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Al Caveau del Teatro di Pontremoli

Se mi imbatto nella Cisa – autocamionabile o autostrada- ad ore pasti, non si scappa (dai pasti). Casomai non ne avessi voglia, me la faccio venire.
Basta poco, perché in quei frangenti ho scelta facile: se ho “attrabaccato” il passo dal lato parmense, mi butto sulla Locanda Mariella di Calestano e decisamente sto. Se mi trovo dalla parte massese, faccio tappa a Pontremoli da Fernanda e Amedeo Poletti, al Caveau del Teatro, e con gli affetti sono bell’ecche condito.

Oggi è andata così, piombando senza preavviso al Caveau: giusto un piatto, e poi sono stati tre; giusto un bicchiere, e poi son state due bottiglie (condivise eh!).
La Lunigiana, intesa come Alta Val di Magra, abita qui.
A condimento, un affetto incorrotto verso quella terra di frontiera ed i suoi prodotti, un affetto che vedi e che senti, negli sguardi giù giù fino alle parole. Ivi compresi, ovviamente, tutti gli organi del corpo, materiali e immateriali: la psiche e le viscere, lo stomaco e il cuore. Soprattutto il cuore, che batte forte in quella bomboniera da trent’anni.
Irrinunciabile.

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