZIONE, sia stata sostanzialmente questa: “l’abbiamo creata per il mercato cinese e americano“.
Parole che mi rincuorano (ma viva la sincerità). 🙁

D’altronde anche la recente modifica del disciplinare di produzione varata dallo stesso consorzio e riguardante la possibilità di incrementare gli zuccheri residui nei vini va in quella direzione, no? Perciò la coerenza è la coerenza, e che diamine!

Ah, nota a margine: GRAN SELEZIONE è pari pari la stessa dizione invalsa da qualche anno per i Chianti Classico. Al tempo i “chiantigiani classici” non la giustificarono così, ma addussero semplicemente che avrebbe costituito il vertice assoluto della piramide qualitativa, nientepopodimenoche, avendo però “l’accortezza” di affidarsi a parametri prestazionali anziché al territorio (ultrasigh). 🙁

Oggi i vertici consortili del Chianti Classico, nonché i produttori stessi (chissà), mi immagino sprizzino contentezza da tutti i pori nell’apprendere del copia-incolla effettuato dai cugini chiantigiani (non classici), che non hanno badato poi tanto alle cautele e alle premure tipiche del buon vicinato.

C’è un di più, nel mare magnum dei Chianti DOCG: il varo di una ulteriore sottozona, Terre di Vinci, e il divieto di utilizzare il fiasco per la nuova e ambiziosa tipologia.

Siamo una squadra fortissimi.

FERNANDO PARDINI

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