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Diari chiantigiani – Pomona e Istine. Chianti, donne e…..

POMONA

La dimensione è artigianale, l’entusiasmo palpabile. Ricordo la mia prima volta a Pomona, appartato luogo di passo sulla storica Chiantigiana, che per il Chianti è una sorta di Highway 66 di dylaniana memoria. Al tempo fu il Chianti Classico Riserva 2009 a scuoterci dal torpore, così andai a conoscere Monica Raspi e la sua gentilezza. Da pochissimo, non senza patemi, aveva preso in mano le redini dell’azienda agricola di famiglia, e aveva lasciato la sua precedente vita professionale. In realtà ci andai anche per vedere dov’era Pomona, affascinato dal fatto che portasse lo stesso identico nome del paese natale di Tom Waits.

Ecco, oggi casomai quell’entusiasmo, e quel brillio negli occhi blu, sono aumentati. Grazie ai suggerimenti di Ruggero Mazzilli, “l’uomo che parla alle viti”, è uscita fuori dalla cantina, luogo prediletto in cui amava rintanarsi, e fors’anche nascondersi, per andare incontro ai vigneti, per interagire, per comprenderli meglio. La svolta biologica è stato uno spartiacque, per i gesti e le consapevolezze.

Monica ne applica rigorosamente i dettami nei suoi tre corpi di vigna: il primo fronte cantina, a Pomona, ed è il vigneto più vecchio (1998); insiste su suoli argilloso-calcarei ed è circondato dal bosco. Dalle sue uve nasce il Chianti Classico Riserva, dalle sue uve hai freschezza e spessore gustativo. Poco più avanti c’è Sant’Ilario, e lì c’è l’altra vigna, su suoli marnosi, e poco più avanti ancora la giovane vigna del Termine, dove il terreno si apparenta con quelli di Castelnuovo Berardenga, facendosi più sabbioso e tufaceo.

I vini di Pomona conoscono bene il significato della parola SAPORE. Restano figli legittimi di Castellina in Chianti, hanno esplicitezza di frutto e morbidezza tattile nel loro Dna, ma quella profondità “boschiva” dall’ascendente balsamico è una dote solo loro, e sembra l’abbiano come risucchiata dagli umori dei boschi attorno. I vini di Pomona sono molto buoni, richiamano schiettezza e te la danno.

A guidarli c’è un Chianti Classico Riserva, in grado sovente di indicare la strada. La versione 2018 è un conseguimento felice, unisce l’alito balsamico a un disegno elegante, dal tatto levigato, muovendosi su rotte di eleganza, e muovendosi bene.

Il Chianti Classico annata invece è una certezza, a metà strada fra veracità e candore, e quando un Chianti è così, a tavola può fare sfraceli. Da qualche stagione Monica produce anche un Trebbiano di franca schiettezza, Pomonica, che nella versione 2021 ha acquisito nitore e disciplina, guadagnando in rispetto.

All’interno della proposta poi ci sono due vini speciali, confluiti nella linea Piero, due gagliarde versioni di Sangiovese ad alto tasso di bevibilità, una delle quali prodotta peraltro in bottigliozza da 1 litro. Sposano versatilità e condivisione democratica del prezzo (pensato per essere amorevole), e rappresentano un’intima dedica a un affetto prematuramente perduto.

Monica mi ha raccontato che Piero era una persona gioiosa. E i vini, guarda un po’, in piena corrispondenza euritmica, sono gioiosi pur’essi.

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Pomona – Strada Chiantigiana 222 – Loc. Pomona –  Castellina in Chianti (SI) – www.fattoriapomona.it

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ISTINE

Se cerchi determinazione, lei ce l’ha; se cerchi sensibilità interpretativa, pure. E spirito di “comunanza”, e umiltà. In soli dieci anni di vendemmie consapevoli, Angela Fronti, raddese e chiantigiana, è diventata un piccolo caso. I suoi Chianti Classico nobilitano il sangiovese dei luoghi con tocco aggraziato: sfaccettati, suggestivi, racchiudono in sé naturalezza espressiva e nitore.

Non li confondi, e sanno esaltare le caratteristiche dei siti di provenienza (Istine, Casanova dell’Aia, Cavarchione, Le Noci, Tibuca) con disinvolta capacità di dettaglio. Come se non bastasse, il suo Rosato non scherza, il suo Bianco (da uve trebbiano e malvasia bianca) ha una ruspantezza amica, e il suo Vermouth (sì, Vermouth) una delicatezza pericolosamente sensuale.

Il patrimonio vitato è composito e stimolante, si va dalla vecchia vigna di famiglia di Casanova dell’Aia, alle porte di Radda – 4,5 ettari progressivamente reimpiantati, ad altitudini significative, su suoli di galestro e alberese con inserti argillosi – alla Vigna Cavarchione di Gaiole in Chianti, nei pressi del borgo di Vertine – sei ettari esposti a sud est su suoli di galestro e alberese ricchi di scheletro – e infine ai cinque ettari della Vigna Istine, sempre nel comune di Radda ma quasi al confine con il comune di Castellina in Chianti, situata in un contesto ambientale di selvatica bellezza disposto a oltre 500 metri di altitudine, con esposizioni che intercettano il nord, pendenze mirabolanti e suoli sassosissimi di alberese, galestri e calciti.

Ah, e in gestazione ci sono una nuova vigna a Mezza Piaggia, nella sottozona Vagliagli, e un micro-appezzamento a Lamole,che potrebbe partorire incanto.

Nel frattempo, il Chianti Classico Vigna Istine 2020 veleggia dalle parti dell’iperspazio.

 

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Istine – Loc. Istine – Radda in Chianti (SI) – www.istine.it

One Comment

  • Monica Raspi ha detto:

    Fernando, grazie delle tue parole. La tua visita, come sempre, è raccontata con garbo e sapiente scelta dei termini. Inoltre sei un ottimo compagno di bevute. Alla prossima!

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