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Wine Destinations Italia: il vino come veicolo per un turismo delle emozioni

Il vino come destinazione. Semplice, sembrerebbe. Per tutti quelli che amano questa congiunzione “liquida” fra sole e terra dovrebbe venire spontaneo andare verso di lui, dove esso nasce. Il legame con il luogo dove viene concepito dovrebbe essere obbligato. E spesso lo è, vista la passione che hanno tanti winelover di andare per cantine. Ma un evento che avesse come focus questa liason non c’era, fino a poco tempo fa, ma ora Wine Destinations Italia è arrivata alla seconda edizione, svoltasi a Livorno per iniziativa della locale sezione della Scuola Europea di Sommelier. Così, gli ambienti del terminal crociere si sono riempiti di vignaioli che da nord a sud erano pronti ad offrire ai visitatori, oltre all’assaggio dei propri vini, anche le migliori suggestioni sui loro territori e sulle loro possibilità ricettive. Anche perché la modalità dell’accoglienza vanno cambiando, e quello che interessa sempre di più il turismo di qualità è l’esperienza, trasmessa non tanto da operatori esterni, ma da chi la “produce sul campo” e ne concretizza l’essenza.

E poi, quest’anno, Wine Destinations Italia ha avuto un momento particolarmente emozionante, quello della premiazione delle cantine che sono state premiate dal World’s Best Vineyards, il concorso internazionale che dal 2019 premia le migliori destinazioni enoturistiche al mondo che ha coinvolto oltre 600 esperti, un referente (Academy Chair) per ciascuna area geografica con un panel di almeno 36 giudici anonimi per ogni paese; con sette preferenze a testa si è così arrivati ad una top 100. E in questa quarta edizione l’Italia ha ottenuto ben nove piazzamenti, sei fra cantine nella lista 51-100, e tre nelle prime cinquanta. E vedere, appunto, icone come gli Antinori, i Lunelli, il cavalier Pepe arrivati in persona a ritirare il premio non è stato cosa di tutti i giorni.

Ma, come detto, c’erano anche molte cantine da conoscere, con una attenzione particolare da quelle giunte da fuori regione: ecco quindi una piccola sezione di appunti di degustazione.

Mancinelli
Vale sempre la pena incontrare questi vignaiolo marchigiano assai noto, soprattutto per la essere il produttore bandiera di un vino peculiare come la Lacrima di Morro d’Alba, dall’omonimo territorio posto ad una decina di chilometri dal mare. Ma iniziamo (doverosamente) in bianco dal Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore 2021, fresco e pungente al naso, saporito subito all’ingresso in bocca dove è nervoso e scattante; onclude ammandorlato in un lungo finale. La Lacrima di Morro d’Alba 2021 ha un fruttato assai spontaneo e condito da venature verdi, mentre la Lacrima Morro d’Alba Superiore 2021 sfoggia un frutto profondo accompagnato da sensazioni boschive e di erbe aromatiche. Dopo un attacco in sordina, al palato è denso e scorrevole all’insegna della maturità dei toni. Intrigante la sezione passiti ottenuti grazie a scenografici appassimenti verticali: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito 2019 sfoggia un bel colore giallo oro e un grande equilibrio grazie anche alla giusta dolcezza delle note di caramello e albicocca secca. La Lacrima di Morro d’Alba Passito 2015 è un vino a due facce: pervaso da una intensa confettura di mora al naso, nervoso in una beva di grande energia e spina acida

Bosco Galli
Azienda nel cuore del territorio della barbera, situata ad Agliano Terme e con vigneti anche a Costigliole d’Asti e Montegrosso d’Asti. La Barbera d’Asti Bujet 2020  è un vino comunicativo e brioso al naso, ed esibisce al palato una trama che si allarga dando spazio ad una beva succosa e dissetante, con un bello scatto nel finale. La Barbera d’Asti Superiore San Zeno 2017 è invece caratterizzata da una spiccata dolcezza di frutto rosso, e poi è leggera sul palato con una buona tenuta in una bocca che, priva di grandi espansioni, termina con un buono slancio. Qualche rigidità si avverte nella Barbera d’Asti Superiore Caratel 2017, di medio impatto e sensazioni di prugna matura.

Vignaioli Battegazzore
Bruno Battegazzore, architetto, assieme alla sua compagna ha ridato vita alla cantina del nonno traendo come tanti ispirazione dal “guru” Walter Massa: ha a disposizione un ettaro di vigne piantate nel 2016, ed un altro mezzo a partire dal 2023. Qui coltiva le uve “identitarie” della zona, traendone Derthona (uve timorasso) e Barbera assai convincenti. Il Derthona Colli Tortonesi Timorasso 2021 è spiccatamente minerale e con tanto idrocarburo al naso, va in bella espansione in bocca ma anche un tantino in calo nel finale. Il Derthona “Maggiora” Colli Tortonesi Timorasso 2019, da una vigna poco produttiva, ha un naso di persistenza eccezionale ancora su note di idrocarburo; la beva, agrumata, è progressiva, saporita, compatta e anche potente. La Barbera Colli Tortonesi Monleale 2019 ha un naso dal fruttato gentile, acuto, e mostra spessore in una beva scorrevole ed elegante, morbida e liquiriziosa.

Tre Vitis
Realtà multiforme che offre grazie a 20 ettari di vigneto praticamente tutta la gamma dei vini prodotti nelle due sponde del Tanaro, ossia dalle Langhe e dal Roero dove si trova la sua sede. Partiamo dunque dal Roero Arneis 2021, caratterizzato in un olfatto penetrante da note persistenti di menta e salvia a cui si aggiunge la pera in una beva scorrevole chiusa da un bel finale. La Barbera d’Alba 2021 ha un carattere olfattivo prevalentemente floreale, elegante e persistente; più dolcezza di frutto in una beva di buona polposità. Il Nebbiolo d’Alba 2020 è affascinante in un naso ampio, e si conferma bene in una bocca di buona piacevolezza. Il Roero 2019 offre un naso intrigante, ampio, ferroso, ematico; in bocca ha bella dinamica, è succosissimo ed è brillante nel finale. Il Barbaresco 2019, anch’esso estroverso al naso sia sul versante floreale che in quello di un frutto levigato, ha bella potenza in bocca, peccato che manchi di un allungo nel finale, peraltro segnato dall’influsso del rovere, caratteristica che lo accomuna al Barolo 2019, dalla bella forza e progressione nella beva, anche qui schiacciato su toni dolci.

Le Strie
Rimanendo in ambito nebbiolesco, ma passando dalle colline piemontesi alle montagne lombarde, assai interessanti dalla Valtellina i vini de Le Strie. Il Sassifraga 2020, ottenuto con tempi di macerazione piuttosto brevi, ha naso ampio e floreale, ed è dinamico in bocca, succoso e di bella energia finale. Il Rosso di Valtellina 2021 (qui macerazioni più lunghe) sfoggia eleganza e purezza floreale, ed è vitale e di bella succosità. Il Valtellina Superiore 2009 (due anni in botte e poi lunga sosta in bottiglia) è anch’esso fine e profondo in un naso caratterizzato da una affascinante purezza di frutto; in bocca è compatto e cremoso, molto dinamico mantenendosi sempre elegante. Infine, lo Sforzato di Valtellina 2014 ha nerbo sorprendente per chi si aspetta più rotondità dalle uve appassite e poi forza, dolcezza di frutto in una beva sempre molto reattiva. Il finale è letteralmente esplosivo.

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