Parabole lisergiche, fra Guadalupe, Fillmore e Sulcis

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L’iconografia dei luoghi si sposa in etichetta con una vena creativa psichedelica dagli accesi cromatismi, a metà strada fra un manifesto del Fillmore (West) di San Francisco durante la “stagione dell’amore” (Grateful Dead come headliners, acid-test di Timothy O’ Leary come evento collaterale) e una pubblicità di una gassosa.

Quando invece ad Umberto “Tito” Toscano, il vignaiolo di Casa Vieja, gli hanno chiesto se praticasse una agricoltura naturale o usasse lieviti selezionati per la fermentazione, non capì niente di ciò che gli dicevano, restando semplicemente sorpreso dal suono di quelle parole nuove.
Lui in fondo aveva sempre praticato un metodo agricolo tramandatogli dagli avi, seguito i cicli lunari e impiegato esclusivamente lieviti indigeni, ché di altri non ne conosceva.

C’è tutto un orizzonte di ingenuità ed incanto nel cielo della Guadalupe, in Baja California, che poi è già Messico, Messico di frontiera.
E’ lì che Umberto coltiva una vigna di 120 anni con gesti di arcaica consapevolezza.

Mission 2018 è a base dell’omonima uva (detta pais in Cile, criolla chica in Argentina), portata in quelle terre dai primi missionari spagnoli.

In sua compagnia è come essere improvvisamente trasportati nel Sulcis, alle prese con un vibrante Carignano: terroso, etereo, abbracciante, fra deserto e mediterraneo: qualcosa di arso, qualcosa di vivo.
In sua compagnia la testa non si ferma.

FERNANDO PARDINI

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