Digita una parola o una frase e premi Invio

Universo Verdicchio. Selezione Jesi e Matelica, fra grandi classici e grandi emergenti

Che il mondo del Verdicchio marchigiano sia in fermento è cosa certa. La qualità diffusa –oggi più che un tempo- si è fatta evidenza, e fa il paio con l’accresciuta consapevolezza tecnica, o meglio ancora con l’accresciuta sensibilità interpretativa, a cui sta apportando linfa nuova una giovane generazione di vignaioli & custodi intellettualmente curiosa, libera da preconcetti e pure sensibile ai temi della sostenibilità ambientale. E il tutto si rafforza nella certezza di poter sfruttare un patrimonio vitato che annovera spesso e volentieri vecchi impianti, o impianti comunque maturi, e una molteplicità di territori che altri non è se non molteplicità di voci.

Da consumatore, prima ancora che da degustatore, non posso quindi che gioire di fronte alla circostanza di rintracciare tanti buoni vini a prezzi così competitivi (salvo qualche caso, più o meno giustificato), e anche per tal motivo non riesco a capacitarmi di una sensazione ancor oggi prevalente, che vorrei tanto fosse errata, e cioé di come una realtà così stimolante non trovi una diffusione adeguata nel nostro paese, esclusa ovviamente la regione di origine e fatti salvi alcuni “nomi-civetta” di comprovata forza commerciale. Data la sostanza e dati i prezzi, proprio non me lo spiego.

Alla base di questo gap, suppongo, contribuiscono ragioni pregresse e non, antefatti e sviluppi storici, e d’altronde la fiorente costa marchigiana mi immagino continui a risucchiare da par suo buona parte della produzione enoica locale. Fatto sta che la proverbiale nobiltà del Verdicchio jesino e matelicese mi pare non venga ancora doverosamente gratificata da una auspicata, diffusa presenza nelle carte dei ristoranti e delle enoteche di oltreregione, restando ben aldisotto delle performance ottenute da altre zone a vocazione bianchista come l’Alto Adige, per esempio. Vini troppo “dialettici” e non da pronta beva? Poco ruffiani e concilianti? Adatti a palati particolarmente esperti? Vattelappesca.

Figli che siano di un’enologia più che attenta (a volte fin troppo chirurgica?) o di un canovaccio stilistico meno interventista, sono vini in cui identità varietale & territoriale, qualità del disegno, versatilità e potenziale evolutivo concretizzano un panorama di invidiabile valore.

Li ho riuniti per ambiti di denominazione, ossia Castelli di Jesi e Matelica, e all’interno di ciascuno di essi sistemati per ordine alfabetico, con le predilezioni e i bemolle da cogliersi a seconda delle parole, ma anche dei silenzi. Ho aggiunto poi il prezzo medio in enoteca, per amor di dettaglio.

Tanta roba, per le cantine degli appassionati.

___§___

CASTELLI DI JESI

ALBAMOCCO – Poggio San Marcello (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Sciocchina 2020 (€ 20)

Prime vendemmie di sempre, e primi conseguimenti, per la cantina dei giovani Filippo Russotto e Alessandra Venturi. In questo caso l’allure intensamente profumata tradisce un debole verso le basse temperature in fase pre-fermentativa; per il resto ci accoglie un sorso confortevole, ordinato, ben disegnato, senza particolari picchi di profondità.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Metodo Classico Fhil 2021

Manca il gioco dei lieviti, a conferirgli piena complessità, ma è uno Charmat (lungo) incisivo e saporito, che rimanda a fragranze fruttate di chiara desinenza varietale, e che per tale ragione, al di là della tagliente perentorietà della carbonica, non si abbandona a facili cliché, distinguendosi per schiettezza e sincerità.

ANDREA FELICI – Apiro (MC)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Vigna Il Cantico della Figura 2019 (€ 60)

La vocazione montanara dell’enclave di Apiro si riflette in un vino puro ed elegante, disegnato in filigrana, che possiede un “tocco” e un sentimento che non scordi. Sfumato e dettagliato, dissimula peso strutturale e glicerina grazie alla leggiadria, sciorinando una notevole progressione gustativa e acquisendo nel contempo le fattezze del vino d’autore.

BRUNORI – Jesi (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore San Nicolò 2021 (€ 11)

Da un nome storico della denominazione, la solita proverbiale concretezza. Puro e “aniciato”, ineccepibile e didattico, San Nicolò ’21 non fa una grinza quanto a rigore tipologico e qualità del disegno, anche se non fonda la sua avvenenza su una speciale complessità.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Le Gemme 2021 (€ 9)

E’ ampio, “scioglievole”, sapido e mentolato, ha un bel carattere, un prezzo davvero amorevole e una naturalezza che conquista.

CA’ LIPTRA – Cupramontana (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Kipra 2020 (€ 14)

Dalle argille gessose della parte bassa del cru San Michele, presenta un incipit aromatico che richiama la frutta matura, con riverberi quasi dolci, per poi acquisire una postura più consona e meno ruspante al palato, dove una ritrovata sobrietà di passo convive armoniosamente con la cornice salina.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva 21 San Michele 2019 (€ 20)

Ribadisce l’impostazione un po’ scapigliata ai profumi, che ci raccontano di schiettezza e spontaneità; al gusto di contro è asciutto, tonico, slanciato e profondamente minerale. Dialettico, questo è, e quindi stimolante.

CAMPANELLI – Monte Roberto (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Palombare 2021  (€ 15)

Primo vino e prima annata di sempre per Francesco Campanelli, le cui uve provengono da una vigna trentenne di Sasso di Serra San Quirico, su suoli calcarei di argille e sabbie. Tonico, robusto, “pietroso”, impettito, ha un carattere austero ma il timbro “verdicchiesco” è leggibile, e il sorso riesce a trasmettere fin da subito sincerità.

CASALFARNETO – Serra de’ Conti (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Grancasale 2020  (€ 14)

Rigoroso, flemmatico, teso, equilibrato, succoso: un Verdicchio ineccepibile, dal futuro assicurato.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Crisio 2019  (€ 20)

Decisamente boisé, esprime le sue ragioni con intensità anche se la confezione prevale sul garbo, traghettando il vino su rotte “internescional” non così originali.

COL DI CORTE – Montecarotto (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Vigneto di Tobia 2020 (€ 16)

Viti dai 35 ai 50 anni di età e, da 10 anni a questa parte, una passione fattasi mestiere per i tre soci di Col di Corte. Qui la naturalezza espressiva si esalta in una trama rilassata, carnosa, saporita, dove la pienezza del sorso si stempera in una raffinata diffusività.

Sant’Ansovino 2019 (€ 25)

E’ severo, terragno, ammandorlato, un po’ duro (anche per via di una acidità fremente). I sentori di lievito tendono a comprimerne le potenzialità aromatiche, ma il tempo potrebbe giocare a suo favore. (Verdicchio macerato 3 giorni sulle bucce, senza solfiti aggiunti)

EDOARDO DOTTORI – Maiolati Spontini (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Collebianco 2021 (€ 13)

Un’altra giovane realtà con un patrimonio a vite di circa 5 ettari e una sensibilità di interprete già adulta. Collebianco ’21 è trascinato da una acidità citrina che ben ne bilancia la vena glicerica: è agile, salato, e si beve proprio di gusto.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Kochlos 2020 (€ 17)

Più struttura, rispetto a Collebianco, e una saldezza dalle risonanze austere in un sorso contrastato, tonico, ancora parzialmente da sciogliersi, sostenuto da una acidità infiltrante e agrumata. Chiede tempo ma è concreto, caratteriale, futuribile.

FATTORIA NANNI’ – Apiro (MC)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Arsicci 2021 (€ 11)

Nonostante i pochi anni dalla nascita, la cantina di Roberto Cantori si dimostra già capace di acuti. Grazie alle vecchie vigne, probabilmente, e grazie sicuramente a un terroir speciale, che è sì jesino, se stai alla denominazione, ma quasi quasi più matelicese se stai alla sostanza.

Bel timbro “mineraloide” qui, per un vino molto naturale nello sviluppo, energico e flessuoso al contempo, brillante, profilato, saporito, di decisa trazione sapida. Prezzo che è un bijou.

FRATELLI BUCCI – Ostra Vetere (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Villa Bucci 2021  (€ 18)

Sconta forse l’eccessiva gioventù ma non apparenta la naturalezza espressiva (e la profondità) del celebre Riserva, giocando su toni più concilianti, dove la perizia formale tende a sopravanzare il carattere. L’eloquio appare un po’ impastato, il frutto assume risvolti di resine boschive, la bevuta è piacevole.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Villa Bucci Riserva 2018 (€ 44)

Bella purezza qui, con un pizzico di morbidezza (gradevole) in avanscoperta, ma grande forza motrice, una forza tutta interiorizzata, che contempla e accoglie sobrietà e misura. Pregevole autorevolezza di passo, cristallina fragranza, autenticità.

LA STAFFA  – Staffolo (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore La Staffa 2021  (€ 12)

Un raro conseguimento. Perché tratteggiato in bello stile, profilatissimo, elettrico, contrastato, scattante, affusolato e salmastroso, instradato da una acidità portante.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Riserva Rincrocca 2019  (€ 26)

Da una vigna del 1972, è un passo cadenzato ad annunciare questo vino ricco, succoso, dal temperamento austero screziato da rivoli più maturi nel frutto, e che spinge più in ampiezza che in profondità. Ma il potenziale resta comunque interessante.

MAROTTI CAMPI – Morro d’Alba (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Salmariano 2019 (€ 15)

Governato dalla perizia tecnica, si avvantaggia di una confezione smaliziata, con la accortezza di non strafare lasciando agio alla piacevolezza. L’acidità è un po’ tagliente, ma il vino resta amichevolmente succoso.

PIEVALTA – Maiolati Spontini (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Dominé Chiesa del Pozzo 2020 (€ 13)

Introspettivo, terragno, concreto, dal coté ammandorlato, concede poco allo “spettacolo” ma è robusto, coeso, preparato al futuro, solo momentaneamente remissivo.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva San Paolo 2019 (€ 22)

Quasi nordico per portamento e filigrana tattile, ha profumi soffusi e trama affilata, dalla timbrica sapido-minerale. E’ infiltrante, sussurrato, di sottotraccia e sfumature lievi. Molto intrigante.

PODERI MATTIOLI – Serra de’ Conti (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Ylice 2020  (€ 15)

Un nome su cui puntare, questa piccola realtà guidata dai fratelli Giordano e Giacomo Mattioli. Per la qualità della proposta, che si muove sui binari della finezza, e per la profondità percepita, fatta di felici chiaroscuro. Ylice 2020 fonda la sua espressione su toni soffusi: è infiltrante, dinamico, stilizzato, realmente evocativo nei suoi non detto.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Lauro 2019 (€ 25)

Qui grinta e profondità, e un temperamento austero, minerale, che trova adeguato respiro nella coloritura salina che ne allunga le trame. Un caso calzante di quando la struttura non lede la dinamica.

SPARAPANI-FRATI BIANCHI – Cupramontana (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Salerna 2021 (€ 12)

Molto affilato, nitido, essenziale (nel senso di essenza), mi piace il suo librarsi e mi piace la salinità, ciò che suggerisce quote altimetriche non banali.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Il Priore 2020 (€ 15)

Indiscutibilmente Verdicchio, indiscutibilmente buono. Frutta, agrume, anice, tensione, ritmo, struttura, nitidezza…. Un vino completo & compiuto, da traguardarsi anche in prospettiva.

UMANI RONCHI – Osimo (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Riserva Plenio 2020 (€ 22)

Una cantina che non abbisogna certo di presentazioni, fatto salvo che questo Plenio abbina definizione e rispetto varietale con apprezzabile misura. Di lui mi piacciono la modulazione nei toni, il garbo espositivo, la diffusione disinvolta. E il profilo autentico senza pruriti dimostrativi.

VIGNAMATO – San Paolo di Jesi (AN)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Versiano 2021 (€ 12)

Non manca di schiettezza, è pastoso, fruttato, diretto, con una attitudine da centrocampista più che da finalizzatore; l’impasto è caldo nei sapori, ma di buon conforto varietale.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Ambrosia 2019 (€ 20)

Ricavato da una vigna cinquantenne, i sentori di resine ci parlano di evoluzione, l’avvolgente cremosità di una fisionomia di Verdicchio vagamente apolide ma di buon spessore gustativo.

___§___

MATELICA

BISCI  – Matelica (MC)

Verdicchio di Matelica Vigneto Fogliano 2019 (€ 22)

A proposito di classici matelicesi nati e cresciuti per evolvere nel tempo, il nuovo Fogliano ha un frutto cristallino ed è levigato, balsamico, penetrante, incisivo, con la polpa ben intrisa di sale. Molto buono, da qui al futuro.

BORGO PAGLIANETTO – Matelica (MC)

Verdicchio di Matelica Terravignata 2021 (€ 10)

Non solo una nitida trasposizione in chiave varietale, ma anche territoriale, stante il profilo brillantemente disadorno. Non sconta una profondità particolare, quello no, ma è preciso, netto, sul filone fresco-balsamico-aniciato.

Verdicchio di Matelica Vertis 2020 (€ 20)

Deve ancora acquisire piena disinvoltura nella articolazione, ma è energico, teso, profilato, e ha un buon sale in corpo.

CANTINE BELISARIO – Matelica (MC)

Verdicchio di Matelica del Cerro 2021 (€ 11)

Nitido, preciso, proporzionato, tipico, con qualche contrazione legata alla estrema gioventù. Didattico, quello sì.

CAVALIERI – Matelica (MC)

Verdicchio di Matelica Gegé 2019 (€ 14)

Dialettico se ce n’è uno, è profumato, anzi intensamente profumato, scartando di lato rispetto alla tipica sobrietà matelicese e “verdicchiesca”, mentre in bocca accoglie desinenze dolci, un tratto morbido e una veracità di fondo che chiama schiettezza, più che eleganza.

COLLESTEFANO  – Castelraimondo (MC)

Verdicchio di Matelica 2021 (€ 10)

Tirato in molti più flaconi rispetto agli esordi, il Matelica di Fabio Marchionni non tradisce la sua proverbiale droiture. Affusolato e salino, quasi archetipico per la tipologia, si avvantaggia di un gentile corredo floreal agrumato e di una trama coerente, agile e succosa, finto-semplice per antonomasia. Prezzo golosissimo.

TENUTA GRIMALDI – Matelica (MC)

Verdicchio di Matelica Tenuta Grimaldi 2021 (€ 15)

Una delle sorprese più liete di questa tornata di assaggi proviene da Matelica, da un costone di marna posto a 500 metri di quota. E’ sapido, affusolato, verticale, dal delicato commento di erbe di montagna, mentuccia e fiori bianchi. Davvero slanciato.

Verdicchio di Matelica Tenuta Grimaldi 2020 (€ 15)

I profumi hanno acquisito un quid di profondità in più grazie all’evoluzione e al tempo, pur muovendosi su toni sobri e su un certo grado di introspezione. In bocca ingrana la marcia della scorrevolezza, agevolata da una corrente sapida infiltrante.

___§___

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *