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Il percorso ascensionale nei vini

Mia nonna – che non ho mai conosciuto, essendo scomparsa molti anni prima che io nascessi – me lo diceva sempre: “noi in famiglia siamo scordarelli, ci dimentichiamo spesso le cose.”
Fino a qualche anno fa mi sembrava un’innocua*. Oggi, a sessant’anni e passa, inizio a credere che sia vero. Chissà perché, adesso.
In famiglia ci scordiamo le cose.

Mi sono scordato quanto buoni fossero i cannelloni, perché nessuno li cucina più. Qualche mese fa li ho rimangiati e voilà, mi è tornato alla mente – e al palato – quanto sono buoni. Mi sono scordato di Nino Taranto, perché non rivedevo un suo film da troppo tempo. Qualche giorno fa ho rivisto Arrivano i dollari! e voilà, mi è tornato alla mente quanto fosse bravo.

Più gravemente, in termini vinologici, mi ero scordato della bontà del Pecorino Bianchi grilli per la testa di Torre dei Beati. Un bianco che ha la rara qualità dello scalatore.

Sono abituato a rappresentare mentalmente il tragitto dei vini al palato come una linea retta: attacco di bocca/centro bocca/finale. Un percorso che può essere a seconda dei vini veloce o lento; senza contare il caso – non così infrequente – dei liquidi immobili, senza dinamica.
Ma posso rappresentarmi un vino in un movimento ascensionale. Un rosso, per dire, parte dalle profondità delle sue fondamenta tanniche, sale a più alte note fruttate e floreali, e infine si disperde nell’aria sottile delle sfumature eteree.

Alcuni vini, pur essendo monumentali (o forse proprio perché lo sono), si inerpicano e salgono di quota con grande inerzia; penso ad esempio al Monfortino. Altri trascendono la forza di gravità e arrivano alle cime più elevate in scioltezza, quasi galleggiando. Accade al magico La Tâche, ovviamente, a un buon Chambolle Les Amoureuses, a una buona Malvasia di Bosa Columbu, e a non molti altri campioni irraggiungibili (soprattutto come prezzo).

Il Pecorino Bianchi grilli per la testa dell’edizione 2013 è oggi uno dei pochi bianchi italici a saper scalare il palato con la sicurezza di un free-climber esperto. La base aromatica è un timbro di evoluzione caldo ed espanso, un po’ appiattito sul fondo del palato. Ma da lì, dal punto di attacco della scalata, il vino sale con velocità sorprendente fino alla luminosa freschezza acido/salina delle sensazioni gustative conclusive.
Un bel conseguimento, e – nemmeno tanto a margine – l’ennesima dimostrazione che è saggio attendere qualche anno prima di stappare i migliori bianchi.

* un’innocua e basta, la frase finisce lì

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