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Rudi Bindella, la Tenuta Vallocaia e i suoi cru: una bellezza che onori il paesaggio

Rudi Bindella, terza generazione di una famiglia di storici importatori di vini italiani in Svizzera (ma anche ristoratore e appassionato collezionista d’arte), approda a Montepulciano nel 1983 per restarne stregato e coronare il sogno di diventare viticoltore; fonda di fatto la Tenuta Vallocaia, potendo contare su appena due ettari e mezzo di vigna, ma con un’idea in testa, che resterà poi la sua missione e il suo faro decisionale: onorare la bellezza del paesaggio che lo ha accolto, esserne all’altezza.

La crescita dimensionale dell’impresa ha coinciso con la conseguente notorietà, la quale ultima ha presto travalicato i confini regionali e nazionali grazie a una gamma di vini che ha dimostrato di saper coniugare una irreprensibile cura formale con un disegno stilistico “aggiornato”, fatto apposta per essere ben digerito dai mercati del mondo.

Nel frattempo, un solido team di lavoro si è coagulato attorno all’estro e alla sensibilità interpretativa del direttore tecnico, nonché enologo, Giovanni Capuano, in azienda dal 1999, consolidando obiettivi e spingendo sempre più verso una puntuale ricerca di eleganza e di equilibrio espositivo nei vini.

Ed è proprio nel corso di un traghettamento sempre più convinto verso le sponde della tipicità che la celebre etichetta Vallocaia, dal 2010, ha cambiato pelle per divenire un Vino Nobile di Montepulciano Riserva, etichetta riscritta nel segno quasi esclusivo del sangiovese (se si esclude un piccolo saldo di colorino del Valdarno) ed eletta a portavoce dell’areale di Argiano, il luogo da cui provengono le uve e da cui è iniziata la storia di Bindella, lì dove ha dimora il fulcro aziendale e dove è sorta, recentissimamente, la nuova mirabolante cantina.

E’ andata così ad affiancare, o meglio ad integrare, la proposta dei vini di territorio ricadenti sotto la “nobile” denominazione, la quale, oltre al Nobile “annata”, dal 2000 annovera la selezione I Quadri, sangiovese in purezza proveniente dalla vigna Santa Maria di Sanguineto, altra vocatissima enclave della articolata galassia Bindella, che può contare oggi su 54 ettari di vigna distribuiti in 5 sottozone di pregio dell’areale poliziano: oltre a Sanguineto e ad Argiano ci sono Paterno, su cui insistono le vigne per il Rosso di Montepulciano Fossolupaio, Cervognano, con le vigne del Camperone, e infine Le Casalte, l’acquisizione più recente.

La doppia verticale aziendale alla quale ho avuto l’onore di partecipare, dedicata a I Quadri e al Vallocaia, ha scoperto le carte dell’ultimo decennio, mettendo in luce i sensibili progressi ottenuti in termini di “illimpidimento” del disegno e di misura estrattiva, aprendo il varco a una trasparenza espressiva in grado di raccontare con maggiore capacità di dettaglio le peculiarità dei siti di provenienza, e prefigurando di già ulteriori approdi di bellezza.

Proveniente dalle sabbie pleistoceniche di Argiano, il Nobile Vallocaia mostra una fisionomia elegante e assai portata al dialogo; la dinamica del sorso è ampia, orizzontale, diffusiva, dall’abbraccio cordiale di frutto e fiore, supportata in questo da una dote tannica sfumata e rarefatta.

Le argille calcaree di Sanguineto, invece, assieme alle altimetrie e alle esposizioni, che intercettano anche il nord, rendono al Nobile I Quadri una freschezza acida più evidente, instradando la beva su turgore, verticalità e portamento (elegantemente) austero, a fronte di una dinamica più contrastata e dritta rispetto a Vallocaia, che sembra quindi prediligere un quid di tempo e di maturazione in più per concedersi a una pura armoniosità.

Ma quel che emerge appieno da questa doppia verticale è la progressiva epurazione degli orpelli e delle sovrastrutture. E se la personale curiosità di poter provare questi vini qualora fossero fatti maturare in legno grande anziché legno piccolo resta, per vedere l’effetto che fa, la strada intrapresa, aldilà della classicità o meno del metodo, lascia lampeggiare una fisionomia definita e inconfondibile per ciascun vino, senza inutili sovrapposizioni, senza insidiosi cliché, e tutto ciò sottende misura nei gesti, attenzioni, rispetto, ed è quel che più conta.

Chiudo la lunga (ma dovuta) premessa parlando del contorno, che poi contorno non è, perché nel tempo mi sono accorto che nel corso di una visita a una cantina, visitare la cantina propriamente detta quasi non usa più, non è più attuale. L’ho notato, è un fatto. Il degustatore scafato, il saputello e il cronista del vino preferiscono di gran lunga “camminare le vigne” e consumare lì il rituale del confronto, durante il quale, a suon di frasi rimasticate e smorfie “attorialmente” consapevoli, tentano di competere con la reale competenza del vignaiolo, salvo poi atterrare direttamente sui bicchieri e dar libero sfogo ai ditirambi, trovando sponda – se del caso – nei massimi sistemi.

Intendiamoci, è comprensibile.

Ma evitare la visita di una cantina sottende anche un non detto potenzialmente spocchioso: mi concentro solo su ciò che veramente conta, che sta là fuori, o al più dentro ai bicchieri. Il resto, si sa….

Intendiamoci, è comprensibile.

Al punto che anche i produttori stessi, inteso ormai il refrain, nella loro blanda richiesta tendono a negativizzare la domanda, in modo da agevolarti: ” mica vuoi visitare la cantina, no? Tanto sono sempre le stesse“.

E ancora, si registra un sensibile aumento dei casi in cui manco te lo chiedono più: ti fanno occhieggiare i bicchieri tutti disposti in bella fila, che è come il canto delle sirene, e tu alla cantina (propriamente detta) non ci pensi più.

Intendiamoci, è comprensibile.

Però il gesto di perdersi la visita della nuova cantina (propriamente detta) realizzata alla Tenuta Vallocaia da Rudi Bindella, mi verrebbe da apparentare con l’incomprensibile.

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NOBILE DI MONTEPULCIANO I QUADRI

Vino Nobile di Montepulciano I Quadri 2010

E’ il vino del consesso che mostra di più il fianco alle “incisioni” del tempo, e che a un paesaggio aromatico di matrice autunnale (terriccio, sottobosco, fogliame) associa un tratto diradato, segnato da sbuffi eterei e da una certa rugosità tattile e tannica.

Vino Nobile di Montepulciano I Quadri 2013

Si cambia registro, o meglio, comportamento. E se compattezza, frutti rossi in confettura e concentrazione di materia da un lato concorrono a determinare una certa compressione aromatica, dall’altro certificano l’integrità e la vivezza di questo flacone. Qualche (perdonabile) rivolo dolce del rovere accompagna un sorso comunque fresco, anzi molto fresco, dalla chiusura sapida e solo leggermente asciugata.

Vino Nobile di Montepulciano I Quadri 2015

Più sciolto del 2013, sia di trama che di colore, possiede un seducente corredo floreale e una pregevole misura nel diffondersi, grazie a un sviluppo flessuoso che all’estetica formale ci unisce una conclamata propensione per le sfumature di sapore. La dote tannica è dolce e integrata, e lui è proprio un bel conseguimento. Ancor di più se riferito all’annata.

Vino Nobile di Montepulciano I Quadri 2016

Frutti rossi maturi e violetta in compendio propositivo al naso, sia pur compresso. Legno dolce d’accompagno, fondamentali eleganti, ottima qualità del tannino, a concretizzare una versione figlia legittima dell’annata, il che significa giusto grado di contrasto, bel tono acido, prospettiva evolutiva. La chiusura lunga e cremosa ci racconta di un Quadri di elegante austerità.

Vino Nobile di Montepulciano I Quadri 2018

Complice probabilmente un’annata portata per il dialogo e la godibilità, il nostro raggiunge un grado di definizione e di dettaglio che non puoi evitare. E’ profilato, garbato, fascinosamente disadorno, e anche se sconta qualche vacuità a centro bocca e una tendenza un po’ “asciuttina” nello sviluppo, non disperde affatto il senso dell’equilibrio, provvidenziale garante di una trama longilinea esente da ridondanze.

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NOBILE DI MONTEPULCIANO RISERVA VALLOCAIA

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Vallocaia 2010

Due bottiglie dagli esiti contrastanti, da cui ovviamente prendiamo a riferimento quella più propositiva, che ci narra di un vino ancora arioso, vitale, con qualche reminiscenza roverizzata sul cammino ma capace di dispiegare le sue trame su un tappeto di confortante levigatezza, accordando i giusti spazi all’eleganza.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Vallocaia 2013

Bella luce qui, bella dimensione di frutto, bella flessuosità: con un preludio del genere non mi sarei aspettato quella impalcatura tannica a grana grossa e quel finale perentorio. Un vino bello per metà, questo è.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Vallocaia 2015

Così come il Quadri pari annata, pure Vallocaia si distingue per la qualità del disegno, per l’equilibrio e la misura nei toni, senza (s)cadere nelle facili trappole portate in dote da un’annata generosa e “tanta”: è elegante, ampio, sapido, diffusivo, leggermente corrugato nel finale ma oggi come oggi pienamente godibile ed espressivo.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Vallocaia 2016

In questo caso la compattezza, la ricchezza sottesa, la polpa di frutto e la setosità della grana tattile concorrono decisamente alla sensualità. Senti che il vino scalpita, che è ancora indietro nello sviluppo, ma senti altresì che possiede un ottimo potenziale, con i legni che ancora incidono regalando una allure tostata al finale. Non può che aspirare al meglio.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Vallocaia 2018

Il disegno si illimpidisce ancor di più, c’è garbo, e finezza, e modulazione nei toni, e un chiaro ascendente floreale. L’architettura tannica, dolce e integrata, dona una speciale eleganza alla trama gustativa. E’ come una strada che si illumina, prefigurando un futuro all’altezza. Non meno che seducente.

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Contributi fotografici dell’autore e di Alessandro Moggi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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