Terroir Modigliana. Un approccio geologico con Giorgio Melandri

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Passa a prendermi a Faenza, portiamo su un paio di bottiglie e intanto che saliamo a Modigliana ti racconto un po’ il territorio”.
La voce all’altro capo del telefono è quella di Giorgio Melandri, giornalista, degustatore di lunghissimo corso, ambasciatore dei vini dell’Emilia Romagna e da qualche anno produttore di vino lui stesso con il progetto Mutiliana.
Volevo capire un po’ meglio i vini della Romagna, in particolare i suoi Sangiovese, conoscere in quale territorio nascono, quali sono i terroir in gioco, le esposizioni, le vallate, e ho deciso di iniziare da Modigliana, forse la sottozona (o MGA, Menzione Geografica Aggiuntiva) al momento maggiormente sotto i riflettori. Farlo con Giorgio Melandri come cicerone è un onore e una fortuna; pochi conoscono il territorio e i vini di Romagna in modo così profondo come lui.

Da Faenza ci dirigiamo in direzione delle colline, seguendo il corso del fiume Marzeno. I primi chilometri sono di pianura, poi dolcemente il suolo inizia a incresparsi.

 

Ecco, da qui in poi inizia la prima quinta collinare, la fascia delle argille rosse. È una fascia molto ampia, di colline dal profilo levigato e caratterizzate dalla presenza di argilla dal colore rosso marcato. È un terreno benedetto per la viticoltura, qua il sangiovese cresce benissimo e dà origine a vini dotati di grande corpo e potenza. Non è facile da lavorare, l’argilla è molto tenace, qua se impasti la terra ci puoi fare le statue di terracotta, rimanerci impantanati è la norma. Ma ti ripeto, è una zona fantastica per il sangiovese”. E anche per il kiwi, che è probabilmente la coltura predominante soprattutto nei fondovalle, dove si notano numerosi appezzamenti di grosse dimensioni. Giorgio racconta che proprio il kiwi ha un ruolo economico rilevantissimo nell’agricoltura di queste zone di prima collina, finendo con il superare per estensione tutte le altre colture, sia la cerealicoltura che la vite.

Procedendo si attraversa il borgo di Marzeno, che dà il nome a una specifica sottozona delle MGA del Romagna Sangiovese DOC. La matrice è ancora argillosa, con profili collinari che si fanno più accentuati, e vini che si caratterizzano per il frutto (prugna e ciliegia) e la particolare fittezza dei tannini. In questa zona spiccano i vini di Cristina Geminiani (La Zerbina), Giacomo e Camillo Montanari (Ca’ di Sopra) e Paolo Francesconi.

Ancora alcuni chilometri e il paesaggio si evolve: il profilo delle colline si fa più ripido e in alcuni versanti l’azione erosiva delle acque crea profondi solchi nel terreno: sono le spettacolari formazioni dei calanchi. “Ecco, entriamo nella seconda fascia collinare, quella dei calanchi: se guardi bene il colore della terra dei calanchi, noterai che non è più argilla rossa. Siamo entrati nella zona delle argille grigie. A differenza della fascia delle argille rosse, caratterizzata da una generosità naturale nei confronti della vite, qua la viticoltura è molto difficile. A causa della natura dei terreni, che specialmente nella zona di Castrocaro si caratterizzano per le alte concentrazioni di sali (non a caso Castrocaro è famosa per le acque termali), basta un errore di valutazione di qualche giorno nella scelta del momento della vendemmia e i vini assumono una problematica nota amara. Vinificare in questa fascia richiede tantissima esperienza e capacità di lettura delle maturazioni e delle stagioni”. Su queste terre nascono i sangiovese paradigmatici di Elisa Mazzavillani (Marta Valpiani Winery. La foto dei calanchi qua sopra è scattata dalle sue vigne).

Le fasce geologiche da Faenza a Modigliana

Procediamo sulla Provinciale Faentina che affianca il fondovalle del Marzeno risalendo la vallata. “Questa parte della Romagna collinare è un concentrato di particolarità geologiche (cliccando su questo link si apre la carta interattiva) Se la valle del Marzeno si caratterizza per le argille nelle prime due fasce e per le marne e arenarie nella parte alta, le valli a fianco hanno altre caratteristiche: la valle successiva verso nord-ovest, quella di Brisighella, è caratterizzata dalla presenza di gesso: dal borgo di Brisighella verso nord inizia il Parco regionale della vena del Gesso, e a pochi chilometri la Saint-Gobain ha la cava di Monte Tondo, la cava di gesso più grande d’Europa. Verso sud-est invece, dalla valle di Castrocaro per intenderci, la roccia tipica è lo “spungone”, una roccia molto porosa di origine marina. Pensa quanta diversità geologica in pochi chilometri!”

Le colline intorno si fanno ancora più alte, si percepisce un ulteriore cambio del paesaggio. La valle si restringe, superiamo un ponte. “Ecco, adesso stiamo entrando nella terza fascia collinare, quella di Modigliana. Guarda il profilo delle colline; ci avviciniamo all’appennino, spariscono gli impianti dei kiwi e i campi di grano, il bosco diventa preponderante, l’agricoltura diventa sempre più frazionata, dominano i piccoli appezzamenti. E poi guarda lungo i fianchi delle colline: si vedono apparire affioramenti rocciosi. Siamo entrati nella zona delle marne-arenarie”:

Noto una vibrazione particolare nella voce di Giorgio mentre entriamo nel territorio di Modigliana, come se percepisse una particolare vibrazione ambientale. E probabilmente è così, da grandissimo conoscitore delle colline di Romagna, Melandri “sente” queste colline, vi riconosce i caratteri per lui più interessanti del vino d’alta collina, e non c’è niente da fare, riesce a trasmettere questa attrazione non solo a parole, con la sua gestualità istintiva.
Siamo al 6 dicembre; la giornata è fredda e nuvolosa, nella notte è scesa una prima spolverata di neve in Appennino, il sole fa filtrare fasci di raggi ovattati su qualche colle all’orizzonte.

Prendi qua a destra, voglio farti vedere Modigliana dall’alto”. E via di curvoni in salita su per il fianco di collina che circonda il paese a nord. Saliamo verso il Monte Corno, a 500 metri, tra boschi fitti, fino a che una svolta non lascia vedere l’intero sistema collinare. Siamo sulla dorsale che separa Modigliana da Brisighella. Un cartello indica “Azienda agricola Castelluccio”. “Vedi, là c’è Castelluccio; l’idea del vino di qualità della Romagna è nato là negli anni ’70, con Gian Vittorio e Gian Matteo Baldi. Là si producevano i Ronchi di Castelluccio, vini realizzati a partire da singoli cru (Ronco del casone, Ronco dei ciliegi, Ronco delle ginestre…) roba che allora in Romagna era fantascienza. E ancora oggi quei vini sono incredibili per finezza e longevità. La loro è stata una lezione che non è stata capita per decenni dal mondo del vino locale, solo da pochi anni, con grande ritardo vengono messi nella giusta luce i principi della zonazione e dell’attenzione estrema alla qualità”.

Mappa delle tre vallate di Modigliana

Ci giriamo a sud per osservare il sistema di vallate di Modigliana. Visto da quassù è finalmente lampante la scansione delle tre vallate (cliccare per aprire la carta) che dall’appennino scendono e confluiscono in Modigliana a formare il Marzeno: da sud verso nord: valle del Rio Ibola (pronunciato con accento sulla o, ibòla), valle del torrente Tramazzo, valle del torrente Acerreta. Più stretta e dalle quote più elevate la valle Ibola, di minor estensione la valle del Tramazzo, più ampia nel tratto iniziale quella dell’Acerreta.
Alla confluenza, la cittadina di Modigliana, storica enclave toscana in Romagna, rimasta sotto l’influenza toscana dal tardo duecento (dominio dei Conti Guidi, poi della Repubblica di Firenze e del Granducato di Toscana) fino al 1923, quando passa dalla provincia di Firenze a quella di Forlì. A ricordare la matrice toscana ci sono i ruderi del castello dei Conti Guidi su uno sperone roccioso sopra al paese.

Nota quanta differenze in pochi chilometri; col progetto Mutiliana ho voluto vinificare separatamente le uve delle tre vallate, proprio per esaltare i singoli caratteri dei diversi terroir, rendere evidente le peculiarità di ciascuna sottozona. Qua gli appezzamenti sono minuscoli, strappati al bosco e anche all’abbandono, c’è da lavorare su tanti fronti per mettere insieme le uve per i miei tre diversi sangiovese.”

Lasciamo il nostro punto d’osservazione e scendiamo in Modigliana; un vecchio cartello del Touring Club Italiano segnala l’altitudine di 185 metri sul livello del mare. La cittadina è bella da attraversare, oltre alla Rocca meritano una visita l’antico Ponte San Donato o della Signora, a schiena d’asino costruito sul Rio Tramazzo con pietre di arenaria e laterizi, e poi la splendida Tribuna, torrione semicircolare cinquecentesco che difendeva l’accesso alla Rocca.

Ma è ora di salire decisamente; imbocchiamo via Monte Forcella e ci insinuiamo nella valle dell’Ibola; la strada si arrampica in un paesaggio boscoso, l’altitudine cresce a ogni svolta. “La bòbla”, espressione onomatopeica che ricalca il rumoreggiare dell’acqua che precipita a valle testimonia il carattere di ripidità della vallata; Giorgio non smette di indicarmi boschi, castagneti, faggete: “Vedi, i faggi qua si trovano già sopra i 400 metri, mentre di norma iniziano a trovarsi agli 800 metri, questo testimonia la peculiarità climatica molto fresca di questa vallata; e poi considera quanto bosco è presente qua: il bosco è un sistema complesso, con la traspirazione attiva la circolazione di correnti umide, veri e propri fiumi aerei. In un ambiente così intatto, il bosco è un ecosistema fondamentale per la vite.”

Salendo nella valle, a livello geologico si passa da una predominanza di marne (quindi rocce da argille e calcare compattati) a una maggior presenza di arenarie. Siamo su antichissimi fondali marini emersi con il corrugamento appenninico.
Quando superiamo quota 500, lasciamo la provinciale e svoltiamo in discesa su una stradina sterrata: siamo a Villa Papiano. Per me che ci arrivo per la prima volta, la vista delle vigne appena potate che sovrastano il caseggiato della famiglia Bordini lascia di stucco. È difficile imbattersi in una vigna tenuta in una maniera così accurata, un’opera d’arte vegetale.

Giorgio Melandri è di casa qua, i suoi vini del progetto Mutiliana li vinifica quassù, dove Francesco Bordini produce alcuni dei vini più rappresentativi dell’intera Romagna, vini che stanno facendo conoscere Villa Papiano sempre di più a livello internazionale. Siamo nel posto giusto.
Francesco ci accoglie con una batteria dei suoi vini di Villa Papiano, Giorgio aggiunge le bottiglie di Mutiliana. L’assaggio può incominciare. Con noi anche Alessandro Camorani, responsabile della gestione dei vigneti di Villa Papiano (sue le potature perfette che ho appena ammirato).

I VINI BIANCHI

MUTILIANA

Ecce Draco 2020 (11,5%)
Trebbiano, chardonnay e sauvignon. In questa fase il naso si è già spogliato della frutta, sta iniziando la fase della mineralità. Con l’ossigenazione si affina e si rilassa, emerge una raffinata nota dolce di crema e di cipria.

VILLA PAPIANO

Strada Corniolo 2019
Trebbiano. Delicata nota fumé, in bocca mostra in prima battuta il lato citrico; succoso, dotato di un lungo finale sempre all’insegna di una evidente verticalità.

Tresche 2019
Sauvignon. Lieve e raffinato, emerge la foglia di pomodoro, cipria sottile. Finezza estrema, corpo affilato, splendido.

Terra! 2019
Albana. Colore più ricco rispetto ai precedenti bianchi, ha fatto una macerazione sulle bucce di sei mesi in anfora. Splendido vino, sottile, verticale, raffinato. Una declinazione interessantissima di questo vitigno, che trova nel terroir peculiare e nell’altitudine una via nuova di raffinata espressività.

Terra! 2020
Albana. Più largo del ’19, sensazioni fruttate di susina, in bocca ha un impatto più ampio e morbido dato anche dai 4 gr. di residuo zuccherino, lascito di una fermentazione complicata da alcuni arresti di fermentazione.

 

I VINI ROSSI

MUTILIANA

Acereta 2017
Sangiovese. Rubino trasparente brillante, naso vellutato, una finissima nota di cipria, ha un incedere classico, in bocca è croccante con leggerissime note di alloro e una chiusura su lieve cuoio. Vino di una grazia perfetta. Come gli altri due vini di Mutiliana, fa lunghissime macerazioni e affinamento in cemento, nessun contatto col legno.

Tramazo 2017
Sangiovese. Il colore è un rubino pieno, di maggiore intensità rispetto all’Acereta, fittissimo al naso, ha un impatto in bocca cremoso, il tannino molto presente e di grana fine. Complessità e maturità si bilanciano, odori di eucalipto, cipresso, note “blu” di roccia… Caspita.

Ibbola 2017
Sangiovese. Colore più carico, al nasi appare più corrugato, “severo”, forse più “romagnolo” per un che di indomito, una forza che gli si intuisce addosso. Viene raccolto assai più tardi rispetto agli altri, circa 20 giorni dopo, in bocca mostra la sua indole affilata di vino di montagna, è lungo nella persistenza e succoso.

Ibbola 2019
Sangiovese. Va detto subito: ha una classe immensa. Trasparente, naso di velluto, agrume e bilanciamento perfetto, sublime nel senso che va oltre al limite del varietale, siamo nell’ordine dei grandissimi vini. E il bello è che è ancora giovanissimo… Fra dieci anni sarà qualcosa di pazzesco.

 

VILLA PAPIANO

Papesse 2020 (valle Ibola)
Sangiovese. Si tratta della vigna più alta e ombreggiata di Villa Papiano con quote che vanno oltre i 500 metri, esposizione nordest-nordovest, circondata dai boschi. Rubino luminoso, nonostante sia ancora in fase giovanile, ha un tannino finissimo, acidità sottile, il suo profumo è quintessenziale, spogliato di ogni “di più”, la grazia naturale gli appartiene.

Probi 2016 (valle Ibola)
Sangiovese. Una fantastica nota d’incenso a dare il benvenuto, poi pepe, tannino impalpabile, lunghezza infinita in bocca. Quintessenza della valle Ibola. Splendido.

 

Voglio ringraziare di cuore Giorgio Melandri per la cura e la passione nello spiegare questo territorio di Modigliana, per certi aspetti ancora da scoprire, fatto da un mosaico di vallate che danno al sangiovese caratteri diversi e affascinanti: l’arancio, l’affilatezza d’altura nei vini della valle Ibola alta, la finezza dei tannini nella valle Tramazzo, la classicità dell’Acerreta. Quanto sangiovese paradigmatico, quanta grandezza in queste vallate così vicine, non solo geograficamente ma anche a livello di espressività, ai Sangiovese toscani d’altura…

Un grazie anche a Francesco Bordini, per la splendida ospitalità e per la passione contagiosa per queste vallate, che riesce a trasmettere empaticamente. Francesco testimonia in prima persona quanto sia importante ascoltare e studiare attentamente il terroir senza preconcetti. Il terroir, quando è grande, parla da solo. Siamo noi che dobbiamo avere la preparazione necessaria per ascoltarlo in silenzio.
Modigliana è terroir, nell’accezione più nobile.

Per tenere d’occhio le iniziative di valorizzazione dei produttori delle valli di Modigliana, va segnalata l’associazione Modigliana, stella dell’Appennino, che riunisce oltre a Mutliana e Villa Papiano gli altri produttori: Il Teatro, il Pratello, Torre San Martino, Lu.Va, Menta e Rosmarino, Agrintesa, Frawines-Casetta dei Frati, Fondo San Giuseppe, Castelluccio.
www.facebook.com/stellaappennino

 

Mutiliana, di Giorgio Melandri
www.mutiliana.it
giorgiomelandri65@gmail.com

Villa Papiano
Via Ibola, 24
47015 Modigliana – FC
www.villapapiano.it
info@villapapiano.it

 

Consorzio vini di Romagna e Romagna Sangiovese MGA: www.consorziovinidiromagna.it
Cartografia open source sviluppata su Umap: https://umap.openstreetmap.fr/it/

GALLERIA

 

Paolo Rossi

Paolo Rossi (p.rossi@acquabuona.it), versiliese, laureato in lettere, lavora a Milano nel campo editoriale. Nel vino e nel cibo ricerca il lato emozionale, libertario, creativo. Insegue costantemente la bottiglia perfetta, ben contento che la sua ricerca non sarà mai appagata.

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