Diari di Montalcino/2. Patrizia Cencioni, Il Palazzone, Baricci

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PATRIZIA CENCIONI

Se c’è una donna che si è fatta da sé, a Montalcino (ma anche più in là), questa è Patrizia Cencioni. A rimboccarsi le maniche ha imparato da ragazza, quando a soli 20 anni decise di imbarcarsi nel mestiere di vignaiola. Prima di tutto, per rendere onore a un grande affetto prematuramente scomparso, e poi anche perché, per una genìa familiare così attaccata alla terra come quella dei Cencioni, distaccarsene proprio non lo so.

Piuttosto riluttante alle luci della ribalta e al circo mediatico che spesso e volentieri ammorba il mondo del vino, per lunghi anni Patrizia ha preferito il trattore alle pubbliche relazioni. Però, nel parlare del suo lavoro, ti fa capire quanto ci tenga e quanto lo ami.

Sono passati molti anni dalla mia ultima volta qui, al podere Capanna, proprio sotto il Matrichese, e di cose ne son cambiate. Non certo lo spirito, non certo la sensibilità di donna e viticultrice, e neppure quella amorevole timidezza che nasconde pragmatismo da un lato, idealità dall’altro.

E’ cresciuta semmai la sua sicurezza, quella sì, e con la sicurezza la sensazione di aver costruito qualcosa di bello, per la terra e per la sua famiglia. Oggi ha uno sguardo sereno, Patrizia, che tradisce la gioia di avere accanto a sé, nell’ambaradan, le figlie Annalisa e Arianna.

Io son tornato qui grazie ai vini. Non che nella sua storia Patrizia non abbia fatto nascere cose importanti, sotto l’egida di uno stile calibratamente moderno, però la cifra assunta nelle ultimissime stagioni fa drizzare le papille anche a chi le papille non le ha.

Un traghettamento verso l’eleganza, e la trasparenza espressiva, con un disegno che finalmente respira a pieni polmoni, e che per questo sa farsi coinvolgente.

A fondamento di questa evidenza ci stanno delle ragioni, ragioni che hanno coinvolto -e stanno coinvolgendo- aggiustamenti di tiro e investimenti. Ma l’accresciuta sensibilità interpretativa è un dato di fatto.

Ah, stavo pensando che proprio qui prese spunto uno dei miei primi articoli su Montalcino, 20 anni fa o giù di lì. Si intitolava “Di forma e sostanza“, e lo dedicai proprio a Patrizia.

L’ho riletto oggi, e lì per lì mi ha fatto l’effetto che fosse stato scritto da un innamorato. Conteneva quelle ingenuità evocative che sole attengono a una sincera infatuazione. Vabbé, comunque, anche se fosse, i primi amori non si scordan mai.

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Patrizia Cencioni – Podre Capanna – Montalcino (SI) – www.patriziacencioni.com

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IL PALAZZONE

Il Palazzone è una realtà defilata che più defilata non si può. Non tanto geograficamente, quanto nei modi. E pure per via di una produzione enoica non così agevolmente rintracciabile in Italia. Quantomeno fino a ieri. Perché da oggi, probabilmente, non sarà più così. Una cosa è certa però, al Palazzone si compiono miracoli, ed io, nella mia inconsapevole misconoscenza, mi ero perso qualche cosa.

La vigna che sta a Le Due Porte nasce dai boschi e dentro ai boschi; alta altissima a 540 metri, insiste su suoli in pietraforte di arenaria. Il bello è che in quel posto lì ti puoi permettere il lusso di salire ancora; e così sarà, con le nuove barbatelle di sangiovese piantate a 600 metri.

Sì, ci troviamo proprio alle porte di Montalcino, al vertice apicale del colle, dove lo sguardo abbraccia una vastità di natura incorrotta color verde smeraldo. La vigna è piccola, poco più di un ettaro, ma antropologicamente portata per far nascere un cru.

Il Brunello di Montalcino Le Due Porte 2016, tanto per dire, scuote i sensi di una emozione pura, unendo leggiadria e peso strutturale in un tutt’uno. Resta come sospeso in aria, fluttua, si libra, senza nessuna fretta di ritornare giù.

E il Brunello di Montalcino ’17, che accoglie anche le uve provenienti dagli altri vigneti (maturi d’età) che stanno a Castelnuovo dell’Abate, in barba all’annata insidiosa ti spiega fin dove possa spingersi il concetto di delicatezza. Grazie ad una trama scioltissima, e a quel sottotraccia minerale che lo fa brillare come un incantesimo di cristallo.

In totale sono 5 ettari, il taglio stilistico è assolutamente sartoriale e assolutamente classico, mentre il Palazzone è passato di mano da poco. Ad accogliermi c’erano tre donne. Kirsten Kern, la nuova proprietaria, sta svolgendo un corso di specializzazione in viticoltura ed enologia presso l’Università di Davis, e ha la passione nel cuore. Per adesso, assieme al marito Peter, si divide fra il Wyoming e Montalcino, e ha affidato ad un team già rodato la gestione: Paola Martino in cantina, Marco Sassetti in campagna, Tullia Battaglia, new entry, alla direzione, dopo che la veterana Laura Gray, trascorsi vent’anni al Palazzone, ha deciso di andarsene in pace. E c’è Maurizio Castelli che aleggia, in qualità di consulente (storico).

Da qui in avanti, per quanto mi riguarda, Il Palazzone c’é.

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Il Palazzone – Località Le Due Porte – Montalcino (SI) – www.ilpalazzone.com

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BARICCI

Tu puoi anche girare il mondo, ma poi invariabilmente devi ritornare qui. E’ una questione di equilibri, di necessità interiori. E’ quando senti che sia arrivato il momento di sistemare le cose al loro posto, dopo tanta confusione. Per ridargli il giusto peso, ecco. Proprio qui, dove per approdo hai l’umiltà.

Il grande Nello Baricci li guarda tutti da lassù, e sono certo che squadri ancora con attenzione da apprendista i suoi vigneti di Montòsoli, pure quello nuovo che sta nascendo, su suoli lunari che al sole implacabile di luglio riflettono come gemme il bagliore del quarzo.

Alle vigne ci pensa la figlia Graziella, indomabile motore aziendale. I vini invece, sotto le cure del figlio di Graziella, Federico Buffi, riflettono gesti antichi secondo l’ortodossia stilistica dei luoghi, e trasudano autenticità, assumendo il passo aristocratico che attiene soltanto a chi possiede il portamento.

Poi c’è Pietro, marito di Graziella e padre di Federico. E Pietro, beh, se non ci fosse ci sarebbe da inventarlo. Lui tiene la barca pari, e il timoniere lo sa fare bene, e anche – come dice lui – l’amministratore di scartoffie. Mancava Francesco, l’altro figlio, la voce prettamente commerciale, di ritorno prossimamente dalla lunga trasferta americana.

A casa Baricci tutto profuma di vero. Ma se la tradizione respira e batte un colpo, Federico, dietro le pelli dei tamburi, con la sua band va riscoprendo le radici elettriche del rock&roll, fra Jerry Lee Lewis e Chuck Berry. E che Pietro, in gioventù, fosse stato il batterista di un gruppo che faceva da spalla ai Dik Dik e ai Pooh, suonando i Creedence Clearwater Revival, lo avreste detto mai?

Che nei Baricci battesse un cuore rock, chissaperché, me lo aspettavo, ma quando Pietro ha accennato canticchiando “Have you ever seen the rain“, mi sono emozionato e non l’ho dato a vedere.

E’ stato bello tornare qui.

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Baricci – Loc. Colomabio di Montòsoli – Montalcino (SI) – www.baricci.com

FERNANDO PARDINI

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