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Quaderni lucchesi/1 – Tenuta Lenzini, Fabbrica di San Martino

TENUTA LENZINI

Alla Tenuta Lenzini (Gragnano, Capannori, Lucca, Italia) la ricerca della voce più autentica del territorio ha intercettato le giuste traiettorie: Michele Guarino e Benedetta Tronci, uniti nel lavoro e nell’amore, avranno di che ritenersi soddisfatti. La biodinamica nel frattempo ha generato humus e vita in quei suoli di argille e sabbie, e il maestoso anfiteatro di vigna che ti si para dinnanzi agli occhi ti fa capire fin dal primo sguardo che è contento.

Di pari passo i vini vanno acquisendo nonchalance e capacità di dettaglio sotto l’egida di una enologia curata, impegnata a illimpidirne il tratto senza derive chirurgiche e muovendosi nel pieno rispetto delle singole espressioni varietali per delineare una proposta accordata da cui trapela un sentimento di fondo mediterraneo e una naturale propensione alle sfumature di sapore.

E se il bianco Vermignon 2020 ( vermentino e sauvignon blanc) risplende per nitore, droiture  e scioglievolezza salina, il nuovo Cabernet Franc Lenzini Franco (2020), dedicato al fondatore di tutto l’ambaradan, nonché nonno di Benedetta, ti circuisce grazie a un’aromaticità cangiante, sensuale e speziatissima. E se l’impasto dei sapori del Merlot Casa e Chiesa 2019  – vino bandiera – ci riporta alla mente la dimensione golosa ad alta vocazione gastronomica di un vin de pays “francioso”, La Sirah dell’edizione 2019 ha letteralmente cambiato pelle.

A lei – perché qui si declina al femminile – appartengono ricamo aromatico, dinamismo, sottigliezze e sale. E un andamento gustativo che si è lasciato alle spalle il fardello del peso, dei legni e della gravità per disegnare trame più aeree nel nome e nel segno di una leggerezza tutta nuova.

Tenuta Lenzini – Via della Chiesa 44  – Loc. Gragnano (LU) – www.tenutalenzini.it

Contributi fotografici di Lorenzo Coli

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FABBRICA DI SAN MARTINO

La Fabbrica di San Martino nasce a sorpresa nel bel mezzo di un bosco e dal bosco emerge affacciandosi a terrazza sulla piana di Lucca. La Fabbrica di San Martino non te l’aspetti ma c’é.

Gli arcipressi, nell’antico vocabolario di campagna lucchese, sono i cipressi. Così li chiamava anche Mario, storico contadino tuttofare della Fabbrica di San Martino, sulle prime alture di San Martino in Vignale, alle porte di Lucca. Ad esempio, per indicare alla gente in che modo avrebbe potuto riconoscere l’accesso alla Fabbrica provenendo dal bosco.” Imboccate la sterrata lì dove ci sono i due arcipressi“.

Mario è stato il primo insegnante di Giuseppe Ferrua, da oltre venti anni conducator e testa pensante dell’azienda agricola. Da lui ha appreso i rudimenti di una viticoltura arcaica e naturale, poi sviluppatasi e trasformatasi in una applicazione finanche filologica dei principi della biodinamica,  e a lui Giuseppe ha inteso dedicare i vini della linea Arcipressi, le cui uve sono quelle che era solito lavorare Mario, provenienti dal vigneto più vecchio, ovviamente promiscuo.

In questa vigna vecchia di 70 anni vi dimorano quattordici vitigni diversi che raccontano la storia della Lucchesia e della sua viticoltura ai tempi dell’innocenza. Rimpiazzata qua e là a causa delle inevitabili fallanze, nella vita non ha mai conosciuto ingerenze chimiche, giungendo fino a noi in una veste incorrotta. Dagli anni Duemila gli si affianca il vigneto piantato da Giuseppe, abitato in prevalenza da sangiovese, per un totale complessivo di appena due ettari. Da lì nasce la base fondativa del Fabbrica di San Martino Rosso e quella esclusiva del Rubino, sangiovese in purezza imbottigliato solo in magnum nelle annate reputate degne, solitamente avvezzo a lunghi affinamenti prima di uscire sui mercati.

Io fino ad oggi serbavo un ricordo dei vini di Giuseppe Ferrua, e quel ricordo faceva rima con ruspantezza e scapigliata schiettezza. Bene, quel ricordo è stato disatteso da vini diversi. In alcuni casi mi ha folgorato il candore e l’impalpabile sofficità di una materia pura ben disposta alla melodia gustativa (Arcipressi Rosso); in altri il grip e la brillantezza dei sapori (Fabbrica di San Martino Bianco). E poi una dote che sembra accomunarli tutti, bianchi e rossi: una speciale leggerezza, che misuri in quei finali di bocca ariosi, freschi e oltremodo sfumati, che aprono a qualcosa senza mettere fine a niente.

La chiosa però va al Colline Lucchesi Rosso Arcipressi 2018, semplicemente uno dei più grandi vini lucchesi dei ricordi miei. Perché la purezza del frutto è cristallina, e quel modo che ha di mulinare all’aria, diffondendo soavità, fa venire alla mente il candore disinvolto di certe bottiglie di un certo Gianfranco Soldera. Il tannino poi è come un soffio, non fa in tempo ad adagiarsi sulla lingua che subito svapòra, lasciando in dote una traccia di sale.

Fabbrica di San Martino – Fraz. San Martino in Vignale,  Lucca  –  www.fabbricadisanmartino.it

Contributi fotografici dell’autore

 

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