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Vinitaly 2022: la nuova forma della fiera veronese, seconda parte

Il secondo giorno avevamo in programma  nella mattinata una degustazione di Castelli di Jesi Verdicchio, la nuova denominazione delle Marche di cui abbiamo parlato qui, ma prima di andare alla degustazione,  essendo arrivati presto, approfittiamo di questa circostanza per un assaggio della nuova annata del  Barolo Bricco delle Viole 2018  di G.D Vajra il cui stand data l’ora è ancora poco affollato. Il colore rosso rubino scarico e il profumo intenso di fiori e frutti con una lieve nota balsamica  marcano la linea evolutiva di questo vino che esprime l’eleganza e lo spessore dello stile della famiglia Vaira.  Vino dalle ampie possibilità di invecchiamento oggi è fresco e scattante con tannini vivi e presenti che fanno presagire una sicura evoluzione positiva.

Terminata la  interessante ed istruttiva degustazione  abbiamo incontrato l’azienda Livon, in compagnia di Renato Zucchini.  Livon ha da tempo esteso le sue proprietà oltre la regione di origine, il Friuli. Infatti è proprietaria anche di Borgo Salcetino a Radda in Chianti, in Toscana, e di Colsanto  a Bevagna, in Umbria, nella Docg Montefalco. Abbiamo quindi una grande possibilità di assaggio nella articolata produzione della casa. Noi ci concentriamo su alcune perle enoiche proposte dall’azienda. In particolare  il Friulano Manditocai annata 2020 ci ha donato sensazioni stimolanti con il suo aroma di strudel, foglia di pesco, lieve noce moscata. Ampia bocca con finale sapido e mandorlato molto tipico.  Altro interessante rimarchevole vino assaggiato è il Braide Alte annata 2007 che nasce dai vigneti di Ruttars nel Collio e le uve fermentano ed evolvono in barrique. L’uvaggio è paritario tra vitigni internazionali e vitigni autoctoni vedendo in associazione l0 chardonnay, il sauvignon, il picolit ed il moscato giallo.  I 14 anni del vino hanno amalgamato fino alla completa fusione gli aromi del vitigno e quelli del legno per dare una ampiezza di profumi ed una profondità di sensazioni gustative che rendono la degustazione una vera scoperta aromatica: dalle sensazioni idrocarburiche alle note speziate, il panorama olfattivo spazia fino al miele di erica e al melone candito. In bocca ampio e sapido conserva comunque una freschezza ammirevole. Veronelli lo avrebbe definito un vino da meditazione.

A Vinitaly possiamo passare dal Friuli alla Sicilia in pochi metri così ci dirigiamo verso l‘Azienda De Gregorio che ha sede in quel di Sciacca in provincia di Agrigento. Azienda nata intorno ad una Torre di avvistamento araba del 1400 e poi trasformata in cantina nel ‘700 oggi racchiude la volontà e la passione di Maruzza e Ascanio e i loro figli di rinnovare la tradizione enologica del luogo. Il primo vino degustato è un grillo 2021 il Rahana Doc Sicilia 2019. Colore giallo tenue con riflessi dorati, al naso porta con se gli aromi mediterranei ma anche  note di pompelmo. L’altro vino iconico dell’azienda è l’Haris Doc Sicilia, nero d’Avola in purezza.  Un vino che dopo la fermentazione riposa in parte in barrique e in parte in acciaio per raggiungere  un equilibrio olfattivo dopo 12 mesi di affinamento in bottiglia. Di un colore rosso rubino intenso, al naso i chiari sentori di frutti rossi (ciliegia e mora soprattutto) si fondono con note speziate e tostate. In bocca ampia e intensa è segnata da un tannino presente ma non invadente che accompagna un finale fresco.  Ultimo ma non meno importante, un passaggio in Toscana presso lo stand della Vernaccia di San Gimignano con la conferma della qualità dei vini dell’Azienda San Quirico: la Vernaccia di San Gimignano 2021 è fruttata, sapida fresca e bevibile come poche volte mi è capitato di assaggiare. Una prova di longevità e stile è fornita dalla Vernaccia di San Gimignano Isabella 2018 di Isabella Vecchione: le note speziate e balsamiche all’olfatto si espandono in bocca con una fresca sapidità e un finale canforato.

Si conclude così la nostra due giorni al nuovo corso del Vinitaly che ci spingono ad alcune considerazioni immediate. Sicuramente la riduzione degli accessi e la chiusura al pubblico per buona parte della manifestazione, insieme all’aumento dei prezzi dei biglietti, hanno imposto un diverso ritmo alla manifestazione e forse anche una sproporzione tra gli spazi occupati e le persone  presenti. Dall’altro lato sicuramente la qualità dei partecipanti è aumentata e si notavano molti meno ” buontemponi” all’uscita serale a fina giornata. Il vero dilemma è se questo cambiamento abbia portato miglioramenti per i produttori o si è rivelata una scelta controproducente. La prossima edizione ci svelerà le risposte degli operatori con il numero di adesioni che verranno raccolte.

 

 

 

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