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I “cinque moschettieri” di Orvieto. Insieme Oltre le Radici della Vite

Buone notizie da Orvieto, che oltre ad essere un incantevole borgo umbro con un duomo di spettacolare bellezza, è sede di un territorio di antica vocazione vitivinicola, anche se purtroppo caduto nel limbo di una scarsa riconoscibilità. E così un gruppo di amici, a capo di cinque delle realtà più rappresentative del territorio, ha deciso di rompere gli indugi e ha creato cinque anni fa una rete d’impresa chiamata Oltre le Radici della Vite perché non si sono voluti rassegnare al fatto che un territorio in cui credono molto, e che è stato fra i primi ad essere associato al concetto di vini di qualità, oggi veda l’80% della produzione imbottigliata fuori dall’Umbria (si parla di dodici milioni di bottiglie), con il soggetto più grande situato in Piemonte. E vogliono far conoscere quali sono i veri caratteri dei loro vini e cosa può esprimere la loro terra, una volta per tutte, per poi poter giudicare ed eventualmente apprezzare.

Quando in Italia si iniziò a parlare e a codificare il concetto di vini di qualità, negli anni ’30 del secolo scorso, fu Giorgio Garavini che nel 1933 pubblicò una “Delimitazione della zona di produzione del vino tipico di Orvieto” definendo anche le uve più indicate da coltivare, e su di essa poi nel 1971 si basò la codifica della denominazione di origine controllata. I terreni di Orvieto hanno due componenti distinte: quella sedimentario-argillosa delle zone più basse, e quella dei terreni più alti, tufacea di origine vulcanica; i vitigni che secondo i cinque produttori vanno valorizzati sono quelli autoctoni, dal grechetto al procanico, e poi la malvasia, il verdello e il drupeggio che danno origine a vini (spesso, ma non sempre) non impattanti dal punto di vista aromatico ma di grande vitalità ed energia, e per questo conquistano, soprattutto quando accompagnano la cucina.

Le etichette scelte per rappresentare i “cinque moschettieri” sono l’Orvieto Classico Superiore di Madonna del Latte, da uve grechetto, procanico, verdello e drupeggio su terreni sabbiosi-tufacei di origine vulcanica; l’Orvieto Classico Superiore Ca’ Viti di Enrico Neri, 50% procanico, 40% grechetto, 10% fra malvasia, drupeggio e verdello su terreni argillosi; l’Orvieto Classico Superiore Lunato de Le Velette, tratto dai vigneti più vecchi e meno produttivi, 20% procanico, 40% grechetto, 20% malvasia, drupeggio 5% e verdello 15%; l’Orvieto Classico Tragugnano di Sergio Mottura che ha invece una prevalenza di grechetto (50%) sul procanico (40%) e un saldo di sauvignon su terreni argillosi;  l’Orvieto Classico Superiore Terre Vineate di Palazzone, 40% procanico, 30% grechetto, 10% 20% fra malvasia, drupeggio e verdello, su terreni argillosi. Ecco, dunque, le note di degustazione che spaziano fra varie annate.

Annata 2021

Orvieto Classico Superiore 2021 Madonna del Latte
Impianto olfattivo elegante, con leggeri toni mielati che convivono con un belle sensazioni di fiori gialli. In bocca è fresco e di acidità piacevolmente piccante.
Orvieto Classico Superiore Ca’ Viti 2021 – Enrico Neri
Qui si avverte una solida componente fruttata (con la pera protagonista) esposta in forma vivida e persistente. In bocca è vellutato, ha toni freschi d’agrume, struttura e un dinamismo che viene riservato soprattutto nel finale ampio.
Orvieto Classico Superiore Lunato 2021 – Le Velette
Pungente ed elegante nelle sue note di menta ed erbe, è poi ampio, suadente, avvolgente, vellutato ed equilibrato in bocca. Il finale, che fa avvertire una “carezza” tannica, è assai lungo.
Orvieto Classico Superiore Tragugnano 2021- Mottura
Olfatto marcato da sensazioni di agrume e di pera; la beva è compatta, di impatto considerevole e conferma le sensazioni olfattive. Potenza ribadita nel finale.
Orvieto Classico Superiore Terre Vineate 2021- Palazzone
Ha il colore giallo più carico della serie, e al naso è caratterizzato dalla maturità della frutta gialla e dai toni di miele. Si distende fresco in bocca, è di grande bevibilità e sfoggia un finale lungo.

Annata 2018

Orvieto Classico Superiore 2018 – Madonna del Latte
Colore scarico, naso delicato e suadente al quale fa seguito una bocca che fin dall’attacco è saporita e di bell’impatto.
Orvieto Classico Superiore Ca’ Viti 2018 – Enrico Neri
Colore carico, e stoffa del bianco di razza, fra toni di tè e di mandarino. Beva nervosa, dinamica, trama leggera e impalpabile e bella energia in un finale piacevolmente mielato.
Orvieto Classico Superiore Lunato 2018 – Le Velette 
Olfatto stilizzato, dai toni delicati di fiori gialli. Buona spina acida, medio impatto, cremosità e linea acida, e bella risalita nel finale
Orvieto Classico Superiore Tragugnano 2018 – Mottura
Si avverte una decisa impronta minerale e toni fumé in un olfatto persistente. È saporito in bocca, di discreto impatto, e sfoggia un elegante corredo fruttato.
Orvieto Classico Superiore Terre Vineate 2018 – Palazzone
Bel naso di grande eleganza, improntato all’agrume dolce ma anche con evidente componente minerale. La bocca è pungente, viva, saporita, e il finale, quasi esplosivo. è assai lungo.

Altre annate
Orvieto Classico Superiore 2019 – Madonna del Latte
Ancora freschezza e mineralità; in bocca si avverte un bell’agrume fresco.
Orvieto Classico Superiore Ca’ Viti 2014 – Enrico Neri
Di nuovo vino all’insegna della vitalità e dell’acidità pungente, corredato di spunti di fiori gialli e agrumi.
Orvieto Classico Superiore Lunato 2014 – Le Velette
Delicato, fine, pieno di sensazioni eleganti di fiori bianchi e gialli, ribaditi in una beva di bella aromaticità in cui si avvertono note di scorza d’agrume.
Orvieto Classico Superiore Tragugnano 2010 – Sergio Mottura
Naso intensissimo, affumicato, persistente. Quasi travolgente in bocca, è coerente con l’olfatto, vivo e con tanta energia nel finale.
Orvieto Classico Superiore Terre Vineate 2010 – Palazzone
Bel naso improntato ai fiori gialli e al miele, e ancora una acidità sorprendente per l’età del vino, con un rilancio significativo nel finale saporito.

nelle immagini: Giovanni Dubini (Palazzone); Corrado Bottai (Le Velette); Giuseppe Mottura (Sergio Mottura); Leon Zwecker (Madonna del Latte)

 

 

 

 

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