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A Sciacca un cannolo da Favola

Sono goloso di cannoli, cannoli siciliani ovviamente. Quando mi capita non riesco a resistere, ma solo se merita, tralasciando improbabili imitazioni nordiche. Non che fuori dall’isola non si trovino cannoli all’altezza, ma certo essendo in Sicilia la delusione è più difficile.

Eccomi quindi di nuovo in Trinacria, approfittando di quell’abbaglio che ci aveva fatto pensare di essersela cavata in pochi mesi, “il coviddi qua non ci sta!” era infatti il refrain dei tassiti all’aeroporto, appena arrivati.

Mancata Palermo per ragioni logistiche, e certamente avrei trovato cose eccelse, non ho perso occasione per assaggiare cannoli, da quelli anonimi ma talvolta sorprendentemente buoni del bar dietro l’angolo, ad altri rinomati, a Modica come a Catania.

Ma nessuno, veramente nessuno era all’altezza di quanto, inaspettatamente, ho assaggiato a Sciacca.

Sciacca è una città a tre livelli, un buon esercizio di scale per visitarla tutta.

La zona del porto, in cui è attiva una importante flotta di pescherecci così come le botteghe artigiane dei vasai, lavorazione per cui Sciacca è conosciuta insieme a quella di essere la più antica stazione termale dell’isola. Lo sviluppo della città, a partire da presistenti insediamenti preistorici, si deve proprio alle acque calde e minerali che scaturivano del retrostante monte Kronio. Apprezzate dagli abitanti della potente Selinunte, che già nel quinto secolo avanti Cristo la elessero a loro sobborgo termale.

La parte più alta è quella più antica, un intrico di vicoletti e chiese, le strade con nomi arabi, un oggi che mostra i primi segni di recupero edilizio e commerciale e una vivacità culturale messa in bella mostra dai numerosi murales che colorano le vecchie facciate.

La cintura intermedia, subito sopra il porto, forma una specie di falso-piano ed è ricca di bei palazzi e ampi spazi che si affacciano verso il mare, verso l’Africa da qui così vicina. Greci, romani, arabi, normanni, spagnoli, sono arrivati da questo mare e a Sciacca hanno lasciato il segno, nei nomi, nei volti, negli edifici, nelle tradizioni.

Proprio di fronte a un palazzo che decisamente merita una visita, quel palazzo Steripinto dalla peculiare facciata bugnata, ecco una piccola pasticceria, pochi tavoli all’esterno e pochi fronzoli, ma un bel nome: La Favola

Un cartello pubblicizza due specialità del posto, Cucchiteddi e Ova Murina… che non ci siano cannoli? In effetti non ne vediamo nella vetrina e, timorosi, chiediamo. Ma che stupidi… i cannoli si farciscono al momento!

Prendiamo quindi posto all’esterno e partiamo per una avventura indimenticabile. Un cannolo senza uguali, una cialda leggera e croccante, una semplicità assoluta, solo ricotta e gocce di cioccolata, due scorzette a guarnire, niente altro… niente altro avrebbe potuto farlo più buono.

Ovviamente La Favola non significa solo cannoli, e anzi, non potevamo non assaggiare le due specialità. Salvatore, il titolare pasticciere, non ce lo avrebbe perdonato. Cucchiteddi e Ova Murina quindi, entrambe invenzioni conventuali (le suore, in clausura, ne avevano di tempo…). Entrambi a base di zucchine candite, la cosidetta cucuzzata.

Biscotti di pasta di mandorle ripieni di cucuzzata i primi, e una copertura di glassa. Dolci dolci, come tanti pasticcini di origine araba, profumati e eleganti.  Potremmo invece definire un falso cannolo l’Ova Murina, creata, come si racconta, per sostituire i cannoli in periodo estivo, quando la ricotta non era disponibile.

Due dolci senza dubbio interessanti, anche se il cannolo era veramente insuperabile. Ma lasciamo alla viva voce di Salvatore la descrizione di queste due specialità, in un video di qualche anno fa.

Ci addentriamo nella pasticceria per fare i nostri complimenti al creatore di tante bontà e lo troviamo indaffarato a comporre dolcezze. Sul banco, a testa in giù, i barattoli di cucuzzata appena preparati: le scorte per l’inverno. E ovvia ci pare ora la ricetta, che poi è sempre la stessa: tanta passione, maestria e cura delle materie prime.

Belle granite e un’orzata hanno accompagnato il tutto, e fatto sì che la cena seguente sia stata quanto mai leggera. Ma, rifocillati dal sonno, non abbiamo certo mancato di tornare il giorno appresso!

La Favola
Corso Vittorio Emanuele, 234
Sciacca AG

 

One Comment

  • isabella ha detto:

    Davvero una favola Luca! Ti vedo seduto ai tavolini all’aperto e quando ti hanno messo i cannoli davanti s’e affrettato il cuore e ti ci sei buttato dentro con quella voglia che fa gioire!!
    Ho pensato alla torta di meringue e panna (torta Cavour) che mia madre ordinava per il mio compleanno quando si abitava a Firenze. La faccio una volta all’anno per il mio compleanno. E, con grandissimo piacere ,me la mangio tutta ! Fetta a fetta, tutto il giorno, fino che sparisce.

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