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Ciliegioli che non si dimenticano

Ricordo che fino a qualche tempo fa, diciamo dai dieci anni e oltre, le degustazioni guidate erano “affari” riservati esclusivamente alla stampa e agli operatori. Ogni volta che ne prendevo parte, e per fortuna ne prendo parte ancora, godevo del loro fascino. Stare seduti ad ascoltare ogni produttore mentre racconta la sua storia e il proprio vino; avere il tempo di riflettere, di amare (o meno) ciò che c’era nel calice; e poi prendere nota, comodamente, dei profumi, dei sapori, delle sensazioni suscitate da ogni singola etichetta. Sì, era un lusso per pochi. E oggi, fortunatamente, per tanti.

Il giornalista Leonardo Romanelli ormai da diversi anni organizza, negli eleganti spazi di Villa Olmi a Firenze, degustazioni guidate in compagnia dei produttori: si tratta di degustazioni a tema, che ogni volta richiamano a sé oltre cento amanti del vino, tra semplici -si fa per dire- consumatori, operatori e giornalisti. L’ultima è stata dedicata al ciliegiolo, un vitigno a cui sono particolarmente legata. Hanno preso parte all’appuntamento vignaioli che conoscevo da tanto tempo e altri che ho potuto incontrare lì per la prima volta, confluiti a Firenze per far conoscere al pubblico una loro etichetta che parli di ciliegiolo, un vitigno con un passato da accompagnatore e un presente sempre più da solista. Che bello assaporare le differenze che discendono da territori eterogenei – Toscana, Umbria e Lazio –, da climi diversi e dalla mano dei singoli vignaioli.

Ad oggi gli ettari di ciliegiolo coltivati in Italia, soprattutto in Toscana e Umbria, sono 1000. La Toscana, con i suoi 800 ettari, è al primo posto e la Maremma grossetana, con i suoi 290 ettari dedicati a questa varietà, si aggiudica la corona. E proprio dalla Maremma provengono le tre aziende che più mi hanno convinta.

Il primo interprete, in ordine di apparizione, è Antonio Camillo da Manciano, in provincia di Grosseto. Antonio è un passionario, un sognatore; gestisce vigne vecchie, tutte certificate bio, le fermentazioni sono spontanee e i risultati sorprendenti.

Il Ciliegiolo 2020 si annuncia con profumi fini, non invadenti, che ricordano il pepe, il tabacco, i frutti di bosco, le erbe officinali, la ciliegia sotto spirito. Il sorso è fresco, beverino, di bella acidità, con un finale di mandorla amara che fa venir subito voglia di un altro bicchiere.

Anche Marco Salustri, figlio d’arte, che viene pure lui dalla Maremma, e più precisamente da Cinigiano, con il suo Ciliegiolo Numero Due 2019 ha saputo risvegliare i sensi. Il vino è un piacevole concentrato di ciliegia e frutta rossa matura, affiancate da delicate note di erbe e spezie. L’entrata è dolce ma l’acidità fa sì che questa dolcezza non risulti nemmeno per un attimo stucchevole. Il tannino si fa sentire ma non disturba. Finisce sapido e avvolgente, come se ti cingesse con un caldo abbraccio.

Ultimo ma non ultimo, anzi, a mio avviso uno dei più riusciti dell’intera batteria, è il nuovo arrivato a casa Sassotondo. Siamo a Sorano, sempre nel Grossetano, nei cosiddetti colli meridionali, lì dove Carla Benini e il marito Edoardo Ventimiglia conducono questa piccola cantina che sa di casa e a cui il ciliegiolo deve la sua rivincita. Sono stati infatti i primi a crederci e a farlo diventare il loro cavallo di battaglia, la loro bandiera e la loro identità. Se capitate in zona, andateli a visitare e perdetevi all’interno della cantina scavata nel tufo accompagnati dai racconti di Edoardo, che non smetterebbe mai di parlar di vino.

Il Maremma Toscana Ciliegiolo doc Monte Calvo 2019 è stato presentato a Villa Olmi in anteprima. Appena uscito sul mercato, si presenta come il cru del cru. Deriva infatti da una piccolissima parcella del vigneto San Lorenzo, che già dà vita all’omonimo vino, uno tra i più apprezzati a marchio Sassotondo. Non è stato facile capirlo all’inizio; un po’ scorbutico, con un leggero sentore di feccia, ma per fortuna ci è voluto poco affinchè si aprisse ed esprimesse tutto il suo carattere. Fiori, tra cui spicca il gelsomino, un mix inebriante di spezie, note bruciate, erbe officinali e una rigenerante balsamicità. La bocca è succosa, fresca, ammaliante, e i tannini sorprendono per la perfetta integrazione. Solo 1200 le bottiglie, e beato chi se ne aggiudicherà anche soltanto una.

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Contributi fotografici dell’autrice

 

2 Comments

  • Ilio ha detto:

    Perché il ciliegiolo di Camillo ha scritto in etichetta solamente”imbottigliato da” e non “imbottigliato all’origine” o “prodotto ed imbottigliato”? Grazie

  • Fernando Pardini ha detto:

    Ciao Ilio, il buon Camillo non fa mistero di acquistare fino a un 30% di uve, da qui la impossibilità di indicare in etichetta “prodotto e imbottigliato all’origine” o “integralmente prodotto da..”. D’altronde la ricerca dei siti produtivi e delle vecchie vigne, con un spirito quasi da etnologo del vino, gli comporta, se ne resta affascinato, di acquistare uve quando non può arrivare all’affitto.

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