Al “circolino”

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Oggi sono andato a degustare al “circolino“. Non mi era capitato mai.
Il “circolino” spacca il cuore, perché in lui c’è qualcosa che resiste, ma poi c’è qualcosa che muore.

Al “circolino” hanno ripudiato macchinette mangiasoldi e giochi elettronici: hanno preteso i vecchi flipper anni ’70 e il biliardino.
Al “circolino” ho ritrovato le sedie di legno duro del cinema di quand’ero ragazzino, quelle che sotto le sedute portavano attaccati tutti i chewing gum di tutta la gente del mondo che era passata di lì.

Il “circolino” è stato un glorioso bocciodromo: 8 piste indoor. Lì si tenevano tornei internazionali, con giocatori provenienti da tutto il mondo. Ora le piste sono tristemente silenziose, ai giovani le bocce non piacciono più, e gli anziani che ci giocavano forse ora lo fanno in paradiso. Così mi dice Mauro, del circolino una delle anime.

Il bar però è animato, c’è una bella fauna umana, pure colorita. Uomini e donne. In alcuni di quei volti scorgo l’impegno e la fierezza, in altri piccoli disagi. Le carte da gioco vengono sanificate ad ogni passaggio di giocatori. Le carte resistono alle corrosioni del tempo.
Ai piani alti c’è lo spazio del “curturale”, con una bibliotesa in via di aggiustamento e catalogazione.

Portano avanti tanti progetti, al “circolino”, l’idealità non manca. Oggi consegnavano i buoni pasto del banco alimentare alle persone disagiate: una bella fila, il che mi dà da pensare.
Mi aspettavo spuntasse da un momento all’altro un Benigni d’antan, quello che si metteva la bottiglietta dentro ai pantaloni per apparire super dotato.
Ma Benigni non si è visto, non è venuto.

Oggi ho degustato al “circolino” ARCI di Cecina. Non era capitato mai.
La malinconia mi ha avvinto, ma sento di volergli già un bel po’ di bene.

FERNANDO PARDINI

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