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Merano 2021 – Prove di normalità e visita in val Venosta

L’edizione 2021 di Merano Wine Festival, organizzata tenendo conto delle restrizioni del Covid, ha dato però finalmente l’opportunità a produttori ed appassionati di ritrovarsi e riprendere quel dialogo interrotto dalla pandemia. Organizzata in 2 round (5-6, 7-8) con rotazione dei produttori presenti,  per consentire una maggiore ampiezza di spazi e di potersi sedere per le degustazioni al tavolo, ha fatto ritrovare, almeno in parte,  l’atmosfera calda e accogliente del MWF.

Purtroppo non si è potuto procedere come da programma alla premiazione di tutti i  viticoltori selezionati dalla Guida Vini Buoni d’Italia che avrebbe dovuto svolgersi sabato 6 novembre ma che a causa dell’ordinanza comunale è stata circoscritta alle regioni limitrofe al Trentino A.A.
All’interno delle sale adibite  alle degustazioni classiche della manifestazione, molto spazio a disposizione dei degustatori e poca ressa anche davanti alle cantine più gettonate. Le giornate fresche ma luminose hanno accompagnato la manifestazione favorendo anche un fuori salone interessante e variegato.

Parlando degli incontri effettuati nel tempo concesso alle degustazioni dal nostro programma personale, possiamo dire che ci siamo fatti prendere da una curiosità particolare per il Pinot Bianco, vino-vitigno in qualche modo meno alla ribalta di altri ma che, alla prova del bicchiere, offre stimoli e conferme di alto livello.

Siamo partiti dal Quintessenz della cantina di Caldaro, assaggiando prima un 2018 dalle note complesse e fruttate  ( non solo la classica pera ma anche sentori lievemente agrumati), che si distende in bocca con una sapidità elegante e persistente sempre ben bilanciata dalla freschezza e che non fa notare il contenuto alcolico.

L’annata 2019 dello stesso vino ci riporta più ad una freschezza e croccantezza di mela gialla e cantalupo, sempre in compagnia di note floreali di biancospino e camomilla. In bocca è fresco, con un linea sapida che si prolunga in un finale lievemente agrumato.

Sempre della linea Quntessenz assaggiamo il Sauvignon  2019 dallo stile equilibrato con note caratteristiche del vitigno mai esacerbate, fermentato in barrique e affinato 12 mesi in legno, che strizza l’occhio molto di più ai vini di Sancerre che ai Sauvignon del Nuovo Mondo.

Passiamo alla Cantina di Bolzano. Qui il Pinot Bianco “Dellago”  2019 rappresenta il vino selezione dell’enologo nella tipologia. In questo caso i vigneti posizionati intorno ai 500 metri slm danno, assieme alla struttura calcarea e porfirica dei suoli, particolare personalità al vino. Qui la quasi totalità del vino è affinato in acciaio con una piccola porzione in legno. La nota aromatica è caratteristica del vitigno ma si sviluppa su note di albicocca, pesca e note minerali che in bocca acquistano coerenza e ampiezza.

Siamo passati poi al banco di assaggio dei Vini Buoni d’Italia, che presentava in due tornate i vini che hanno meritato le Corone e i Golden Star. Qui abbiamo assaggiato i alcuni metodi classici presenti.

Partiamo con il Verve 2014 Pas Dosé delle Vigne di Olcru. Un metodo classico dell’ Oltrepò pavese 100% pinot nero dalla freschezza tagliente, dalla nota floreale e lievemente fruttata. Bella acidità e lunghezza in bocca.

Altra conferma Castello Bonomi Riserva Lucrezia  sempre 2014. Un filo meno acido del precedente, gioca su un registro lievemente più maturo e complesso esprimendo note di nocciola e brioche, con floreale e soprattutto fruttato esotico ed intrigante. Bello slancio finale e persistenza.

Infine Barone Pizzini Nature 2016 , forse il più morbido della terzina, con una ottima complessità, un naso giocato su frutti tropicali e lievitati, una bocca ampia con note sapide e lievemente dolci (spumante biologico certificato).

Continuando i nostri giri incontriamo la cantina Vinosìa di Partenopoli, in Irpinia, di cui è proprietario e ispiratore Luciano Ercolino, ex Feudi di San Gregorio. Di particolare interesse il Fiano Le Grade 2020, dalle eleganti note floreali e fruttate ( albicocca e fiori di acacia), che in bocca esprime un buon equilibrio tra dolcezza e sapidità, con note minerali nel finale.

Tornando in Alto Adige assaggiamo i vini dell’azienda venostana MarinusHof. Di proprietà della famiglia Pohl, la guida Heiner, motore dell’azienda e padre di 4 figli, appassionato produttore di vini e distillati. In fiera sono presenti le produzioni  dell’azienda che vanno dal Pinot nero, Pinot grigio, Riesling allo Zweighelt e il Pinot bianco vinificato assieme al Kerner.

Heiner, dopo una esperienza di direttore marketing in una grande azienda viennese, decide di tornare al proprio maso di Castelbello,  in val Venosta, e di dedicarsi alla produzione di vini e distillati legati al territorio. Nei poco più che 2 ettari di vigna strappati alle pendici della montagna ad una altitudine di 6-700 metri, che qui significano quasi fondo valle, nel 2013 pianta i suoi vigneti e si dedica alla loro coltivazione.

Ne escono vini interessanti e caratterizzati dal territorio e dalla attenzione che la famiglia Pohl dedica all’attività del maso. Esso infatti comprende anche un agriturismo e 1,8 ettari di meleti. I vini, che ci hanno veramente interessato, ci spingono a chiedere la possibilità di una visita aziendale. Per ora riportiamo le impressioni dell’assaggio del Riesling 2020. Frutto di due vendemmie in epoche di maturazione differenti che poi vengono assemblate successivamente,  e di una fermentazione in acciaio con sosta sulle fecce fini, il vino appare fruttato intenso sulle note di spezie e albicocca lievemente agrumato e con una bella acidità che si armonizza con i pochi zuccheri residui (3 gr/l). Assaggiamo poi lo Zweigelt 2019, vitigno nato dall’incrocio fra Franconia con S. Lorenz. Il colore è rubino intenso e al naso ricorda le spezie, l’elicriso ma anche la frutta rossa, in particolare lampone, mora e ciliegia dolce. In bocca i tannini ancora giovani si fanno sentire, ma con una presenza mai aggressiva.

Viene il momento di assaggiare il Pinot nero 2019.  Nella produzione di questo vino si evitano i rimontaggi e si dà spazio solo a follature per l’estrazione del colore. L’affinamento avviene in botti di rovere e barrique anche di secondo passaggio. Dal colore rosso rubino medio con sfumature violette, si apre con profumi fruttati  di ciliegia, fiori di mandorlo e spezie, con tabacco e caffè in sottofondo. In bocca il tannino è vivo ma non aggressivo, e l’eleganza è la caratteristica dominante di questo vino.

L’annata 2018 dello stesso vino ci offre la interpretazione più tipica del vitigno. Violetta, frutti rossi nell’aroma proseguono in bocca con note che vibrano di finezza. Un bel vino, solo all’inizio del viaggio.

Terminate le degustazioni approfittiamo della bella serata per testare una osteria della guida Slow Food presente in zona in quel di Velloi, frazione di Lagundo: Gasthof Oberlechner. Non facilissima da raggiungere, si trova a circa mille metri di altitudine e da lì si gode una vista mozzafiato sulla valle e sulla città di Merano. La cucina è tradizionale ma con rivisitazioni sorprendenti che la rendono piacevole ed interessante. Abbiamo provato il piatto di cacciagione in due portate e ne siamo rimasti molto soddisfatti. Ottimi anche i dolci e la scelta  dei vini.

Il giorno successivo ci rechiamo a Castelbello per visitare  Marinus Hof. Per prima cosa vi inerpichiamo sul lato Nord della Val Venosta, proprio sopra il castello del paesino, per vistare i vigneti di riesling e di zweigelt. Ricavati sulle pendici della montagna, sono vigneti terrazzati ma comunque riforniti di acqua dalle rogge che vengono dalla parte alta della valle, ancora oggi funzionati e che assicurano da secoli l’irrigazione di questa sponda arida della valle.  Da qui si gode una vista imponente anche sulle cime innevate che si scorgono in lontananza in direzione dell’Ortles. Le viti, costrette alla siccità e al freddo invernale, crescono più lentamente e sviluppano un ritidoma più spesso e duraturo di quello dei vigneti più a sud.

Visitiamo poi la cantina del maso, che si sviluppa nella parte  bassa della casa di abitazione di Heiner, dove fanno bella mostra di sè tini in acciaio e barriqus dedicate all’affinamento dei vini, nonché un alambicco per la produzione dei distillati.

E proprio questi sono l’oggetto della chiacchierata  finale. Partiamo con una grappa di pinot nero dagli aromi eleganti e floreali ben bilanciata in dolcezza e  alcolicità che si espande con armonia in bocca. Passiamo poi al distillato di albicocche, che viene prodotto con una varietà locale di particolare acidità e aroma, ciò che ritroviamo perfettamente concentrata nel distillato. La fragranza che sprigiona è davvero sorprendente e impossibile da dimenticare . Un ottimo prodotto che non manchiamo di portare via con noi nel viaggio di ritorno. Non prima però di aver sostato al tiepido sole autunnale nel vigneto di MarinusHof.

 

 

 

 

 

 

 

 

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