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Buon 2022 con un tè dello scorso millennio

Questa bella confezione di Pu-erh abitava in casa dal 17, comprata a Shanghai, già allora un tè ventennale.

Anno appena iniziato, positivo al coronavirus (tutto bene, i vaccini hanno fatto il loro lavoro), non avrei trovato un momento migliore per godere delle sue virtù organolettiche e magari finanche curative.

Non è la mia prima volta, ho già passato il “trauma del primo assaggio” raccontatoci da Alessandro proprio su questa rivista, ma chissà, questa mattonellona può riservare sempre qualche sopresa,  entra nel suo venticinquesimo anno.

Profumi di corteccia, bosco primaverile con già qualche cenno di vita che torna, quasi bosco costiero potrei azzardare, con note di laguna se non di alghe. Sì, non sono quei sentori ammaestrati a cui siamo ormai più avvezzi, qui a parlarci sono tempi e terre lontane. E parlano a lungo, in questo bicchiere marocchino colmato da una teiera britannica… quanto è ampia la storia del tè!

Buon anno quindi, e un invito ad Alex: ai nostri lettori mancano i tuoi articoli, ne aspettiamo di nuovi!

p.s. rassicuro chi avesse dubbi sulle mie attuali capacità olfattive… Omicron non toglie olfatto e gusto.

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