Natale

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Dove abitavo io da piccolo (e da ragazzo) si contavano un migliaio di anime e una sola filiale bancaria: Monte dei Paschi di Siena.
Tutti andavano lì. Anche mio padre.
Il vino di Fontanafredda se lo portava a casa ogni anno, immancabilmente, come regalo speciale che la banca riservava ai correntisti fidelizzati e “meritevoli”. Veniva offerto quasi fosse una reliquia, quale segno di profonda attenzione verso il cliente. Vattelappesca se fosse realmente così.
Ritrovo oggi questo Barolo ’58.
Finalmente un vino più grande di me, ho pensato. Nel senso dell’età.

Cosa mi sorprende di lui?

– mi fa chiedere quanti fossero ad imbottigliare Barolo a quei tempi là, tempi nei quali probabilmente il Dolcetto era il re……

– mi piace quell’ “imbottigliato direttamente dal produttore all’origine”, a sottintendere il fatto che le uve nebbiolo derivassero dai propri vigneti (Serralunga?)….

– i suoi 13 gradi e mezzo di alcol, nel ’58, che non mi sembran pochi.

Cosa resta di lui, e grazie a lui?

– la sensazione di star bevendo una Vernaccia di Oristano o un antico bianco del Jura. Una super ossidazione che non si traduce in una deriva “marsalata”, no, casomai in una dimensione di asciuttezza e di pulizia assolute, instradate da una acidità ficcante. Insomma, un cocktail Martini con la flor e senza ghiaccio (ma forse l’oliva sì).

– l’immagine di mio padre con la tuta da lavoro e la bottiglia in mano, il regalo della “sua” banca di quand’era Natale.

FERNANDO PARDINI

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